Risonanza Veglia di Pentecoste, la testimonianza della Caritas Diocesana

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Veglia (24)DIOCESI – Pubblichiamo le testimonianze condivise durante la Veglia di Pentecoste Diocesana tenutasi sabato 14 Maggio presso la Cattedrale Madonna della Marina in San Benedetto del Tronto.

La prima testimonianza è di Francesca Pallottini della Caritas Diocesana “Oso fare mie alcune parole di Papa Francesco, che dicono il mio cuore in questo momento, in questa testimonianza, e – come tensione – in quello che vivo dentro ogni giorno, dentro il quotidiano che è il quotidiano di tutti. “ Non ho molto da darvi o offrirvi, ma quello che ho e quello che amo, sì, voglio darvelo, voglio condividerlo: è Gesù, Gesù Cristo, la misericordia del Padre… Un amore che ha preso sul serio la realtà dei suoi. Un amore che guarisce, perdona, rialza, cura. Un amore che si avvicina e restituisce dignità”.

L’Amore del Signore, la Sua presenza viva e reale, si mostra e mi viene incontro attraverso i fatti, le circostanze, i volti di cui una giornata è piena. Imparare a riconoscere che il Signore ha proprio quella faccia lì, ha quell’aspetto lì, è tutta la mia ricchezza, tutta la mia certezza, la mia speranza, la forza di affronto dentro il quotidiano, che di suo è solamente faticoso, irritante, pesante, noioso…Questa esperienza è tutto ciò che segna la mia presenza all’Armadio dei piccoli e al vestiario Caritas, luoghi in cui distribuiamo gratuitamente abbigliamento per bambini e ragazzi e per adulti . Il servizio di Carità che vivo, insieme ad altre Amiche e sorelle di Fides Vita e a tanti amici che collaborano con noi, ha il suo valore, ha senso, forza e capacità di affronto solamente nella certezza che è Cristo che viene incontro a me, è Lui che accade a me dentro quella realtà, e così mi salva, salva la mia vita lì dove sto vivendo.
Il numero delle persone che usufruiscono di questo servizio è veramente molto alto ed è una possibilità notevole di prendere consapevolezza della realtà di povertà che ci circonda. Abbiamo a che fare con persone diversissime, per cultura, mentalità e lingua! Noi cerchiamo di accogliere con la massima cura ciascuno di quanti si affacciano al nostro sportello, sia che vengano a chiedere vestiti o che vengano a portarne. Per gli uni e per gli altri ciò che desideriamo è che incontrino uomini e donne segnati dalla fede, uno sguardo umano, un abbraccio umano che siano segno di Cristo. Perché questa è la Chiesa: è il Signore che si fa tutt’uno con me al punto che incontrando me un altro incontri Lui, che guardato da me un altro sia e si senta guardato dal Lui, che abbracciato da me un altro sia e si senta abbracciato da Lui, dal Suo Amore, che è l’unico amore che rigenera sempre, che ricrea, che risuscita, che riammette alla vita di istante in istante.
Per questo motivo, ad esempio, la porta di ingresso non resta mai chiusa, anche quando siamo “assaliti” fuori dall’orario di apertura da chi ci chiede vestiti per evitare la fila nei giorni di consegna; perché non accada mai che qualcuno, cercando, bussando, non trovi risposta.
Ci accorgiamo che è molto facile scadere in un arido dare e prendere abiti e oggetti, che pur rispondendo al bisogno del momento, non sono quello che fa felice il cuore, né il nostro né quello di chi incontriamo; ma è altrettanto facile domandare, chiedere al Signore che sia Lui a riprenderci, a riaccenderci nella Carità, cioè nel Suo Amore. E quando questo accade, quello che si mostra ai nostri occhi è uno spettacolo di Bellezza, di simpatia, di Amicizia”

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