Studiare in India è ancora un miraggio per le ragazze

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IndiaDi Rino Farda

Istruzione femminile in India, contraddizioni e speranze.  Nel Bengala occidentale, lo stato indiano nord-orientale che confina con il Bangladesh, da tempo è in atto un esperimento molto coraggioso ma gli esiti sono, per usare un eufemismo, un po’ contraddittori.

Lo Stato fornisce direttamente alle famiglie alcuni importanti incentivi economici e finanziari per agevolare l’istruzione dei figli.

I tassi di iscrizione sono molto alti e, in alcuni distretti, toccano punte addirittura del 96 percento, dice Biswajit Ghosh, professore di sociologia presso l’Università di Burdwan, che per conto dell’Unicef ha condotto uno studio approfondito sul campo. Le ragazze, inoltre, raggiungono livelli di rendimento migliori di quelli dei ragazzi, si legge in un rapporto pubblicato all’inizio dell’anno dall’economista indiano Amartya Sen del Pratichi Institute. Sembra la realizzazione del sogno del premio Nobel Malala che da anni si dedica alla promozione e allo sviluppo dell’educazione femminile nel mondo musulmano.

Secondo i dati più aggiornati, una istruzione migliore rende più conveniente anche la dote che viene pagata per sposare le ragazze musulmane. Si tratta di un attributo che viene valutato positivamente come la pelle chiara e la capacità di cucinare un buon agnello al curry.

Purtroppo non è tutto oro quello che luccica.

Sono ancora tanti i cambiamenti che sono necessari in quelle zone del mondo per rendere veramente paritario il diritto allo studio per i ragazzi e per le ragazze. A cominciare dalla piaga dei matrimoni combinati, un fenomeno che non accenna a diminuire e che riguarda un numero preoccupante di “spose bambine”. Un rapporto del 2014 dell’Unicef dice che che l’India è al secondo posto nella triste classifica mondiale dei matrimoni “infantili”. Nel Bengala occidentale, uno stato con una popolazione musulmana che arriva al 90 per cento, il governo relativamente progressista guidato da una donna, Mamata Banerjee (la prima donna premier della loro storia), sta facendo il possibile per tenere le ragazze il più a lungo possibile nel sistema scolastico.

Con il programma Kanyashree, i contributi economici per sostenere le spese di istruzione delle famiglie più povere vengono accreditati direttamente nei conti bancari fatti aprire alle ragazze stesse. Non solo. Il governo si preoccupa anche che le scuole siano facilmente raggiungibili, con solo mezz’ora di bicicletta, nel peggiore dei casi.
Questi sforzi però non sono sufficienti. Il problema infatti è soprattutto culturale. Reshma Khatul, una ragazza di 15 anni, con uno sguardo luminoso, all’inizio del suo percorso scolastico era eccitata ma anche nervosa. Il lungo tragitto fino all’edificio scolastico le sembrava pieno di pericoli. L’interesse iniziale però si è spento presto. Con l’arrivo dell’adolescenza le priorità di Reshma sono cambiate. Ha cominciato a marinare la scuola, sembra annoiata dai libri e dai programmi scolastici. Vorrebbe sposarsi e ha cominciato a pensare con un desiderio diverso a quei soldi che lo Stato le ha versato sul conto: potrebbe usarli per finanziare la dote e, magari, per comprare una moto al futuro sposo. Il problema infatti è nel sistema sociale. “Non c’è occasione di utilizzare questa educazione.  Non ho mai visto nessuna di noi poter usare l’istruzione ricevuta”, dice Reshma. Così le statistiche acquistano un altro significato.
Rabeya Khatul, 20 anni, ha interrotto gli studi in Scienze Politiche e, sei mesi fa si è sposata. Non è l’unica. Il 70 percento delle sue amiche si è sposata a 17 o a 18 anni. La maggior parte di loro ha dirottato i contributi del programma Kanyashree per comprare gli ornamenti della festa di matrimonio o per arricchire la dote. Si tratta di cifre ingenti e possono variare da un minimo di 450 dollari fino ad un massimo di 1.500 dollari. Si tratta di una montagna di quattrini in un paese dove l’80 percento dei musulmani vive con redditi familiari che non superano i 75 dollari al mese.

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