Bagnasco: “Un referendum contro le Unioni civili? Iniziativa laica in mano ai laici”

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bagnascoZenit, di Salvatore Cernuzio

Gestione finanziaria? “Diocesi e parrocchie siano più trasparenti possibili pubblicando rendiconti anche su internet”. Sacerdoti? “Li sosterremo come padri, fratelli, pastori”. 8×1000? “Aumentate le firme, ma calato il gettito Irpef”. Unioni civili? “Nessun giudizio di merito, diamo voce alla gente”. E un eventuale referendum per abrogarle? “Sono iniziative in mano ai laici, saranno portate avanti dai laici”.

Risponde di getto e con sicurezza il cardinale Angelo Bagnasco alle domande dei giornalisti che lo hanno incontrato in Vaticano, al termine della 69° Assemblea generale della CEI aperta lunedì scorso. Giornata ricche di incontri e di proposte, svolte in un “clima fraterno, propositivo, costruttivo” ha detto il cardinale.

I vescovi si sono trovati d’accordo su diversi punti, come quello di una maggiore vicinanza e accompagnamento a famiglie e sacerdoti, secondo le indicazioni offerte dal Papa,  e anche quello di garantire un maggiore ascolto alle persone, “lasciandosi ferire dalla realtà quotidiana”. Realtà segnata da diverse problematiche, ha osservato Bagnasco. Che ne ha elencate alcune: disoccupazione, natalità “estremamente bassa”, ludopatia che cresce in modo “preoccupante”. “Sono problemi molto seri” ha detto il presidente della CEI, “come sempre, noi vescovi e pastori cerchiamo di dare voce alla nostra gente”.

Tra queste tematiche avvertite dal popolo come “questioni molto gravi”, Bagnasco inserisce anche il discorso sulle unioni civili, senza però sbilanciarsi come nella sua prolusione di martedì scorso. “Vorrei precisare che non ho dato giudizi di valore o di merito, ho raccolto semplicemente le voci sulla strada, nelle case, in mezzo alla gente semplice con cui noi sacerdoti vescovi e preti siamo a contatto ogni giorno”, ha detto.

Sulla eventualità di un referendum abrogativo della legge appena approvata al Parlamento, il cardinale rimanda pertanto la responsabilità ai laici: è un’iniziativa in mano a loro, ha affermato, e “doverosamente dev’essere portata avanti dai laici”. Mentre sulla possibilità per i sindaci di non applicare la normativa facendo ricorso all’obiezione di coscienza, ha spiegato: “Non ne abbiamo parlato sapendo anche che una parola l’ha detta il Papa in un altro contesto”.

Ovvero nell’intervista al quotidiano francese La Croix, in cui il Pontefice sottolineava che “il diritto all’obiezione di coscienza deve essere riconosciuto all’interno di ogni struttura giuridica, perché è un diritto umano. Anche per un funzionario pubblico, che è una persona umana. Lo Stato deve anche prendere in considerazione le critiche”. 

Tra i temi approfonditi dai vescovi, il cardinale presidente ha indicato poi quello della amministrazione finanziaria sempre nella direzione di una maggiore trasparenza. In particolare, appellandosi ad una delibera sui flussi finanziari del 1998, ha spiegato che è stata approvata dalla CEI una determinazione che renda sempre più trasparenti i rendiconti delle parrocchie e questo anche attraverso la loro pubblicizzazione non solo sui bollettini parrocchiali ma anche sulla rete per raggiungere “una platea più ampia”. “Non è un cambiamento ma una integrazione”, ha puntualizzato il cardinale.

Sempre in tema di amministrazione ha poi riferito che un principio emerso e ribadito da tutti i presuli è che “un buon padre di famiglia si interessa delle relazioni in casa e che il tetto non faccia acqua”. Questo non significa “che ogni parroco, sacerdote o vescovo dovrà dare il bianco sulle pareti. Anche se io ho visto certi parroci nelle campagne della mia diocesi impastare il cemento con le solette…”. Significa però che dovrà assumersi la “responsabilità del padre di casa”, perché “qualsiasi lavoro amministrativo o ha un’anima pastorale o diventa un peso terribile”.

