Monache Clarisse: la fede non è questione di obblighi, precetti, tradizioni da rispettare

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giovaniDIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 1 Maggio.

«Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati»: questo insegnavano alcuni venuti dalla Giudea ai fratelli delle prime comunità cristiane ad Antiochia.
Ma la fede non è questione di obblighi, precetti, tradizioni da rispettare.
Dice, infatti, Gesù ai suoi discepoli: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola […]. Chi non mi ama, non osserva le mie parole». La fede parte da un amore che non è inventato, emozionale, frutto solo di passioni repentine e momentanee. Non si tratta neanche di gesti, preghiere, sacrifici da aggiungere al nostro curriculum di bravi cristiani. L’amore per il Signore, quindi la nostra fede, prende vita innanzitutto accogliendo concretamente il dono di un Dio che desidera prendere dimora in ciascuno di noi, di un Dio che chiede solo di lasciarci amare, di un Dio che vuole costruire una relazione con l’uomo, vuol prendere parte alla sua storia, vuol abitare nella sua casa. Non in maniera teorica, astratta: c’è un Figlio, Gesù Cristo, che è venuto proprio a testimoniarcelo, a farci toccare con mano la promessa e il desiderio del Padre.
E non solo: «Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Dio non si risparmia e con l’uomo si mette in gioco totalmente: come Padre, come Figlio, come Spirito Santo, quello Spirito “compagno di strada” che ci aiuta a guardare avanti, a generare vita facendo memoria di ogni Parola, di ogni passaggio di Dio nella nostra storia.
Una compagnia! Lo sanno bene gli apostoli che hanno chiara la consapevolezza di un Dio fratello, compagno, pellegrino accanto a loro, con loro: «…lo Spirito Santo e noi…».
E altrettanto chiara la certezza di essere chiamati, come Chiesa, a farsi compagni di ogni uomo, agendo come “cuore solo e anima sola”: Paolo e Barnaba che tornano a Gerusalemme per confrontarsi con gli apostoli e gli anziani, gli apostoli e gli anziani che, non da soli, ma insieme a tutta la Chiesa, prendono decisioni e operano scelte…ciascuno fratello, ciascuno sollecito, ciascuno responsabile…
«La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna», scrive Giovanni nell’Apocalisse. La nostra vita non ha bisogno di alcuna energia artificiale perché «la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello».
Lasciamo che questo Dio che è Padre, che è fratello, che è Consolatore, prenda dimora in noi e dia luce alla nostra intera storia! Perché sia storia d’amore e di vita con Lui!

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