Fondi 8xmille: un progetto per aiutare le donne albanesi a diventare manager nell’artigianato

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LavoroDi M. Chiara Biagioni

Un progetto per le donne albanesi: per aumentare il loro valore sociale, sostenere la loro intraprendenza imprenditoriale e migliorare così le condizioni della loro famiglia. L’8xmille italiano arriva con questo obiettivo a Lezhe, piccola città nel nord-ovest dell’Albania, dove il Comitato Cei per gli interventi caritativi a favore del Terzo mondo farà arrivare fondi per sostenere un progetto di promozione della donna e micro imprenditorialità femminile nel settore dell’artigianato tessile.

Lezhe è solo un punto della cartina geografica dove a breve arriveranno i fondi dell’8xmille: il Comitato Cei si è infatti riunito nel mese di aprile ed ha approvato 62 progetti, per i quali saranno stanziati complessivamente 22.278.428 euro: 15 milioni circa per 35 progetti in Africa; un milione e mezzo per 15 progetti in America Latina; poco meno di 5 milioni per 9 progetti in Asia e 500 mila euro per 3 progetti in Europa dell’Est.

Il progetto di Lezhe è curato dal Vides (salesiane) ed è stato avviato nel 1992, in collaborazione con la Caritas locale. Grazie ai fondi della Cei, gli operatori pensano di consolidare l’esperienza migliorando la produzione e la commercializzazione dei prodotti.

Chi sono i beneficiari del progetto? Sono donne che vengono da contesti molto poveri, vivono nei villaggi di montagna e spesso durante l’inverno rimangono anche isolate.

Hanno dai 18 ai 40 anni. Molte di loro sono sole con i figli; altre hanno i mariti ma sono disoccupati. Spesso non hanno neanche terminato la scuola dell’obbligo.

“E’ un progetto a cui teniamo moltissimo”, dice con un certo orgoglio Rosaria Cortellessa, responsabile insieme a Valentina Radi dell’ufficio progetti di Vides.  “Perché offre alle donne la possibilità di uscire da una funzione strettamente legata alla casa e alla cura dei figli ed esprimere anche le loro doti artistiche. La tessitura rientra in una tradizione tipica della donna albanese. Questo progetto vuole andare un po’ oltre la produzione domestica e puntare a un mercato più ampio”.

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Saranno inizialmente una cinquantina le donne coinvolte nel progetto. Il corso avrà una durata di 120 ore formative e si terrà a Lehza presso la sede dei padri rogazionisti dove è attiva una scuola di formazione professionale.  Il progetto prevede corsi di perfezionamento nella lavorazione e confezione dei tessuti, per lo più articoli di biancheria per casa, alberghi e ufficio. “Abbiamo chiesto alla Cei – dice Rosaria – fondi per acquistare anche macchinari e telai nuovi e aumentare così il numero delle donne impiegate”. Il corso verterà sulla utilizzazione del telaio, progettazione del tessuto dalla scelta dei colori alla cura del controllo di qualità nella ricerca del giusto equilibrio tra la tradizione e i gusti internazionali. Ci sarà poi anche un corso di management: “con il progetto Cei – spiega l’operatrice di Vides – vogliamo anche aiutare queste donne a costituirsi in cooperativa sociale in modo da inserirsi in maniera più competitiva sul mercato”. I corsi verranno tenuti da personale locale e si avvarranno della partecipazione di una docente di marketing dell’Università di Durazzo.

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“L’aiuto dell’8 per mille è importante – tiene a sottolineare Rosaria Cortellessa – perché permette a queste donne di avere delle possibilità che altrimenti non avrebbero e a noi di rivolgerci a chi non verrebbe mai preso in considerazione”.

Risponde immediatamente al telefono padre Antonio Leuci, rogazionista e direttore della Caritas di Lezhe. “Sono soldi spesi bene”, dice. “Con l’Albania l’Italia ha un legame particolare e l’aiuto della Conferenza episcopale italiana è indispensabile. La Chiesa che è in Albania deve molto alla Chiesa sorella che è in Italia”. Sì, c’è un cuore tricolore che batte forte in Albania. Ora la sfida più grande è aiutare questo paese, giovane e ricco di forze e di energie, ad esprimere pienamente se stesso e ad evolversi come merita.

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