Tale prospettiva è “importante”, ha sottolineato l’arcivescovo di Genova, “perché i beni della Chiesa sono finalizzati alla missione della Chiesa, all’azione pastorale verso poveri, giovani, educazione, famiglie. Non ci devono essere altre finalità”.  Su questa scia, la Conferenza Episcopale ha insistito a formare più Consigli di amministrazione, ovvero dei Consigli degli affari economici sia a livello diocesano che parrocchiale che “devono aver una formazione costante perché la loro specificità non rimanga una informazione tecnica ma ecclesiale”. A livello diocesano, si è proposto inoltre di mettere a disposizione dei parroci delle squadre di “tecnici” individuati nel territorio.

Riguardo alla riduzione del numero delle diocesi, il cardinale ha spiegato che la questione è all’esame delle Conferenze Episcopali delle singole regioni e che ognuna ha il compito di fare delle proposte mandandole alla Congregazione dei vescovi. “Ci siamo dati un tempo, la fine di agosto, perché le singole Conferenze mandino alla CEI le proposte”. In corso anche lo studio sulle riforme di nullità matrimoniali alla luce del Motu Proprio di Papa Francesco. “Ci mancano degli elementi che avremo nei prossimi mesi: anzitutto il numero dei nuovi tribunali, non quelli regionali o inter diocesani ma quelli diocesani perché ogni vescovo può fare il proprio tribunale ecclesiastico. Il secondo, invece, è quello del costo effettivo delle singole cause. Un conto è la causa brevior che ha bisogno di minore struttura, un conto è una causa di ordinaria amministrazione. Mettendo insieme questo elementi entro la fine dell’anno, definiremo meglio come la CEI può aiutare le singole regione ecclesiastiche per far fronte alla riforma”.

Un dato importante è, poi, quello dell’8×1000, di cui quest’anno si celebra il 25° anniversario. Come comunicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, la somma relativa all’8×1000 dell’Irpef assegnata alla Chiesa per il 2016 risulta pari a poco più di un miliardo di euro (1.018.842.766,06). La percentuale delle scelte a favore della Chiesa Cattolica è stata pari all’80,91%, ha detto il porporato. Ciò dimostra che ancora c’è fiducia nella Chiesa da parte della gente: “Le firme sono leggermente aumentate, mentre è sceso un poco il gettito Irpef” ha informato Bagnasco.

Della somma ricevuta – ha poi spiegato – circa il 40% è stato speso per esigenze di culto (“abbiamo oltre 700 cantieri aperti”); una percentuale inferiore rispetto a quella degli anni precedenti perché “abbiamo voluto crescere nelle voce interventi caritativi”. Cinque milioni in più dei 140 dello scorso anno sono stati destinati infatti alle “diocesi di frontiera” ed è aumentato da 32 a 49 milioni anche il contributo per le catechesi e l’educazione. Fermo invece l’impegno per gli interventi nel Terzo Mondo pari a 85 milioni.

Tutto questo è pubblico perché ha ribadito Bagnasco, “è importante precisare con chiarezza la provenienza dei fondi di diocesi e parrocchie che sono dell’8×1000. È giusto! Ci siamo resi conto che la gente ama sapere dove la propria firma vada a finire nel senso di visibilità”. “Io – ha aggiunto – vedo in diocesi, quando vado a inaugurare opere pastorali ristrutturate o ex novo come campetti ,circoli, il tetto di una parrocchia, quanto sia importante e gradito da parte della gente sentirsi dire ‘questi lavori li abbiamo fatto anche grazie alle firme dell’8×1000 che voi avete dato’.  Sembrano poco queste precisazioni ma non sono poco, soprattutto oggi”.

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