Monache Clarisse: Dio si rivela, si dona, sfama e santifica

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GesùDIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 29 Maggio.

Pane e vino: frutti della terra, del lavoro dell’uomo, cibo e bevanda, gli elementi vitali per eccellenza che accompagnano l’uomo durante tutta la sua vita.

La benedizione: un gesto che pone in relazione la terra con il cielo, la nostra povertà con Colui che ci ha creati “poveri e bisognosi”, e dal quale riceviamo ogni cosa. Un gesto che ci pone in quello spazio in cui l’offerta della nostra povertà, del nostro poco pane, si apre all’infinita possibilità di Dio,

«Non abbiamo che cinque pani e due pesci»: sono le parole di sconforto dei discepoli di fronte a circa cinquemila uomini che chiedono da mangiare!

Pochi pani e pochi pesci: un nulla, ma proprio in quel nulla Gesù, come leggiamo nella pagina di Vangelo di questa domenica, scorge lo spazio necessario del dono, la condizione in cui Dio può mostrare la sua misericordia e la sua benedizione.

«Tutti mangiarono a sazietà»!

Pane e vino che ritroviamo nella prima lettera di San Paolo ai Corinzi: pane e vino attraverso i quali Cristo si dona all’uomo, attraverso i quali Dio, viene, ogni giorno, a rinnovare continuamente la sua alleanza con l’uomo.

«…prese del pane, e dopo aver reso grazie disse: Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me […] Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».

Ma non possiamo trattenere questo pane di vita!

«Voi stessi date loro da mangiare»: senza le mani dei discepoli che donano ciò che hanno ricevuto dalle mani di Gesù, non sarà possibile sfamare la folla.

E ancora: «…fate questo in memoria di me»: questa è l’Eucarestia! Vita ricevuta da donare quotidianamente, vita moltiplicata perché non trattenuta, perché condivisa, vita che diventa capacità di saziare il bisogno dell’altro!

E non c’è limite…Melchisedek, sacerdote pagano che incontriamo nella prima lettura di oggi, offre pane e vino a Dio, benedice e condivide il pane e il vino non solo con il suo popolo ma anche con Abramo e la sua gente. Egli non offre il sacrificio nel tempio di Gerusalemme, ma costituisce il segno evidente che il mondo intero è il tempio da cui si innalza l’incenso della preghiera e della benedizione, della lode e del ringraziamento. Il segno eloquente di un Dio che non è appannaggio esclusivo di nessuno, un Dio che si rivela, si dona, sfama e santifica proprio attraverso le mani di tutto l’uomo, di ogni uomo!

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