Diocesi, la testimonianza di una famiglia che accoglie

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famigliaDIOCESI – Pubblichiamo la testimonianza di una famiglia della diocesi condivisa durante la Veglia di Pentecoste.

“Rendo grazie a Colui che mi ha dato la forza Cristo Gesù Signore nostro perché mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al suo servizio: io che prima era un calunniatore, un persecutore, un prepotente.

Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo senza saperlo, lontano dalla fede e dalla carità che sono in Cristo Gesù. Questa parola è sicura e degna di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto Misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me tutto l’amore alla mia miseria”

Questa struggente e commossa testimonianza di San Paolo è l’esperienza che io e mio marito Mario vediamo nella nostra vita di ogni giorno: non saremmo qui, non ci saremmo proprio se Cristo non avesse avuto pietà di noi attirandoci alla Sua presenza e al Suo amore fedele e irrevocabile.

Lui ci è venuto incontro attraverso il carisma di Fides Vita per rendere visibile alla nostra vita l’amore che Dio ha per noi, un amore che guarisce le nostre ferite, perdona la miseria del nostro umano, ci rialza dalle continue cadute per la nostra fragilità, cura quelle piaghe di cui ci spaventiamo e da cui fuggiamo.

Dio ci è venuto incontro sulla strada attraverso delle umanità attraenti che ci hanno fatto vedere che la vita con Gesù è bella…da questa esperienza quotidiana abbiamo riconosciuto la vocazione al matrimonio e l’apertura alla vita avendoci concesso il Signore il dono di cinque figli.

Da circa un anno la nostra famiglia si è aperta all’accoglienza di uomini che per il mondo non hanno più dignità, vivono in grave stato di povertà e di abbandono, uomini che hanno anche tanto sbagliato nel corso della loro vita e a cui spesso non viene più raccordata fiducia…non è solo un fatto di dar loro da mangiare o procurare un posto più stabile in cui tornare a dormire, ma proprio camminare con loro, coinvolgerci con tutta la loro umanità e originalità perché così il Signore si coinvolge con noi, cammina con noi e ci restituisce da sempre ogni giorno una fisionomia nuova che nessun intervento umano avrebbe realizzato.

Ci siamo lasciati colpire dalla domanda di questi uomini spesso incontrati per strada, dal loro bisogno che vediamo profondamente essere il nostro: “aiutami!”..”prendimi con te!”…non sono forse queste le domande che più rivolgiamo al Signore ogni giorno lì dove le circostanze si fanno tempesta, ci affannano, ci atterrano?…lì..in quegli istanti brevi in cui sono assalita dalla fatica di riordinare casa, di percorrere quel tratto di strada tra il supermercato e l’auto con le braccia piene di buste della spesa, la malattia improvvisa di un figlio che mi costringe ad alzarti di continuo dal letto..lì posso solo domandare.. “o Dio vieni a salvarmi! Aiutami!”..e il Signore è già lì che mi attende, attende che il mio cuore si spalanchi di nuovo e subito a Lui.

E allora far spazio al bisogno di questi uomini che accogliamo è nella domanda continua di fare spazio al Signore, è chiedere di lasciarci afferrare da Lui per amare come Lui mi ama, perdonare come Lui mi perdona.

Non è la nostra bravura, non sono i nostri meriti, l’accoglienza di ogni uomo è per la necessità di rinnovare in noi l’esperienza quotidiana e la viva memoria di quanto il Signore ci vuole bene e si prende cura di noi. La sofferenza dell’altro è un richiamo alla mia conversione perché il bisogno di chi accogliamo ci ricorda a tutti (dal più grande al più piccolo della famiglia) la fragilità della nostra vita e quindi chi siamo e Chi ci salva.

Nelle richieste che continuiamo a ricevere da altri uomini e donne di essere accolti da noi, chiediamo al Signore che la porta di casa di una famiglia qualunque come la nostra, continui ad essere segno della porta della Misericordia attraverso cui chi entra possa incontrare Gesù.

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