Genocidio: monsignor Raphael Minassian, “l’Armenia è pronta alla riconciliazione”

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VescovoDi M. Chiara Biagioni

Per gli armeni una “gioia ed una consolazione”. Per i turchi “un errore storico”. Il parlamento tedesco ha approvato giovedì 1 giugno una risoluzione che riconosce come “genocidio” il massacro degli armeni ad opera dell’Impero Ottomano nel 1915. Come da manuale, la replica del presidente turco Recep Tayyip Erdogan non si è fatta attendere ed è stata durissima definendo l’atto come “nullo e mai avvenuto” e richiamando l’ambasciatore. Da parte sua la  cancelliera Angela Merkel prova a smorzare i toni: “C’è molto che lega la Germania alla Turchia – dice – e, anche se abbiamo differenze di opinione su un singolo tema, la portata dei nostri collegamenti, della nostra amicizia e dei nostri nostri legami strategici è troppo grande”.

Ma la questione genocidio armeno e Turchia è una ferita lunga 100 anni che purtroppo non si è ancora rimarginata. Con il termine genocidio armeno, talvolta olocausto degli armeni o massacro degli armeni, si indicano le deportazioni ed eliminazioni di armeni perpetrate dall’Impero ottomano tra il 1915 e il 1916, che causarono circa 1,5 milioni di morti. Viene commemorato il 24 aprile.

Lo scorso anno il 12 aprile 2015 papa Francesco riferendosi a quegli avvenimenti, parlò esplicitamente di genocidio, in occasione della messa di commemorazione del centenario in San Pietro.

Parole che furono accolte con immensa gratitudine da tutti i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane dell’Armenia presenti, tra i quali spiccava Karekin II, catholicos di tutti gli armeni, e dal presidente della Repubblica armena Serž Sargsyan. Quello armeno – disse il Papa – “generalmente viene definito come il primo genocidio del XX secolo”. Sono venti i Paesi – tra i quali Francia e Russia – che hanno già riconosciuto ufficialmente lo status di genocidio al massacro degli armeni.

Alla lista ora si aggiunge la Germania e il plauso del popolo armeno non si è fatto attendere. Sua Santità Karekin II, Patriarca e Catholicos di tutti gli Armeni che a fine giugno ospiterà nella sua residenza apostolica papa Francesco,  ha inviato una lettera di “apprezzamento” a Norbert Lammert, presidente del Bundestag Tedesco per esprimergli la sua “gratitudine”. “Questa risoluzione – scrive il Patriarca Karekin II – per il riconoscimento e la condanna del genocidio armeno non è solo un passo importante per dimostrare una volta per sempre la realtà storica del genocidio perpetrato contro il popolo armeno nel XX secolo, ma anche per  prevenire il ripetersi di tali crimini nella storia”.

“La decisione presa è una grande testimonianza e un invito al mondo a resistere e respingere la politica negazionista per quanto riguarda i crimini perpetrati contro l’umanità in diversi angoli del mondo”.

Anche il  Catholicos della Grande Casa di Cilicia, Aram I, ha espresso parole di apprezzamento ed in una lettera alla Cancelliera tedesca Angela Merkel, definisce la mozione approvata dalla Camera bassa del Parlamento tedesco  “un atto di portata storica”.

“Dimostra – sono le parole del Catholicos  Aram I – l’impegno della Germania per i diritti umani e mostra al mondo il modo responsabile di trattare con il proprio passato”.

Alla Merkel il  Catholicos ricorda che il Catholicossato di Cilicia è stata una delle principali vittime delle atrocità ottomane del 1915. Il Catholicos Sahak II (predecessore di Aram I)  e il clero sono stati costretti a lasciare la loro  Sede  con i loro fedeli, e che, da allora, il Catholicossato, si è reinsediato in Libano ed ha accompagnato spiritualmente i suoi fedeli nelle società dove oggi vivono in diaspora.

Esprime invece parole che invitano alla guarigione delle ferite del passato monsignor Raphael Minassian, ordinario per gli armeni cattolici dell’Europa orientale. “Per tutti gli armeni  è stata una gioia ed una consolazione”, dice il vescovo che parla di “un voto di valore dato alla unanimità”. Il vescovo invita a pensare al risvolto “psicologico” che questo voto ha sul popolo armeno e racconta la sua storia familiare. “Io non ho mai conosciuto i miei nonni. E’ stata una mancanza che ha influito direttamente e indirettamente sulla mia storia personale e come me ci sono migliaia, centinaia di migliaia di persone. E’ una ingiustizia che hanno vissuto anche le generazioni che sono nate dopo il genocidio.

“C’è una sofferenza profonda, una ferita che attraversa da sempre il nostro popolo”.

“Con la sua proclamazione – dice il vescovo – il Bundestag ha avuto il coraggio di votare sì, di riconoscere un genocidio che è stato negato per 100 anni”. Anche papa Francesco un anno fa, ha riconosciuto  il genocidio armeno. “Il papa – commenta oggi monsignor Minassian –  è un uomo di Dio, e il vicario di Cristo sulla terra. Il suo coraggio e la sua parola hanno dato voce ad una ingiustizia, senza paura, con purezza e con tutta la semplicità, riconoscendo un fatto che ha provocato dolore ad un popolo intero. Un crimine che non è stato un incidente ma è stato programmato, pianificato. E ciò è avvenuto da parte di governi e responsabili che dovevano garantire sicurezza”.

Riguardo alle forti reazioni da parte del governo turco, Minassian dice: “Non posso pensare al loro posto ma posso dire  a loro che quando commettiamo degli errori nella nostra vita, ci è poi chiesto il coraggio di riconoscere lo sbaglio e chiedere scusa. Perdonami Signore. Perdonami Dio. Perdonami fratello. E questa richiesta di perdono non è una umiliazione. E’ segno della grandezza dell’uomo. E’ un valore umano altissimo”. E conclude:  “L’Armenia è pronta a ricevere qualsiasi invito di riconciliazione”.

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