Monsignor Galantino: interpretazione delle parole del Papa “stravolgimento della realtà”

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Galantino“Vi sono persone che non sono capaci di andare oltre schemi interpretativi fissi, vecchi e desueti e alle quali manca l’elasticità mentale che permetta di vedere e accettare il nuovo che avanza, anche se in mezzo a tante difficoltà e a beneficio esclusivo di chi ha il buon senso di guardare e ascoltare la realtà”. Lo scrive monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, in un editoriale pubblicato ieri sul quotidiano “Il Sole 24 ore” a proposito dell’interpretazione data dai media italiani alle parole che Papa Francesco ha rivolto la settimana scorsa ai vescovi durante l’Assemblea generale della Cei. “Mi riesce raramente – esordisce mons. Galantino -, o quasi mai, di tenere a bada le sensazioni che provo di fronte allo stravolgimento della realtà! Peggio, quando leggo giudizi e valutazioni lontane mille miglia dalla realtà come quella che ho vissuto nei giorni scorsi partecipando all’assemblea generale dei vescovi italiani”. “Il clima secolarizzato e le difficoltà che investono anche la vita della Chiesa non sono sufficienti per ignorare che tra il sabato e la domenica, in Italia, tra i sette e gli otto milioni di persone continuano ad andare in Chiesa, ascoltano un’omelia, partecipano alla messa e incontrano un prete”, fa notare il segretario generale della Cei. Il Papa, prosegue, “ha avuto parole di grata attenzione per i sacerdoti che vivono il loro servizio nelle grandi città e nei borghi più periferici del nostro Paese. Veri e propri presidi nelle periferie”. Invece, osserva, “il giorno successivo all’intervento di Francesco, leggo i titoli dei giornali e scopro che il Papa ‘venuto quasi dalla fine del mondo’ ha ‘picchiato duro’, ‘bastonato’, ‘strigliato’, ‘sferzato’, ‘espropriato’ vescovi e preti dei loro possedimenti”. “Mi sono subito chiesto – afferma – quali parole avessero ascoltato gli estensori di quei ‘pezzi’, a quale evento facessero riferimento e quali volti avessero fissato”. Al contrario, nell’incontro avuto il giorno successivo con Papa Francesco, confida, “è stato lui stesso a condividere con me – ma so che lo ha fatto anche con qualche altro – la sua grande soddisfazione per come si era svolto il suo incontro con i vescovi. Come me si è quasi rammaricato per aver utilizzato un… ‘linguaggio casalingo’”.

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