Il cybercrime in Europa costa quanto l’intero Pil del Belgio

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EuropaDi Giancarlo Cocco

Il mondo digitale è ormai una realtà: l’80% dei cittadini europei si connette regolarmente ad internet. Indubbiamente il web e la tecnologia informatica offrono alla società contemporanea notevoli vantaggi e grandi potenzialità in tema di comunicazione e informazione, ma si sta sviluppando in maniera esponenziale la crescente minaccia di commettere reati resi possibili dall’uso della rete.

Secondo i più aggiornati report sulla sicurezza informatica, il danno economico causato dagli attacchi degli hacker informatici in Europa si aggira su 415 miliardi di euro quanto il Pil del Belgio. In Italia una azienda su cinque ha subito frodi economico finanziarie negli ultimi due anni. Icrimini informatici hanno colpito soprattutto il settore dei servizi nel 2015 il 52% (ovvero il 7 per cento in più rispetto al 2014) quindi quello delle comunicazioni con il 44% (più 14 per cento rispetto al 2014) il settore farmaceutico per il 31% (più 21 per cento rispetto al 2014), assicurativo 29% (più 17 per cento rispetto al 2014) e gli organismi statali con il 29% (più 17 per cento rispetto al 2014).

Per una impresa di piccole dimensioni un attacco informatico costa mediamente 400 mila euro, per una di medie dimensioni 1,2 milioni di euro per una grande azienda si può arrivare a sei milioni di euro. La stragrande maggioranza delle intrusioni avviene con nome utente e password reali carpiti ad un dipendente dell’azienda cui è stata rubata l’identità. In Europa per colpa del cybercrime si perdono ben 120.000 posti di lavoro. In Italia secondo un rapporto Clusit nel 2015, i danni  alle nostre aziende hanno raggiunto i 9 miliardi di euro.

Di cybercrime se ne è parlato qualche giorno fa in un incontro  tenutosi a Roma presso il Circolo funzionari della Polizia di Stato, con Marco Valerio Cervellini, sostituto commissario e responsabile dei progetti educativi della Polizia Postale e delle Comunicazioni, il quale ha rivelato che «non molto tempo fa i crimini informatici colpivano solo le grandi aziende ora colpiscono a pioggia anche le piccole, gli hacker danneggiano tutti a pioggia “prendere poco a tanti” è il loro motto. Molte aziende o privati non denunciano» – aggiunge Cervellini – «perché questo secondo loro costa di più che imbarcarsi in una causa per recuperare il maltolto, ma questo è un errore, fare la denuncia anche on-line ci consente spesso di arrivare al colpevole e neutralizzarlo».

Cervellini consiglia sempre, quando si fanno acquisti on-line, di farli con la carta prepagata, di non andare su siti strani, di non aprire tutto ciò che vi arriva on-line perché «poi ti svuotano il conto». Per le aziende l’intrusione è spesso legata a dipendenti interni che si collegano con siti particolari ove dietro vi sono abilissimi hacker russi, romeni, cinesi e nordafricani, per citarne i più attivi che sono interessati ad acquisire notizie personali e commerciali. Il phishing è il sistema più usato con e-mail che giungono dalla banca «ti chiedono dei dati e molti ci cascano, attenzione alle finte lotterie. Stiamo riscontrando» – prosegue Cervellini – «che il CriptoLocker (virus che ruba tutti i dati sul pc) è molto evoluto e ci fa perdere tutto ciò che è memorizzato quindi consiglio di riportare spesso i dati su un hard disk esterno». Spesso i pc sono usati a fini terroristici, è emerso che l’Isis e altri gruppi di fondamentalisti li utilizzano per la divulgazione delle ideologie e per il reclutamento di militanti “fighters”.

La Polizia Postale effettua un costante monitoraggio della rete con l’ausilio di interpreti madrelingua. Cervellini ha poi raccontato che «un ragazzo in Sardegna molto bravo sulla rete, era riuscito ad inserirsi nel sistema di comunicazione della torre di controllo di una base aerea e faceva spostare gli aerei. Lo abbiamo preso perché aveva bucato il sistema informatico del Pentagono. Ci sono sistemi che se apri un allegato ti scarica il virus o attraverso l’apertura di un link. Il mio consiglio è mai cedere alle estorsioni della rete perché spesso gli hackers anche se paghi i dati non ve li ridanno».

Altra truffa è quella ideata da tre romeni e un cittadino italiano, poi arrestati, che regalavano delle pen-drive davanti a supermercati all’interno delle quali si celava un virus che inserendolo nel computer ne carpiva tutte le informazioni. Molti si sono ritrovati con i conti in banca svuotati. Racconta il commissario Cervellini: «qualche anno fa alcuni hacker sono entrati nel sistema di un importante ministero italiano e hanno fatto una serie di operazioni sottraendo, con bonifici, un totale di 13 milioni di euro. Quando ci si è accorti della truffa ci sono voluti ben sei mesi di trattative diplomatiche, in quanto quei soldi, attraverso una serie di passaggi e intermediari, erano arrivati in Egitto».

Nel 2015 sono 80mila le denunce per truffe on-line presentate alla Polizia Postale, ma altre sono state inoltrate alla Guardia di Finanza e ai Carabinieri. «Se uno denuncia subito» – dichiara Cervellini – «riusciamo ad individuare e blocchiamo i soldi ma se la denuncia arriva in ritardo i soldi sono stati già prelevati».

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