Cardinale Ravasi: “Non abbiamo diritto a giudicare i genitori che se la prendono con Dio per la malattia del figlio”

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RavasiDurante il Giubileo della Misericordia, assistere gli ammalati è una delle opere di misericordia. A ricordarlo ieri mattina sono stati i partecipanti al convegno “Nascere malati”, curato dall’Ospedale Bambin Gesù. “È una delle componenti fondamentali perché Cristo era sempre fra le persone emarginate per colpa delle malattie”, ha detto il cardinal Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, presente fra i relatori. “L’immagine della misericordia – ha spiegato – non è quella che potremmo credere del cuore, bensì dell’utero materno. Nei Vangeli si usa il verbo del provare non solo misericordia o tenerezza ma anche desolazione di fronte a certe malattie e tragedie. Per questo il cristiano, sull’esempio di Cristo, dovrebbe avere la stessa sensibilità”. “C’è un episodio, nel Vangelo di Luca – ha ricordato il cardinale -, in cui Gesù a un funerale alza il velo che copre il corpo di un bambino defunto e prova lo stesso sentimento, senza esitazione, della madre che ha perso suo figlio, pur non essendo lui padre”. “La nascita di un bambino malato – ha aggiunto – pone davanti agli occhi di tutti i limiti della creatura umana. È una sfida il mistero del dolore che riguarda il malato, la famiglia e la scienza. Di fronte alla sofferenza di un bambino si ha una crisi di senso. Il grido del padre e della madre che sono contro Dio perché ha dato loro un bimbo malato non va giudicato. Anche da noi teologi”. Spesso, ha commentato, “da parte di Dio c’è una comprensione maggiore che da parte dei suoi ministri, i quali giudicano magari l’ateismo o la bestemmia dei genitori di fronte al dramma che, invece, agli occhi di Dio diventa segno grandioso di rivelazione dell’amore che i genitori saranno capaci di dare alle carni malate dei bambini”. Per questo motivo “la pastorale non deve essere fredda e asettica né farcita delle solite frasi consolatorie perché, come dice Giobbe nella Bibbia, sono solo ‘decotti di malva’. Prima – ha concluso – bisogna affrontare il nucleo oscuro in cui trovare qualche bagliore di senso e rispettare chi non lo trova”.

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