Danni incalcolabili all’economia italiana dalla chiusura del valico del Brennero

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BrenneroDi Nicola Salvagnin

Da Bolzano a Modena è tutto un brivido, tra gli operatori economici di questa fetta di Nord Italia: la chiusura della frontiera con l’Austria (voluta appunto da Vienna per bloccare l’arrivo di extracomunitari) creerà danni non quantificabili ora, ma sicuri. C’è già chi ha buttato lì un 10 miliardi di euro l’anno, calcolati con chissà quale pallottoliere.

Ma è certo che l’ostacolata circolazione di persone e – va da sé – merci, non faccia assolutamente bene a tanti.

Perché il Tirolo non è che il passaggio tra due grandi potenze industriali europee – Italia e Germania – e il corridoio attraverso il quale milioni di tedeschi raggiungono l’Italia per turismo o affari.
A tremare è soprattutto il lago di Garda e la montagna. Si teme che le misure assai strette stabilite dal governo e dalla polizia austriache (blocco dei treni per controlli, rallentamento degli automezzi al Brennero con controlli random “sulle situazioni sospette”, perquisizioni sui tir per verificarne il carico, ecc.) portino ad intasare il collo di bottiglia del passo che unisce – e da domani ridividerà – l’Italia dal Nord Europa. Colonne già previste dagli stessi austriaci, lunghe attese al confine magari non per scendere in Italia, ma per andarsene sì, e insomma: alla vista dei primi servizi televisivi di lunghe code al valico, perché quest’anno i tedeschi non devono scegliere Croazia o Spagna per le loro vacanze?
Migliaia di operatori turistici trentini, sudtirolesi, bresciani e veronesi sono in ambasce: i tedeschi, con olandesi e danesi, sono i fan numero uno del Garda; sempre i tedeschi affollano molto volentieri – e soprattutto in bassa stagione – le vallate che si diramano da Bolzano.
A Verona, è pura tragedia. È lo snodo delle merci tedesche (e di molto Nord Europa) verso l’Italia e parte del Mediterraneo. Qui l’hub di smistamento delle auto germaniche; qui la sede di molte filiali teutoniche in suolo italiano. Se non a Verona, a Bolzano per ragioni linguistiche. Sempre in riva all’Adige si trova il più importante interporto su terraferma d’Europa, quel Quadrante Europa da dove partono ogni giorno decine di treni stracarichi di container diretti verso Monaco o i porti del Nord. Li fermeranno per controlli al confine?

Mandare in tilt il corridoio delle merci del Brennero significa bloccare una fetta d’Italia.

La Germania è il nostro principale partner commerciale in Europa. I clienti tedeschi sono coccolatissimi da piastrellisti, mobilieri, marmisti, vignaioli, produttori di macchine e utensili… Molte aziende piemontesi e lombarde lavorano con le case automobilistiche tedesche; parlano la lingua di Goethe fabbriche illustri come la Ducati e la Lamborghini. La via del Brennero è la più semplice per accedere al Nord: ma c’è un Ghino di Tacco austriaco che la sta tenendo sotto scacco.
Cantava Battisti: come può uno scoglio arginare il mare?, ma gli austriaci non conoscono la canzone. Si arriva da loro via Tarvisio, Carnia, Alta Pusteria, passo Resia… Pensare di fermare con un muro fisico e burocratico un simile fenomeno migratorio, è semplicemente irreale. Intanto, rischiano di frenare la ripresa dell’economia italiana.

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