Medici Cattolici, la testimonianza del Dott. Di Biagio “oggi al primo segno di malformazione si pensa subito all’aborto”

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Foto Conferenza Caritas (4)DIOCESI – Pubblichiamo la testimonianza del Dott. Di Biagio del gruppo Medici Cattolici della nostra diocesi. (il primo da sinistra nella foto)

Di Biagio: “O Dio onnipotente!Tu mi hai scelto nella Tua misericordia per vigilare sulla vita e sulla morte delle Tue Creature”
Così,Mose’ Maimònide,un medico ebreo del 1150,si rivolgeva a Dio nella sua preghiera di inizio giornata.La missione del medico e’ stata ed e di guarire e,nel limite del possibile,di alleviare la sofferenza.

Quando la morte diventa un evento ineluttabile,in quanto evento naturale,il suo compito e’ l’accompagnamento a questo passo cosi’ importante.”Abramo spiro’ e mori’ dopo una felice vecchiaia,vecchio e sazio di giorni e si riuni’ai suoi antenati” Genesi 25,8.A questa concezione di morte come evento naturale di passaggio ,oggi se n’e’ sostituita un’altra:che si debba sfidare la morte tutti i giorni(ad. es. sballi,droghe,uso non appropriato di cio’ che la tecnologia ci offre),ma che si debba aver paura della morte stessa come evento naturale.La morte va scongiurata.Si fa di tutto,anche a discapito di altri(ad es.commercio di organi o uso di cellule embrionali) per ritardarne il suo arrivo.Altre volte,nella solitudine,si vuole decidere quando la morte deve arrivare (suicido assistito) o si e’ capaci di dare morte a chi soggettivamente riteniamo sia portatore di una Vita non degna di essere vissuta.In questa situazione il Medico e’ disorientato ,ha perso i parametri della buona assistenza del passato legati alla sua coscienza.Oggi vengono privilegiati parametri freddi e legalistici.Pochissimi sono i pazienti che esalano l’ultimo respiro abbracciando la mano del medico che li accompagna a quest’ultimo naturale passaggio.La calda mano del Medico non si confronta piu’ con la fredda e tremolante mano del Paziente terminale.La morte,nella maggior parte delle volte,arriva nella solitudine di una camera bella,pulita di un ospedale e non nella camera di una casa che trasuda dalle pareti affetti ed esperienze.Essendo ginecologo ho seguito donne portatrici di feti malformati in utero,che sarebbero morti alla nascita o subito dopo a causa della loro patologia.Neonati votati alla morte che le madri hanno voluto non eliminare ma accompagnare con amore,aiutate dal medico,alla fine,purtroppo,prossima della Vita una volta nati.

Oggi al primo riscontro ecografico di malformazione ,purtroppo anche la piu’ lieve,si pensa subito all’aborto che molte volte viene favorito dal medico stesso che lo consiglia.L’aborto viene vissuto,nella sofferenza,come momento di pieta’ verso il feto che non puo’ scegliere.Il contatto con queste mamme eroiche  e’ stato per me un momento di notevole crescita in umanita’,virtu’importante per il medico ,che non si impara sui libri, ma si sperimenta nella vita.Da quando detto sopra e’ difficile offrire una proposta di assistenza ai malati terminali.Invece,come Medici Cattolici,c’e’ l’impegno a riscoprire e  far riscoprire  la missione di accompagnamento alla morte che e’ stata trascurata, riducendo i pazienti da persone a numeri di un letto o di cartella.

Si vuole vivere e stimolare i colleghi a vivere questa esperienza.Bisogna ritornare ad attingere alla nostra fede, al Maestro e ai nostri vecchi Maestri che forse saranno superati per le nuove conoscenze acquisite dalla scienza medica,ma rimangono Maestri di umanita’,scienza che forse abbiamo perso.La riscoperta di questa umanita’ e’ alla base dell’assistenza ai malati terminali ed e’ su questa che ci vogliamo impegnare sensibilizzando l’ambiente dove il medico e’ chiamato a vivere la sua missione”

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