“Il sacerdote risponde” Darsi la mano durante il Padre Nostro: giusto o sbagliato?

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Di lauretanum

DIOCESI – Ormai purtroppo “normale” che durante la preghiera del Padre nostro nella Celebrazione eucaristica nelle nostre chiese, molti si prendano spontaneamente per mano o allarghino le braccia al cielo, è giusto o sbagliato?

Il sacerdote risponde: Vorrei sottolineare innanzitutto come la preghiera liturgica si differenzi profondamente dalla preghiera personale, pur essendo ovviamente ad essa legata, nel suo essere la preghiera di un intero popolo, la preghiera ufficiale della Chiesa. L’Institutio Generalis del Messale Romano, ossia il testo che accompagna, spiegando i motivi e i principi, le parole e i gesti del libro liturgico con il quale ogni Santa Messa è celebrata, così si esprime, ai numeri 20 e 21: “ Gli atteggiamenti comuni che tutti i partecipanti al rito devono assumere, sono un segno della comunità e dell’unità dell’assemblea: essi esprimono e favoriscono i sentimenti dell’animo dei partecipanti. Per ottenere l’uniformità nei gesti e negli atteggiamenti, i fedeli seguano le indicazioni che vengono date dal diacono o dal sacerdote o da un ministro, durante la celebrazione”. Tale unità nei gesti aiuta ogni fedele a vivere la comunione dell’azione liturgica, a non vivere la Santa Messa come un’azione unicamente personale, ma come la preghiera la più alta, in quanto preghiera della Chiesa. Tuttavia una nota del 1983 della C. E. I. (Conferenza Episcopale Italiana), Precisazioni sulla celebrazione eucaristica, proprio questo gesto suggerisce, al numero 1: “Durante il canto o la recita del Padre nostro, si possono tenere le braccia allargate; questo gesto, purché opportunamente spiegato, si svolga con dignità in clima fraterno di preghiera”.
I Vescovi erano già allora a conoscenza dell’usanza in molte comunità di prendersi per mano.
Tuttavia non ne parlano e non lo consigliano, poiché il gesto della fraternità viene vissuto poco dopo dall’assemblea nello scambio di pace.

Il prendersi per mano precedentemente non solo vorrebbe dire duplicarlo inutilmente, ma soprattutto distoglierebbe l’attenzione da quel rivolgersi a Dio, che è il fondamento della comunione. Lasciamo pure allora che le mani durante il Padre nostro si levino in alto, purché sia un gesto fatto da tutti, che chiedano “che sia santificato il suo nome, che venga il suo regno, che sia fatta la sua volontà, che Egli ci dia il pane, il perdono, la forza dinanzi al male e ci liberi da esso”, per poterci poi scambiare il segno fraterno della pace, radicando la Carità nella Fede, Dono e impegno fiducioso.

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