La Scozia vota il “suo” parlamento, indipendente da Westminster

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Bandiere

Di Silvia Guzzetti

Ci sono voluti più di 300 anni perché la Scozia potesse eleggere il primo parlamento veramente indipendente da Westminster e ormai mancano pochi giorni al voto. Giovedì 5 maggio cinque milioni e mezzo di elettori sceglieranno i 129 deputati in carica per i prossimi cinque anni. Si vota con due schede: la prima per la circoscrizione, nella quale vince chi prende più voti con un sistema “first past the post” (uninominale secco); e la seconda per la regione dove si usa il sistema proporzionale.

Si profila un’ampia vittoria. Secondo le previsioni il partito nazionalista scozzese, lo Scottish National Party (Snp) farà man bassa di tutti i voti di circoscrizione lasciando a laburisti, conservatori, liberaldemocratici e verdi i rimasugli dei voti di lista che garantiscono che il parlamento rifletta la rappresentanza dei diversi partiti come indicata dalle urne. “Lo Snp potrebbe vincere in tutte le 73 circoscrizioni e anche un numero di regioni ottenendo poco più di 70 seggi in parlamento”, spiega il professor Michael Keating, docente all’università di Aberdeen, esperto di politica scozzese, di integrazione comunitaria e Brexit. “Laburisti e conservatori avranno tra 15 e 20 deputati ciascuno, i verdi 7 o 8 e i liberademocratici 4 o 5”.

Conservatori e laburisti. Per la prima volta i Tories, ben poco amati in queste terre (dove, secondo le convinzioni scozzesi, l’allora premier britannica Margaret Thatcher avrebbe distrutto le industrie locali), potrebbero arrivare secondi. Un risultato incredibile se si pensa alla fortissima mentalità socialista della Scozia dove welfare, sistema sanitario e pensionistico sono migliori che in Inghilterra e dove i laburisti hanno governato indiscussi per cinquant’anni prima di essere soppiantati dai nazionalisti.

“Il partito conservatore si trova ai livelli dove è sempre stato negli ultimi anni mentre i laburisti hanno subito un vero crollo e sono quasi stati spazzati via”,

continua Keating. “Il sistema proporzionale li aiuterà, garantendo loro più di un seggio, ma i voti verranno soprattutto dalle liste e vinceranno soltanto una o due circoscrizioni”.

Tra giustizia sociale e impresa privata. “Si tratta di una vera rivoluzione per la Scozia se pensiamo che

questo parlamento sarà il primo a godere dei poteri devoluti dal Regno Unito

dopo il referendum sull’indipendenza del settembre di due anni fa. Il partito nazionalista, già al governo da otto anni, sta per stravincere di nuovo, una situazione unica in Europa”, spiega Ronnie Convery, portavoce dell’arcivescovo cattolico di Glasgow Philip Tartaglia. “Pur essendo un partito nazionalista, che vuole ottenere l’indipendenza della Scozia dall’Inghilterra, Snp non ha nulla a che fare con le formazioni di destra come il Front National di Marine Le Pen. Si tratta di un partito socialdemocratico di centrosinistra, un po’ New Labour, a metà tra giustizia sociale e impresa privata che non fa paura né ai poveri né ai ricchi”.

Non ci saranno più scuse… Competente, molto conosciuta, la leader dello Snp, Nicola Sturgeon, proviene da una famiglia normale e viaggia abitualmente in autobus. Esce sempre vincente dai dibattiti e guida un governo ritenuto molto preparato. Il lavoro della Sturgeon, dopo la vittoria del prossimo 5 maggio, diventerà più difficile. “Fino ad oggi i nazionalisti hanno potuto dare la colpa a Westminster se qualcosa non funzionava nella sanità o nell’istruzione”, spiega ancora Convery.

“Con i poteri appena devoluti a Edimburgo, che il nuovo parlamento dovrà esercitare, in materia di sanità, istruzione, sicurezza sociale e tassazione, il parlamento di Holyrood non avrà più scuse”.

Toccherà allo Snp “intervenire se qualcosa non funziona. A Londra resta soltanto il settore difesa e qualche potere fiscale”. Resta poi sullo sfondo l’altra grande questione politica del momento, ovvero il referendum che si svolgerà nel Regno Unito il prossimo 23 giugno, chiedendo agli elettori se vorranno rimanere nell’Ue oppure no. Un tema delicatissimo, che potrebbe avere pesanti riflessi nei rapporti tra Scozia (tradizionalmente filo-Ue) e Londra.

Il problema dell’aborto. Anche molti degli 800mila cattolici, come il resto degli scozzesi, votano per il partito nazionalista. “Nei prossimi due anni la competenza in materia di aborto verrà devoluta a Edimburgo e i vescovi cattolici, insieme al movimento per la vita e alle altre chiese cristiane, sperano che si possa fare qualche progresso nel ridurre il numero di interruzioni di gravidanza volontarie”, spiega don Tom Boyle, assistente del segretario generale della Conferenza episcopale scozzese. “Speriamo anche che il nuovo parlamento continui a sostenere le scuole gestite dalla Chiesa cattolica ma finanziate dallo Stato. C’è un movimento contrario a questo tipo di scuole ma, per fortuna, i partiti più importanti vogliono continuare con il sistema attuale. Per i vescovi è importante che poveri, anziani, disabili, continuino a ricevere tutte le cure delle quali hanno bisogno come sta succedendo in questo momento”.

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