L’amianto messo al bando da 24 anni, ma colpisce ancora

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AminatoDi Giovanna Pasqualin Traversa

Sono trascorsi 24 anni dall’approvazione della legge n.257 del 1992 sulla messa al bando di ogni forma di estrazione, lavorazione, importazione e commercio di amianto (o asbesto), ma questo materiale – pericoloso per l’inalazione delle fibre volatili che rilascia se deteriorato o manomesso – è ancora molto diffuso sul nostro territorio, tra pannelli, pavimenti, tubazioni, serbatoi idrici, intonaci, coibentazioni. Secondo il Registro nazionale mesoteliomi (Renam) dell’ Inail,

dal 1993 al 2012 sono stati accertati 21.463 casi di mesotelioma, tumore pleurico incurabile

che per il presidente dell’Istituto, Massimo De Felice, ha causato 658 decessi nel 2012 e 414 l’anno scorso, ma le associazioni delle vittime di amianto parlano di una media di 4mila morti l’anno.

Intanto, la mappatura del territorio nazionale interessato dalla presenza della “fibra killer”, prevista dall’art. 20 della legge n.93 del 2002 e dal decreto ministeriale n.101/20013, “ha permesso – ci spiega Federica Paglietti, responsabile scientifico del Dipartimento tecnologie di sicurezza (Dit) dell’Inail – di individuare e georeferenziare circa 34mila siti contaminati”, ma Enzo Bonanani, presidente dell’ Osservatorio nazionale amianto, avverte: “A più di 20 anni dall’entrata in vigore della legge 257, sono state bonificate meno di 500mila tonnellate di materiali contenenti amianto, mentre ne rimangono da trattare ancora 32 milioni”.

Non sempre la rimozione dell’asbesto è possibile: le alternative sono l’incapsulamento con vernice che ricostruisca la superficie e impedisca la fuga del materiale, o il “confinamento”, ossia la chiusura con murature.

Nel 2013 è stato elaborato dai ministeri di Salute, Ambiente e Lavoro un Piano nazionale amianto (Pna) articolato in tre macroaree: tutela della salute, tutela dell’ambiente, aspetti di sicurezza del lavoro e previdenziali ma,  fa sapere l’Inail, è ancora in attesa di approvazione da parte del governo.

Secondo il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’Istituto, rimangono diverse questioni critiche: dalla sorveglianza epidemiologica dei soggetti ammalati o esposti, alla tutela degli addetti alle attività di bonifica dei siti contaminati e di trasporto e smaltimento dei materiali contenenti amianto, all’identificazione e messa in sicurezza delle sorgenti di inquinamento.

Per fare il punto della situazione, l’Inail promuove il 3 e il 4 maggio a Roma il convegno nazionale “Il contributo della ricerca in tema di amianto a oltre vent’anni dal bando: proposte e soluzioni”, nel corso del quale verranno tra l’altro illustrate da esperti, ricercatori e giuristi le linee guida dell’Istituto per la mappatura dei siti e per la loro bonifica, e le criticità del quadro normativo vigente.

Si parlerà anche della presenza di amianto nelle scuole del Lazio: all’interno dei siti “censiti”, Legambiente ne individua infatti 400 come prioritari, tra scuole e edifici pubblici. Proprio il 28 aprile a Casale Monferrato (Alessandria), già sede dell’Eternit, il maggiore stabilimento europeo di produzione di manufatti in cemento-amianto, oggi capitale mondiale della lotta all’asbesto, Corrado Magnani, coordinatore di un’indagine dell’Università del Piemonte orientale, ha spiegato che “il rischio di ammalarsi di mesotelioma è proporzionale all’entità di esposizione all’amianto accumulata nel corso della vita”. Il che non esclude che ci si possa ammalare anche vivendo all’interno o vicino a strutture contenenti questo materiale.

Casale Monferrato, Monfalcone (Gorizia), Trieste, Genova, La Spezia, Taranto, Bari, Pavia, Bagnoli, Siracusa, Milazzo, Pistoia: sono queste le aree con mortalità più elevata;

tuttavia, il numero dei siti contaminati è destinato a crescere perché la mappatura da parte dell’Inail, del ministero dell’Ambiente e delle Regioni è ancora in corso. Il Piano regionale amianto previsto dalla legge 257/92 manca ancora in sei regioni (Abruzzo, Calabria, Lazio, Molise, Puglia e Sardegna), e solo 10 regioni su 20 hanno concluso il censimento del territorio. Sono 24 gli impianti autorizzati allo smaltimento, distribuiti in Abruzzo, Basilicata, Emilia, Friuli, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana e Provincia autonoma di Bolzano, mentre esistono oltre 400 norme regionali e ministeriali in materia, a volte contraddittorie tra loro.

Per questo, un tema molto presente nelle manifestazioni dello scorso 28 aprile è stato l’urgenza di un Testo unico sull’amianto che uniformi la normativa.

Nei giorni scorsi è intanto arrivato l’ok al decreto attuativo che darà effettivamente avvio al meccanismo del credito di imposta per gli anni 2017-2019 per le imprese che effettuano nel 2016 interventi (di importo unitario non inferiore a 20mila euro) di bonifica dall’amianto su beni e strutture produttive.

La misura, introdotta dal Collegato ambientale alla Legge di stabilità 2016, prevede uno sconto pari al 50% delle spese per un importo massimo di 200mila euro per impresa. Prevista inoltre l’istituzione, presso il ministero dell’Ambiente, di un Fondo per la progettazione e realizzazione di interventi di bonifica di edifici pubblici, con una dotazione finanziaria di 17,5 milioni di euro per il triennio 2016-2018.

La pubblicazione del decreto è prevista per maggio. “Questo provvedimento – spiega il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – servirà per grandi opere di bonifica, ma sarà anche in grado di attivare quei microinterventi sul territorio che ci aiuteranno a togliere l’amianto dalle realtà più piccole, creando allo stesso tempo anche nuove preziose opportunità di lavoro”.

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