FOTO Ordinazione Don Giuseppe Raio, Vescovo Bresciani: “cammina povero, cioè libero, forte solo dell’amore di Cristo e della Chiesa”

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DIOCESI – Sabato 30 Aprile alle ore 21.00 si è tenuta presso la Cattedrale Madonna della Marina in San Benedetto del Tronto l’ordinazione sacerdotale di don Giuseppe Raio presieduta dal Vescovo Carlo Bresciani.

Durante l’omelia Mons. Bresciani ha affermato: “L’Apocalisse ci ha presentato la visione della città santa, la nuova Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, con 12 porte, fondata su 12 basamenti, sopra i quali sono i 12 nomi dei dodici apostoli dell’Agnello e che ha come sua unica lampada lo stesso Agnello. È la visione della realtà spirituale della Chiesa. Realtà di una città meravigliosa, aperta, benché circondata da grandi e solide mura che ne custodiscono il tesoro prezioso, appunto l’Agnello, figura di Gesù, l’Agnello pasquale cui solo si deve onore e gloria nei secoli dei secoli. Una città che è una gioia abitare e aiutare a renderla più bella.

Caro don Pino, di questa gloriosa città sei diventato parte con il Battesimo e ora con l’ordinazione presbiterale sei chiamato da Gesù ad essere in modo particolare suo servitore, come anziano nella fede. Essa dalle sue molteplici porte aperte diffonde sul mondo la luce dell’Agnello e tu sei chiamato ad essere il conduttore di questa luce. La città custodisce il prezioso mistero dell’Agnello che salva il mondo attraverso il dono di se stesso, ma ha le 12 porte aperte, dalle quali gli apostoli devono uscire nel mondo carichi della gioia del Vangelo e portare ovunque la luce che dà vita, obbedienti al comando del loro Signore: ‘Andate in tutto il mondo e portate la luce e la gioia del Vangelo ad ogni creatura’.

Gesù, affidandoti il ministero, ti chiama ad andare con fiducia verso ogni essere umano, nessuno escluso. Se nessun pregiudizio ti deve fermare, niente però ti oscuri la luce dell’Agnello, unica tua guida; nessuno ti tolga la gioia di essere presbitero di questa Chiesa ed questa è una grande gioia! Dice il profeta Isaia: “come gioisce lo sposo per la sposa, così per te gioirà il tuo Dio” (Is 62,5). Oggi Gesù gioisce per te e con te, mentre ti aggrega tra i suoi ministri, e anche noi gioiamo con te e per te.

Tieni sempre salda quella fede che si appoggia fermamente sui dodici basamenti, che sono i 12 apostoli. Non sia turbato il tuo cuore, non abbia timore; non dire “sono giovane” (Ger 1,6), lo Spirito santo che il Padre ti manderà, ti insegnerà ogni cosa. Così ha promesso Gesù ai suoi apostoli e lo promette anche a te questa sera mentre ti affida il ministero di presbitero a servizio del suo corpo che è la Chiesa. Ricordati sempre che è un ministero di servizio e non di onore; un ministero di amore che si fa obbediente non alle proprie idee, ma alle parole di Gesù e della Chiesa.

Così hanno fatto Paolo e Barnaba: essi letteralmente vanno in tutto il mondo. Del modo in cui vivono il loro ministero ci ha parlato la prima lettura. Essi si trovano di fronte a una forte divergenza che minaccia di spaccare la comunità, proveniente da un mal compreso legame alle tradizioni del passato che rischiano di rendere sterile e settario il loro ministero e così di allontanare molti dalla fede in Gesù.

Anche tu, nel tuo servizio alla Chiesa incontrerai discussioni e diversità di pareri, come è naturale nelle cose umane; anche i ministri della Chiesa continuano ad essere umani, anche nelle loro diversità di opinioni. Sia tua norma però l’atteggiamento di Paolo e Barnaba: essi non procedono di testa loro, ma sempre in comunione con gli apostoli cui rimettono la decisione ultima che poi accettano docilmente mettendola rigorosamente in pratica. Benché Paolo rivendichi con forza, e a buon diritto, di essere apostolo non meno degli altri, non va mai avanti da solo.
Un grande pericolo nella Chiesa sono sempre stati coloro che pretendono di andare avanti da soli, pensando di essere il depositari unici della verità, magari rifacendosi a tradizioni del passato senza averle comprese nel loro vero significato. Quando uno va avanti da solo, afferma solo se stesso e non la Chiesa di Gesù; di fatto pretende di essere l’unica porta di ingresso (per di più non apostolica) nella città santa, ma in tal modo non introduce alla città santa, ma a forme di gruppo dalle porte chiuse e così perde la bellezza di essere Chiesa.

Caro don Pino, tieni fermo l’esempio di Paolo e Barnaba che antepongono a tutto il camminare in comunione con la Chiesa, chiedendo con decisione ai loro fedeli di fare altrettanto e riconoscendo negli apostoli la guida sicura per il loro ministero.

Sei chiamato da Dio a contribuire a costruire la Chiesa diocesana alla quale tra poco sarai aggregato con l’ordinazione e questo è un grande dono di Dio. Ti auguro che alla fine della tua vita possa affermare, come ha potuto fare il beato Paolo VI in quel poderoso scritto che va sotto il titolo di Pensiero alla morte: “Potrei dire che sempre l’ho amata [la Chiesa];  fu il suo amore che mi trasse fuori dal mio gretto e selvatico egoismo e mi avviò al suo servizio; e che per essa, non per altro, mi pare di aver vissuto”.

Invoco su di te lo Spirito, perché – come abbiamo pregato nella colletta all’inizio di questa celebrazione – “richiami al tuo cuore tutto quello che il Cristo ha fatto e insegnato e ti renda capace di testimoniarlo con le parole e con le opere”.

Caro don Pino, vorrei proteggerti da ogni male che incontrerai: ti affido a Dio. Mentre ti dono un paterno abbraccio, con la gioia di accoglierti come presbitero, vero dono di Dio alla nostra amata Chiesa diocesana, ti lascio solo un’ultima raccomandazione: abbi sempre il senso profondo dei veri e autentici bisogni dell’umanità e cammina povero, cioè libero, forte solo dell’amore di Cristo e della Chiesa, non della Chiesa ideale, ma di quella reale con le sue povertà umane, ma soprattutto con le sue immense ricchezze divine nelle quali potrai sempre trovare le intime gioie e consolazioni – e sono tante! – che solo un presbitero può gustare.

E la pace di Cristo sia sempre con te, nelle fatiche, ma soprattutto nelle gioie di ogni giorno.”


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