Nel Giubileo degli itineranti, la Chiesa vivente va incontro al popolo viaggiante

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papa popolo viaggianteZENIT

ROMA – “Siete fattori di bellezza, voi fate la bellezza e la bellezza fa bene all’anima, la bellezza ci avvicina a Dio”, con queste parole Papa Francesco ha accolto, in una delle tante occasioni, un gruppo di artisti dello spettacolo viaggiante. Un mondo variegato (circensi, lunaparchisti, madonnari, bande musicali, etc.) che il Pontefice accoglierà nell’Aula Paolo VI oggi, 16 giugno.

Sarà un momento di gioia, una vera festa di popolo, che vedrà migliaia di artisti sfilare per via della Conciliazione e raggiungere piazza San Pietro e poi l’Aula Paolo VI ed ascoltare le parole del Papa. Una iniziativa, quella del Giubileo dello spettacolo viaggiante, promossa dal Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, la Fondazione Migrantes e l’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma.

“Viaggiare portando, col proprio lavoro, divertimento, gioia e festa, passando di piazza in piazza, da un paese all’altro, da una città all’altra, con uno spettacolo di circo, un piccolo teatro, una o più giostre e baracche con tiro a segno o con giochi vari, richiede una grande capacità di adattamento, una buona dose di creatività, e un dimenticare le proprie pene, i propri problemi, per incontrare l’altro, per accoglierlo, che sia grande o piccolo, italiano o di un altro paese, di un’altra cultura o religione. Richiede aiuto reciproco e collaborazione, cosa spesso molto difficile”, dice la Piccola sorella suor Anna Amelia, che oggi vive ad Ostia e che da tanti anni è impegnata in questo settore. “E’ per la strada o sulla piazza – ci spiega – che si può incontrare in verità e con simpatia il viaggiante, circense o fierante, artista di strada oppure, in un quartiere di una grande città, l’esercente di un Luna park fisso. E la Chiesa vivente, aperta alle periferie e mossa da amore e misericordia, va incontro al popolo viaggiante, e gli apre le porte del cuore”.

Oggi, racconta la giovane Monia De Luca che vive da itinerante con il suo Luna park, “spesso le amministrazioni comunali ci danno luoghi non idonei per le nostre attività e lontani dai centri abitati”. “Il mio lavoro – aggiunge – è bellissimo, porta felicità e divertimento all’aria aperta. E’ qualcosa che si sta perdendo per i nostri figli, ma anche per gli adulti. Ho visto tanti adulti al Luna park divertirsi e tornare bambini”. La “guida” per la vita di Monia è il Vangelo: “Vivo con umiltà la mia giornata di madre, moglie e donna dello spettacolo. Amo i miei figli e li educo con l’esempio di vita e con i valori che mi hanno trasmesso i miei genitori”. Monia lamenta che spesso, per motivi di lavoro, non riesce a partecipare alla Messa domenicale ma ultimamente, seguendo la preparazione al sacramento dell’Eucarestia del figlio, ha assistito spesso alle celebrazioni: “Questa partecipazione mi ha fatto profondamente scoprire emozioni uniche e profonde. Non basta solo pregare Gesù ma anche andarlo a trovare nella sua casa che è la Chiesa”. Spiega ancora suor Anna Amelia: “Sono persone che non riescono a parlare e forse nemmeno a vedere un sacerdote o una suora, o un laico impegnato in parrocchia… si vive accanto qualche giorno o anche qualche mese senza conoscersi o solamente desiderare di incontrarsi”. “A volte – aggiunge – invece c’è accoglienza reciproca e si crea un legame di rispetto, di amicizia, che resta per sempre. E allora puoi sentire un circense che per tutta la vita mantiene vivo un legame con un sacerdote che lo ha accolto o è andato a trovarlo in carovana”. Oggi in varie parti del mondo sacerdoti, suore e laici mettono in atto una pastorale specifica per la gente dello spettacolo itinerante e popolare “ma ancora tante persone restano ai margini, dimenticate”. Ma puoi anche sentire gente del Luna park o del circo che parla delle Piccole sorelle di Gesù, che vivono in carovana con loro e come loro lavorano a loro fianco con un piccolo gioco, condividendo tempo, lavoro, amicizia, difficoltà e gioie. O parlare delle Francescane missionarie di Maria o un gruppo del Veneto particolarmente impegnate con i sinti giostrai. Ricorda suor Anna Amelia: “Quando si vive insieme è la vita giorno per giorno che ci avvicina e ci fa condividere tante cose e permette di fare da ponte con le chiese locali. Non sempre questo è possibile, ciò di cui la gente dello spettacolo viaggiante ha bisogno è semplicemente un atteggiamento di fondo di accoglienza, comprensione, rispetto…e la capacità di trasmettere un Dio misericordioso, che guarda il cuore e non le regole in modo stretto e chiuso”. L’incontro con Papa Francesco “vuole essere per tutti una festa e un nuovo inizio per camminare con Gesù e con la Chiesa”.

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