“Nessun ‘corvo’ o giornalista avrebbe mai spinto Benedetto alla rinuncia”

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Papa Benedetto XVIZenit di Salvatore Cernuzio

“Prega, ama studiare e leggere, si dedica alla corrispondenza, cammina con il rosario in mano nei Giardini Vaticani, riceve visite”. È la vita condotta da Benedetto XVI nel monastero vaticano Mater Ecclesiae, dove il Papa emerito ha scelto di risiedere dopo la storica rinuncia, come tratteggiata dall’uomo a lui più vicino: il suo segretario particolare monsignor Georg Gaenswein, nonché prefetto della Casa Pontificia.

L’arcivescovo è stato ‘intercettato’ dai giornalisti ieri pomeriggio, a margine della presentazione alla Pontificia Università Gregoriana del libro dedicato al pontificato di Ratzinger Oltre la crisi della Chiesa di Roberto Regoli (ed. Lindau). Un volume che, in modo “affascinante e commovente”, a tratti “brillante” e sempre “ben documentato”, prova a ricostruire anno dopo anno, passo dopo passo, gli otto anni di Benedetto sul Soglio di Pietro.

Ovvero da quel 19 febbraio 2005 e l’elezione attesa da molti tranne che da egli stesso, passando per quell’11 febbraio 2013 che mutò per sempre il ministero papale, fino all’attualità di questi tre anni vissuti nel cuore del Vaticano, a pochi passi dal suo successore, ma sempre “nascosto al mondo”.

È possibile, però, che il Pontefice emerito – che già aveva presenziato in diverse occasioni ufficiali, come la canonizzazione dei due Papi e l’apertura del Giubileo – possa mostrarsi molto presto al pubblico. Sempre Gaenswein alla stampa ha riferito che “si potrà vederlo tra non molto” visto che il 29 giugno prossimo compie 65 anni di sacerdozio. È in cantiere, infatti, un evento che celebri la ricorrenza: “Vedremo che cosa si riuscirà a organizzare. È un’occasione oggettiva che fa sperare di poterlo vedere e di dimostrare che la mia frase sulla ‘candela’ era stupida”, ha detto l’arcivescovo giustificando quelle dichiarazioni a un settimanale italiano in cui affermava che “Benedetto è come una candela che si sta spegnendo piano piano”.

Una frase ambigua, subito interpretata come un peggioramento delle condizioni di salute del Papa. “Non sapevo che in italiano potesse avere un significato negativo” ha spiegato il segretario particolare, “dire che è come una candela significa che la forza della sua luce è la stessa”. Il Papa emerito quindi “sta bene”, anche se sono da considerarsi i suoi 89 anni, “è sereno, è in pace con il Signore, con se stesso e con il mondo”. Inoltre, ha riferito padre Georg, cresce il flusso di persone che vogliono incontrarlo e che lui riceve, anche se negli ultimi tempi “abbiamo dovuto rallentare le visite perché ogni giorno arrivano tantissime lettere da leggere e troppi libri, anche manoscritti”.

Nel suo intervento durante la presentazione del libro Gänswein ha ripercorso, insieme alle pagine del volume e seguendo il filo dei ricordi personali, i momenti salienti del pontificato di Ratzinger. A partire dal Conclave del 2005 che lo vide uscire Papa dalla Cappella Sistina, con il nome di Benedetto XVI e non “Giovanni Paolo III, come forse molti si sarebbero augurati”. “Si riallacciò invece a Benedetto XV – l’inascoltato e sfortunato grande papa della pace degli anni terribili della Prima Guerra mondiale – e a San Benedetto di Norcia, patriarca del monachesimo e patrono d’Europa”.

“Potrei comparire come superteste – ha aggiunto Gänswein – per testimoniare come, negli anni precedenti, mai il cardinale Ratzinger aveva premuto per assurgere al più alto ufficio della Chiesa cattolica. Già sognava di scrivere in pace e tranquillità alcuni ultimi libri. Visse l’elezione come un ‘vero choc’ e provò ‘turbamento’”.

Un altro choc, totalmente negativo, fu per il Papa tedesco la morte improvvisa di Manuela Camagni, una delle Memores Domini rimasta uccisa in un tragico incidente nel 2010. Un anno che Regoli nel libro definisce “nero” per Ratzinger con il caso del vescovo tradizionalista Williamson e la serie di attacchi nei suoi confronti “sempre più malevoli”, oltre alla morte, appunto, di uno dei membri della piccola “Famiglia pontificia”.

“In confronto con tale disgrazia i sensazionalismi mediatici di quegli anni, pur avendo un certo effetto, non colpirono il cuore del Papa quanto la morte di Manuela, strappata così improvvisamente di mezzo a noi”, ha affermato Gänswein. “Benedetto non è stato un ‘Papa attore’, e ancor meno un insensibile ‘papa automa’; anche sul trono di Pietro è stato ed è rimasto un uomo. E così è rimasto sino a oggi”.

Per questo, restò molto scosso anche quando scoprì il tradimento del suo maggiordomo Paolo Gabriele che fece scoppiare lo scandalo Vatileaks. “Ne soffrì molto” ha confermato Gänswein, tuttavia “è bene che io dica una buona volta con tutta chiarezza che Benedetto alla fine non si è dimesso a causa del povero e mal guidato aiutante di camera, oppure a causa delle ‘ghiottonerie’ provenienti dal suo appartamento che nel cosiddetto ‘affare Vatileaks’ circolarono a Roma come moneta falsa ma furono commerciate nel resto del mondo come autentici lingotti d’oro”.

“Nessun traditore o ‘corvo’ o qualsivoglia giornalista avrebbe potuto spingerlo a quella decisione”, ha rimarcato il prefetto della Casa Pontificia. “Quello scandalo era troppo piccolo per una cosa del genere e tanto più grande il ben ponderato passo di millenaria portata storica che Benedetto XVI ha compiuto”. Per lui “era conveniente” dimettersi, perché “era consapevole che gli veniva meno la forza necessaria per il gravosissimo ufficio”.

Perciò, ha puntualizzato padre Georg, dall’elezione di Francesco il 13 marzo 2013 “non vi sono due papi, ma de facto un ministero allargato – con un membro attivo e un membro contemplativo”. “Come ai tempi di Pietro, anche oggi la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica continua ad avere un unico Papa legittimo. E tuttavia, da tre anni a questa parte, viviamo con due Successori di Pietro viventi tra noi, che non sono in rapporto concorrenziale fra loro, e tuttavia entrambi con una presenza straordinaria!”.

“Per questo Benedetto XVI non ha rinunciato né al suo nome, né alla talare bianca. Per questo l’appellativo corretto con il quale rivolgerglisi ancora oggi è ‘Santità’”, ha aggiunto Gänswein. Ed è per questo che “egli non si è ritirato in un monastero isolato, ma all’interno del Vaticano”. È come se avesse fatto solo “un passo di lato” per fare spazio al suo successore e per aprire un nuovo capitolo nella storia del papato che “con quel passo, ha arricchito con la ‘centrale’ della sua preghiera e della sua compassione posta nei Giardini vaticani”.

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