Rom, si moltiplicano i “ghetti” nella Repubblica ceca

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RomDanka Jaceckova

La qualità della vita nella Repubblica Ceca è, mediamente, in costante miglioramento: lo dicono esperti e statistiche. Eppure un’ampia fetta di popolazione sembra non risentire di questi benefici: la situazione sociale dei rom e i loro rapporti con la maggior parte degli abitanti del Paese non sembrano procedere nella giusta direzione. Si è verificato un drastico cambiamento per quanto riguarda le cosiddette “località escluse” in cui vive questa minoranza, e il loro numero è salito da 300 a 600 negli ultimi dieci anni. “Ci sono circa centomila rom che vivono in queste comunità isolate, spesso in condizioni inaccettabili, e tale tendenza continua a svilupparsi, a dispetto del fatto che siano state adottate diverse misure in materia di istruzione, occupazione e assistenza sociale al fine di migliorare la loro situazione a partire dagli anni Novanta”, si legge in una dichiarazione recentemente pubblicata del Consiglio Iustitia et Pax della Conferenza episcopale ceca.

I fatti e i sondaggi. L’etnia rom in Boemia e Moravia è costituita da circa 13.200 membri che ufficialmente aderiscono alla minoranza. Tuttavia, secondo le stime del Centro europeo per i diritti dei rom, il loro numero reale oscillerebbe fra 250mila e 300mila. Si tratta di un gruppo sociale fortemente colpito dall’esclusione e dalla marginalità, con tutti i relativi impatti negativi:

basso livello d’istruzione, alto tasso di disoccupazione e criminalità, per non parlare dell’atmosfera anti-rom che si respira nel Paese

dove – secondo diversi sondaggi – fra l’80% e il 90% degli abitanti considera questa minoranza “inadattabile” e “pigra”, il che fa della questione rom uno dei più grandi problemi della società contemporanea nella Repubblica Ceca.

La “strategia” ha fallito. Nel 2011, il governo di Praga aveva adottato una strategia di lotta contro l’esclusione sociale per il quinquennio 2011-2015, la cui attuazione avrebbe dovuto portare un cambiamento positivo. Tuttavia, a causa di diversi fattori, partendo dal declino economico e passando per l’intensificazione delle espressioni negative della maggioranza nei confronti della minoranza rom, soprattutto in alcune regioni, sembra che questa strategia abbia fallito su molti aspetti. “Il numero delle località che recano i segni dell’esclusione sociale ed economica, oltre che culturale, è praticamente raddoppiato, nonostante molti dei programmi educativi e sociali adottati abbiano avuto almeno un parziale successo”, spiega monsignor Vaclav Maly, presidente del Consiglio Iustitia et Pax, sottolineando che

“l’entità e la dinamica del processo di emarginazione in questo ambito richiede un approccio più coordinato e complesso” per risolvere la situazione.

Piano d’azione in sette settori. Recentemente, il governo ha approvato un piano di interventi “reciprocamente connessi” associati alla Strategia di lotta contro l’esclusione sociale per il quinquennio 2016-2020 nei seguenti settori: sicurezza, alloggio, prevenzione dell’indebitamento familiare, sostegno alle famiglie, istruzione, occupazione, sanità. La Strategia, per esempio, parte dall’ipotesi che circa 6mila famiglie che attualmente vivono in case-alloggio dovrebbero traslocare in abitazioni fornite dalla pubblica assistenza nei prossimi quattro anni. Tuttavia, un piano d’azione più dettagliato richiederà un certo numero di fasi coordinate a tutti i livelli di governo, così come alcune modifiche legislative. Il Consiglio Iustitia et Pax accoglie “con favore” queste misure politiche, ma al tempo stesso sottolinea che tali iniziative statali non sono sufficienti per un reale miglioramento della situazione:

“C’è bisogno di una grande collaborazione di tutti gli attori della società, in particolare della Chiesa”,

si legge in una nota della Conferenza episcopale; “vale la pena mostrare che le tradizioni cristiane sono ancora vive e dobbiamo renderci conto che l’arte di aiutare dovunque risulti necessario è uno dei principali impegni non soltanto dei cristiani, ma di tutti coloro che hanno a cuore la preservazione dei valori europei”.

Situazioni spesso disperate. Secondo Jan Oulik della Caritas Repubblica Ceca, non è importante quale sia l’origine etnica dei gruppi emarginati: “Noi forniamo tutta una serie di servizi volti all’integrazione delle persone e delle comunità minacciate dall’esclusione sociale. Questo riguarda in particolare i servizi di prevenzione sociale nelle realtà problematiche, come le strutture giovanili (64), i programmi sul campo (32), la riabilitazione sociale (31), i centri di consulenza specializzati (69)”. Oulik spiega al Sir:“Tutti questi servizi mirano ad aiutare i bambini e le famiglie in difficoltà dal punto di vista sociale (tra cui molti rom) per migliorare la loro situazione spesso disperata, trovare il modo di migliorare la loro vita e farli uscire dal cerchio della povertà”.E chiarisce che questi progetti di solidarietà contribuiscono in modo significativo alla “riduzione delle tensioni sociali e dei fenomeni associati, portando beneficio a tutta la società”.

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