Monache Clarisse: “Dio “tocca” la nostra vita!”

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Adorazione 40 ore Vescovo Carlo (27)DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 5 giugno.

Così canta il salmo che la liturgia di questa domenica ci propone: «Ti esalterò Signore perché mi hai risollevato […] Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi, mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa».

E’ un inno alla vita la Parola che ci viene donata oggi, una vita che acquista pienezza e significato perché “visitata” ogni giorno, ogni istante dal Dio della Vita.

Dio visita la storia della vedova di Sarepta di Sidone: «In quei giorni il figlio […] si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare». Attraverso il profeta Elia, Dio interviene, entra nella casa di questa donna e restituisce vita: «Il bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere».

Dio visita la storia di Paolo. L’apostolo dice di se stesso: «…perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo […] accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei Padri». Ma l’accoglienza di un incontro, l’ascolto di una Parola, l’apertura e la disponibilità a rispondere ad un Dio che irrompe nella sua vita e che lo «chiamò con la sua grazia», lo scuotono e, dall’osservanza formale di una legge, di una tradizione, Paolo “converte” la sua esistenza ed essa diventa annuncio di Cristo, del suo Vangelo, testimonianza e passione per la Vita e non obbedienza ad una condotta.

Dio visita la storia della vedova di Nain, rimasta sola a causa della morte dell’unico figlio. Un corteo di morte, quello formato dalla donna e dalla gente che escono dalla città per accompagnare alla tomba il ragazzo, incontra un corteo di vita che sta entrando in città, quello formato da Gesù, dai suoi discepoli e dalla folla che li seguiva. Ed è un incontro attraverso il quale la vita “contamina” la morte, un incontro con l’uomo in cui il Signore non riesce a rimanere indifferente, un incontro tra la nostra debolezza, il nostro limite e la sua passione di Vita, per la vita di ciascuno di noi, quella passione che fa ardere di compassione Gesù: «Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: “Ragazzo, dico a te, alzati!” Il morto si mise seduto e cominciò a parlare».

Dio “tocca” la nostra vita! Elia, a casa della vedova di Sarepta, «si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore»; Gesù «toccò la bara» del figlio della vedova di Nain; per «…rivelazione di Gesù Cristo», Paolo ha scoperto il vangelo della vita!

Un Dio che tocca, un Dio che, accolto e ospitato nella mia e nella tua storia, “traccia solchi, lavora il tuo terreno, estirpa radici, porta semi, sollecita e risveglia le sorgenti della vita”, restituisce fecondità all’esistenza, alla mia, alla nostra e a quella di coloro che ci sono accanto.

«Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio dicendo: “Un grande profeta è sorto tra noi” e “Dio ha visitato il suo popolo”»: della vita “restituita” non beneficia una sola donna, una sola famiglia…tutti sono contagiati da questo Dio capace di mutare ogni «lamento in danza» di vita nuova!

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