Papa Francesco: al “Royal Institute” di Amman, no alla “distruzione” delle “guerre”, sì alla “costruzione” del dialogo

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Papa FrancescoNo alla “distruzione che fanno le guerre”, sì al “lavoro” del dialogo, che è un “lavoro di costruzione”. Si può sintetizzare così il saluto del Papa ai partecipanti al Colloquio con il “Royal Institute for Interfaith Studies” di Amman, promosso dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, ricevuti ieri in udienza nell’Auletta dell’Aula Paolo VI, subito prima dell’appuntamento del mercoledì con i fedeli in piazza San Pietro. “Io sono rimasto molto, molto contento – e la ricordo tanto – della visita in Giordania. È un bel ricordo che porto con me”, ha esordito Francesco. “Il lavoro che voi fate è un lavoro di costruzione”, ha proseguito: “Noi viviamo un tempo in cui ci siamo abituati alla distruzione che fanno le guerre. E il lavoro del dialogo, dell’avvicinamento ci aiuta sempre a costruire”. “In una riunione di questo genere la parola più importante è dialogo”, la consegna del Papa, che ha ribadito che “il dialogo è uscire da sé stessi, con la parola, e ascoltare la parole dell’altro. le due parole si incontrano, i due pensieri si incontrano. È la prima tappa di un cammino”. “Dopo questo incontro della parola, i cuori si incontrano e incomincia un dialogo di amicizia, che finisce con la stretta delle mani”, l’iter suggerito da Francesco: “Parola, cuore, mani. È semplice! Lo sa fare un bambino… Perché non farlo noi? E questo è – piccolo, piccolo, piccolo – il passo della costruzione, dell’amicizia, della società”. “Tutti abbiamo un Padre comune: siamo fratelli”, ha concluso il Papa: “Andiamo su questa strada, che è bello! Vi ringrazio perché voi siete convinti che è buono andare su questa strada”.

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