Presto beati i 38 martiri albanesi

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MartiriDi Gergi Meta

Mehr Licht! (Più luce!) Sono state queste le ultime parole pronunciate dall’arcivescovo di Durazzo, Vincenc Prennushi, imprigionato e martirizzato perché non accettò di creare la Chiesa nazionale albanese, separandosi dalla Santa Sede.

Morì il 19 marzo 1949. Ora le sue spoglie sono custodite nella chiesa concattedrale “santa Lucia” di Durazzo, dove fu arcivescovo dal 1940 al 1949. Prennushi morì in cella, sdraiato sulla terra umida, fredda, con i piedi scalzi, proprio come san Francesco, di cui era figlio. Morì invocando la luce, quella luce che lui gode nel cielo.

PrennushiCollage

Vincenc Prennushi è ora a capo della lista dei martiri albanesi, che presto saranno proclami beati. Papa Francesco ha, infatti, autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a pubblicare il decreto riguardante il loro martirio. La Chiesa albanese è molto grata al Santo Padre per questo dono, che si aggiunge all’altro: la prossima canonizzazione (4 settembre) di Madre Teresa, figlia della nostra terra.
Prennushi e i 37 compagni, uccisi tra il 1945 e il 1974, hanno ciascuno una loro storia, una terribile storia di sofferenza, ma anche di testimonianza coraggiosa.

Trentotto nomi che parlano…

Martiri albanesi

Scorrendo l’elenco, si trovano i nomi di due parroci dell’allora cattedrale “santa Lucia”: don Anton Zogaj, fucilato nei pressi di Durazzo e sepolto non si sa ancora dove, e monsignor Jul Bonati, rinchiuso in un manicomio negli ultimi anni di prigione.
Ci sono anche i nomi di alcuni laici: Fran Mirakaj, Qerim Sadiku, il seminarista Mark Ccuni e l’unica donna, Marie Tuci, la novizia stimmatina, uccisa in un modo terribile: nuda, rinchiusa in un sacco con un gatto, che le graffiava il corpo.

In questi anni mi è capitato spesso di ascoltare il racconto di chi ha conosciuto questi martiri. A Durazzo ci sono molte persone che ricordano ancora monsignor Prennushi. Gli anziani, più volte, mi hanno testimoniato che il vescovo cattolico amava passeggiare per le strade dell’allora Durrws (Durazzo) insieme al parroco ortodosso, pope Erasmo, e all’imam della città, Mustafa Varoshi. In molti sottolineano anche la bontà d’animo del vescovo Vincenc: nelle lettere ai suoi preti traspare tutta la sua premura e la sua cura pastorale. Frequentemente visitava le parrocchie della diocesi di cui era pastore – la più antica dell’Albania – e si fermava in modo paterno con tutti i fedeli. Insomma… una figura, insieme agli altri 37 martiri, da custodire nel cuore della nostra terra, bagnata dal loro sangue.

Da custodire e far rivivere in ogni albanese!

Fedeli a Cristo e alla Chiesa! Sono un faro per tutti noi. Un esempio da imitare: nelle prove il Signore è sempre vicino al suo popolo.

Tra pochi giorni si terrà l’assemblea plenaria della Conferenza episcopale albanese (Cea) durante la quale probabilmente verrà fissata la data della cerimonia che sarà in Albania. Mehr Licht! (Più luce!)

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