Bullismo e cyberbullismo? Nelle scuole arrivano i “Bulliziotti”

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CyberbullismoDi Andrea Dammacco

La scuola è il momento della formazione, della condivisione e delle amicizie di una vita. Per la metà degli studenti italiani, però, non è così. Il fenomeno del bullismo è ormai dilagante. Gli ultimi dati Istat raccontano una situazione drammatica della scuola italiana dove poco più del 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ha subito episodi offensivi. Succede così che si possa arrivare a compiere gesti estremi, come quello della dodicenne di Pordenone che, umiliata dagli abusi subiti, ha deciso di gettarsi dal balcone di casa. O della quattordicenne di Venaria Reale, nel Torinese, che ha ingerito farmaci nel bagno della scuola dopo le pesanti prese in giro per alcune foto circolate sui social network. L’elenco di ragazzini e ragazzine vessati dai compagni è lungo e, spesso, finisce in tragedia. A Lecce però i ragazzi della 1° A dell’istituto Galilei-Costa, coordinati dal professore di informatica Daniele Manni, hanno deciso di porre fine a tutto questo dando vita a ‘MaBasta’ acronimo di Movimento Anti Bullismo Animato da STudenti Adolescenti, un progetto contro il bullismo che nasce e opera ‘dal basso’ attraverso una sensibilizzazione efficace e azioni dirette.“Sappiamo di aver toccato un nervo scoperto – dice Manni – e con questo progetto dal basso vogliamo far passare il messaggio che è necessario fare squadra tutti insieme contro questo tipo di violenze”.

Una rivoluzione dal basso. In meno di tre mesi gli studenti del Galilei-Costa hanno messo in piedi il movimento, hanno avviato il progetto delle ‘Classi debullizzate’ (la campagna che individua le classi prive di bulli) e hanno stretto collaborazioni con altre scuole in Italia. E ora annunciano la loro ultima trovata contro bullismo e cyberbullismo dal basso: i Bulliziotti e le Bulliziotte. “All’inizio dell’anno scolastico, – spiega Daniele Manni – come per l’elezione del rappresentante d’istituto, i ragazzi, individueranno i Bulliziotti di classe e di istituto. Quelli di classe avranno il compito di monitorare la situazione della propria aula. Quelli d’istituto verranno scelti tra i ragazzi più grandi, spesso più rispettati dagli altri allievi. Saranno una sorta di sportello per le vittime di bullismo. Una volta messi a conoscenza di eventuali angherie, potranno inizialmente avvicinare loro stessi i bulli per cercare di ragionare con loro e, se ciò non dovesse bastare si rivolgeranno ai dirigenti scolastici, ai docenti, fino alle forze dell’ordine”. Un’azione nata da una drammatica realtà mai davvero arrestata: “Forse noi adulti abbiamo sbagliato nell’educazione – continua Manni – perché si parla di bullismo da oltre vent’anni ma non si è mai fatto concretamente nulla per ostacolare questo fenomeno. E forse i ragazzi non ascoltano psicologi, pedagogisti e polizia nei vari convegni sul tema. Allora stiamo tentando di far partire tutto dal basso”. Tanto dal basso che questa iniziativa, auspica il docente, può diventare un lavoro per il futuro:“Credo possa crearsi una vera e propria startup sociale. Per il prossimo anno c’è l’idea di creare un vero e proprio centro di ascolto digitale. Può essere una grande opportunità per il futuro professionale di alcuni ragazzi perché, affrontando fin da giovanissimi questi problemi, da adulti potranno essere dei grandi esperti della materia”.

Mai più solo spettatori. Troppo spesso accade che i ragazzi restino inermi di fronte a scherzi fin troppo pensanti, se non proprio violenze, fatti da compagni di scuola ad altri compagni. Una passività vile e incomprensibile dove in pochi tengono in pugno centinaia di studenti di una scuola. Questa allora è l’occasione del riscatto, il momento giusto per fare qualcosa di concreto: “Sono fin troppi gli spettatori. – dice Manni – Ora i ragazzi stessi smetteranno di avere questo ruolo subdolo e inizieranno ad agire e ad ostacolare ogni episodio di bullismo sul nascere. Con i Bulliziotti i ragazzi hanno la responsabilità di far da tramite con il mondo degli adulti”. Il progetto ha avuto un grande successo, con un’eco fortissima a livello nazionale. Ai ragazzi di “MaBasta”, da un giorno all’altro, sono arrivate migliaia di email da parte di coetanei e genitori in cerca di aiuto su come affrontare le proprie storie di vittime del bullismo. “Ci siamo accorti che tanti ragazzi hanno bisogno di aiuto e questo ci spinge a fare sempre di più – osserva Manni –. Non solo il progetto sta diventando una rete con altre scuole che chiedono di gemellarsi con MaBasta, ma arrivano proposte di collaborazione da parte delle Usr e Usp (Uffici scolastici regionali e provinciali) per essere aiutate ad integrarsi con il mondo degli alunni attraverso strade nuove che arrivino ai ragazzi ispirando maggior fiducia”. I ragazzi del liceo Galileo-Costa hanno dimostrato che il bullismo può essere combattuto dal basso con azioni immediate e coinvolgenti. “MaBasta” insegna ancora una volta che dove non arrivano gli adulti sono i giovani a cambiare le cose.

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