Il Papa: “I rifugiati sono nostri fratelli. Il cristiano non esclude nessuno, dà posto a tutti”

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Papa fotoZenit di Salvatore Cernuzio

Ha voluto accanto a sé sul palco un gruppo di rifugiati, Francesco, nell’Udienza generale di ieri, l’ultima prima della pausa estiva. A loro ha fatto riferimento durante la sua catechesi, affermando a braccio con amara schiettezza: “Oggi mi accompagnano qui questi ragazzi. Tanti pensano di loro che è meglio che fossero rimasti nella loro terra, ma lì soffrivano tanto. Sono i nostri rifugiati, ma tanti li considerano esclusi. Per favore, sono i nostri fratelli! Il cristiano non esclude nessuno, dà posto a tutti, lascia venire tutti”.

Il cristiano, afferma il Pontefice, segue l’esempio di Gesù Cristo che non ha minimamente pensato di rigettare, come il resto della società, quel lebbroso che lo implorava: “Signore, se vuoi, puoi purificarmi!”. Una “bellissima” preghiera, questa, osserva Francesco, confidando di recitarla lui stesso ogni sera – insieme a 5 Padre Nostro, “uno per ogni piaga di Gesù” – ed esortando i fedeli in piazza San Pietro a ripeterla per tre volte.

Il lebbroso, sottolinea Bergoglio, “non chiede solamente di essere guarito, ma di essere ‘purificato’, cioè risanato integralmente, nel corpo e nel cuore. Infatti, la lebbra era considerata una forma di maledizione di Dio, di impurità profonda. Il lebbroso doveva tenersi lontano da tutti; non poteva accedere al tempio e a nessun servizio divino. Lontano da Dio e lontano dagli uomini.

Nonostante ciò, quell’uomo “non si rassegna né alla malattia né alle disposizioni che fanno di lui un escluso”, ma pur di raggiungere Gesù infrange la legge ed entra in città e gli si getta dinanzi pregandolo: “Signore, se vuoi, puoi purificarmi”. Costui, osserva il Pontefice, “riconosce la potenza di Gesù: è sicuro che abbia il potere di sanarlo e che tutto dipenda dalla sua volontà”. Proprio questa fede “è la forza che gli ha permesso di rompere ogni convenzione e di cercare l’incontro con Gesù”. E la sua supplica ci insegna “che quando ci presentiamo a Gesù non è necessario fare lunghi discorsi. Bastano poche parole, purché accompagnate dalla piena fiducia nella sua onnipotenza e nella sua bontà”.

“Affidarci alla volontà di Dio significa infatti rimetterci alla sua infinita misericordia. Non c’è altro luogo in cui sentirsi più sicuri!”, spiega Papa Francesco. Ricorda quindi l’azione di Gesù verso quel lebbroso, anch’essa anti-convenzionale: “Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: ‘Lo voglio, sii purificato!’”. “Gesù stende la mano e persino lo tocca”, rimarca il Papa, “quante volte noi incontriamo un povero che ci viene incontro! Possiamo essere anche generosi, possiamo avere compassione, però di solito non lo tocchiamo. Gli offriamo la moneta, ma evitiamo di toccare la mano e la buttiamo lì. E dimentichiamo che quello è il corpo di Cristo!”.

Cristo ci insegna allora “a non avere timore di toccare il povero e l’escluso, perché Lui è in essi”. Inoltre “toccare il povero può purificarci dall’ipocrisia e renderci inquieti per la sua condizione”. Ma c’è di più: dopo aver guarito il lebbroso, Gesù gli comanda di non parlarne con nessuno ma gli dice: «Va’ a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro».

Questa disposizione mostra che “la grazia che agisce in noi non ricerca il sensazionalismo”, ma anzi “di solito essa si muove con discrezione e senza clamore”. Poi, mostra che “facendo verificare ufficialmente l’avvenuta guarigione ai sacerdoti e celebrando un sacrificio espiatorio, il lebbroso viene riammesso nella comunità dei credenti e nella vita sociale. Il suo reintegro completa la guarigione. Come aveva lui stesso supplicato, ora è completamente purificato!”, sottolinea il Santo Padre.

Infine, “presentandosi ai sacerdoti il lebbroso rende loro testimonianza riguardo a Gesù e alla sua autorità messianica. La forza della compassione con cui Gesù ha guarito il lebbroso ha portato la fede di quest’uomo ad aprirsi alla missione”. Allora “pensiamo a noi, alle nostre miserie… con sincerità”, conclude il Papa. “Quante volte le copriamo con la ipocrisia delle ‘buone maniere’. E proprio allora è necessario stare da soli, mettersi in ginocchio davanti a Dio e pregare, tutte le sere, prima di andare a letto: ‘Signore, se vuoi, puoi purificarmi!’”.

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