VIDEO e FOTO Veglia di Pentecoste, Vescovo Bresciani “Da cristiani non possiamo lasciarci ridurre al silenzio…”

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DIOCESI – Pubblichiamo l’omelia del nostro Vescovo Carlo Bresciani pronunciata in occasione della celebrazione della Veglia di Pentecoste Diocesana tenutasi sabato 14 MAggio alle ore 21.00 presso la Cattedrale Madonna della Marina.

Vescovo Bresciani: “Sappiamo che con la Pentecoste, dono dello Spirito promesso da Gesù ai suoi discepoli una volta tornato al Padre, inizia il tempo della Chiesa. Gli apostoli, forti dello Spirito accolgono il comando di andare in tutto il mondo a predicare il Vangelo ad ogni creatura. Essi, timorosi, spaventati e scossi da quanto era avvenuto la settimana santa, stavano chiusi nel cenacolo confortati solo dalla presenza materna di Maria.
Il dono dello Spirito li trasforma, non solo perché ricorda loro quanto Gesù aveva detto, ma li porta alla verità tutta intera e parte di questa verità è che ora comprendono cosa significhi assumersi la responsabilità di continuare l’opera di Gesù. Era, quella degli apostoli, una comunità che aveva bisogno di conforto e di essere rafforzata nella fede: Pietro aveva appena rinnegato il suo Signore, Tommaso stentava a credere nella resurrezione, altri erano sfiduciati e tentati di lasciare la comunità … tutti si sentivano orfani, anche se Gesù aveva detto che non li avrebbe lasciati tali.
Il dono dello Spirito a Pentecoste è manifestazione della misericordia del Cristo risorto, che dal Padre manda loro lo Spirito Consolatore.
Quel cenacolo in cui si trovano riuniti diventa una vera casa della misericordia spirituale di Gesù per i suoi apostoli che vengono risanati nelle loro debolezze e fragilità umane. Ne escono trasformati. È sempre così: quando accogliamo lo Spirito del risorto, passiamo dallo sconforto per quelli che sembrano umani fallimenti, dalla solitudine e dal timore, al coraggio di presentarci davanti al mondo con la sconvolgente notizia del Vangelo.
La Chiesa è casa di misericordia perché custodisce con le parole e con le opere il Vangelo e lo dona senza sosta al mondo. È quello che gli apostoli hanno fatto, riprendendo coraggio e l’ardire di uscire dal cenacolo e incominciare a parlare di Gesù prima agli ebrei e poi a tutto il mondo pagano. Lo hanno fatto predicando con fedeltà quello che Gesù aveva loro detto e fatto: hanno custodito la Parola nella sua piena verità anche a costo della vita, sapendo che questo era il dono più grande che avessero potuto dare per il bene dell’umanità. Ma non si sono limitati a custodire la Parola: hanno costruito comunità di vita, in cui venisse fatta la verità che la Parola conteneva.
Mossi dallo Spirito, compresero che dovevano fare la verità della Parola nelle comunità che si andavano costruendo attorno al Vangelo della misericordia di Dio in Gesù. Unirono così la predicazione alle varie opere di carità verso i poveri, i bisognosi e gli ammalati, chiedendo alle comunità sparse per la Palestina e per la Grecia che si aiutassero anche materialmente tra loro, senza mai dimenticare la Chiesa madre di Gerusalemme. Fu così che la parabola del buon Samaritano non rimase un bella e commovente storia da raccontare, ma divenne una storia vissuta nelle varie opere di misericordia operate attraverso tutti i secoli da parte di ogni seguace di Gesù, il vero buon Samaritano.
Questa storia noi siamo chiamati a continuarla, ma anche noi, come gli apostoli, un po’ impauriti da questo mondo, abbiamo bisogno del dono dello Spirito, dono che questa sera invochiamo da Colui che era morto e che ora è vivo. Ne abbiamo bisogno per la debolezza della nostra fede, per le paure che ci frenano nelle parole e nelle opere, per comprendere che le opere di misericordia non si fanno costruendo muri o recinti di filo spinato per tenere lontano da noi chi è nel bisogno, per camminare uniti come lo furono gli apostoli dopo la Pentecoste.
Da cristiani non possiamo lasciarci ridurre al silenzio di fronte a chi, inascoltato dagli egoismi umani, invoca misericordia, ma dobbiamo anche avere il coraggio di aprire le mani che trattengono per non condividere.
Signore, per celebrare con la nostra vita la misericordia abbiamo bisogno del tuo Spirito di amore che ci arricchisca delle virtù della carità che ci aiutino a crescere verso l’essere un solo spirito e un solo corpo, come ti chiediamo ogni volta che celebriamo la tua eucaristia. Abbiamo bisogno delle consolazioni del tuo Spirito quando la fatica e le incomprensioni ci spingono verso la chiusura su noi stessi e l’insoddisfazione mette radici che frenano le buone intenzioni. Abbiamo bisogno del tuo spirito di unità quando il Maligno semina zizzania in abbondanza e sembra soffocare il buon grano che con tanta fatica cerchiamo di seminare e lo scoraggiamento rischia di oscurare la speranza quando la sera cerchiamo di tirare un po’ le somme della giornata. Abbiamo bisogno del tuo Spirito quando i bisogni e le richieste della misericordia sono tali e tante che ad esse non possiamo che rispondere solo in piccola parte.
Signore, il tuo Spirito ci ricordi che non possiamo confidare solo in noi, ma in Te.
Signore Gesù, aiutaci con il tuo Spirito a rendere questa tua Chiesa vera casa di misericordia, casa in cui noi possiamo darci ed esperimentare reciprocamente misericordia, affinché, sempre più uniti tra noi, possiamo poi donarla in larghezza a coloro che da noi se l’aspettano.
O Maria, tu che con gli apostoli vegliasti in preghiera in attesa dello Spirito santo, tu che, ripiena dello Spirito del tuo Figlio, hai accompagnato la Chiesa nei suoi primi passi, introduci anche noi nel cenacolo e prendi anche noi per mano per condurci con sicurezza nei nostri passi incerti incontro al nostro mondo pieno di tante stupende meraviglie, ma sempre più povero di Dio. Madonna del coraggio umile e semplice, consolaci nei nostri scoraggiamenti e con la tua dolce e tenera mano volgi il nostro sguardo al volto misericordioso del tuo Figlio, così che abbiamo ad imparare da Lui e da te come rendere la nostra Chiesa e le nostre case, vere case di misericordia”.

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