Dal Papa la vedova di Emanuele Petri e alcuni detenuti con un Crocifisso di pane

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udienza generale

Articolo Zenit / Foto Osservatore Romano

VATICANO – Numerosi i fedeli giunti oggi in piazza San Pietro per l’Udienza generale del mercoledì di Papa Francesco. Tra questi anche Alma Petri, moglie di Emanuele, l’agente di polizia ucciso il 2 marzo 2003 sul treno Roma-Firenze durante l’arresto dei leader delle Nuove Brigate Rosse, responsabili degli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi.

Lo rende noto L’Osservatore Romano, a cui la donna ha dichiarato: “Non provo sentimenti di odio verso chi ha ucciso mio marito e forse questo significa anche aver perdonato”. Con lei sono venute all’udienza oltre 50 rappresentanti dell’associazione fondata in memoria di Petri che hanno donato al Pontefice una raffigurazione di San Michele arcangelo, patrono delle forze di polizia, e un libro sulle vittime del terrorismo.  L’ultima pagina del volume – confida la vedova Petri – “è dedicata a mio marito e spero che non se ne aggiungano mai altre”. Il figlio Angelo, anch’egli poliziotto, non è potuto essere presente per ragioni di servizio.

Ad abbracciare il Papa, a margine dell’Udienza, c’erano pure sei ragazzi detenuti nel carcere minorile di Airola, in provincia di Benevento, insieme a due giovani che stanno scontando la pena a Catanzaro. Questi – riferisce sempre L’Osservatore Romano – hanno portato i prodotti confezionati con le loro mani, compreso un crocifisso fatto di pane. “Soprattutto gli hanno consegnato le loro speranze”, racconta il direttore del carcere Antonio Di Lauro, che per la terza volta ha accompagnato un gruppo di detenuti in piazza San Pietro. “Sono state esperienze per loro importantissime, decisive: i ragazzi si sono sentiti accolti dal Papa tanto da far leva su questo incontro nel loro percorso di crescita umana spirituale”, ha aggiunto.

Presenti anche alcuni agenti di polizia penitenziaria e i rappresentanti delle associazioni che seguono da vicino la formazione dei detenuti. A Francesco è giunto poi il saluto, scritto a mano in una lettera, dei detenuti del carcere di massima sicurezza di Campo Grande in Brasile, portatogli da padre Hernanni Pereira da Silva, anche cappellano del locale ospedale pediatrico che attualmente ospita circa 300 bambini ammalati di tumore.

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