Monache Clarisse: l’amore è capace di trasformare la tenebra in luogo di dono

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abbraccioDIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza sulle letture di domenica 24 aprile, quarta domenica di Pasqua.

Cielo nuovo, terra nuova, Gerusalemme nuova, comandamento nuovo…in cosa consiste la novità che la liturgia di questa domenica ripetutamente ci propone?
«…che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri».
E’ la novità del Dio che ha piantato la sua tenda in mezzo a noi, che ha scelto di abitare con noi, suo popolo; è la scelta di amore di un Dio che, come dice San Giovanni nel libro dell’Apocalisse riferendosi agli uomini, «asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno».
E’ l’amore dello sposo per la sposa, l’amore più forte della morte, l’amore di chi si consegna volontariamente, l’amore capace di passare attraverso il tradimento, quello di Giuda che esce dal cenacolo e dalla comunità, e capace di trasformare la tenebra in luogo di dono, di gratuità, di luce.
E’ proprio questa novità dell’amore, l’ora della glorificazione di Dio, della manifestazione della sua gloria, del suo peso, l’ora, il tempo, il modo in cui si manifesta al mondo nella sua vera gloria, che è quella d’amare, la stessa gloria che trasfigurerà Gesù pur nel momento del suo massimo fallimento.
E per ciascuno di noi, come per i discepoli, il primo invito è quello ad accogliere questo amore, un amore che non guarda mai al passato ma apre sempre strade e possibilità di cammino, un amore che chiede incessantemente di essere condiviso, donato, elargito a piene mani, “sprecato”, così come Gesù ha condiviso, donato, elargito a piene mani, “sprecato” il suo amore, tutto ciò che è, con ciascun uomo, per ciascun uomo.
Perché, leggiamo nel Vangelo, «da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
E’ ancora quell’Amore, sperimentato, vissuto e totalizzante che Paolo e Barnaba ora testimoniano senza sosta percorrendo strade, solcando mari, attraversando città, incontrando e visitando comunità, parlando a tutti coloro che incontrano di «tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro», per loro, con loro.
«Per far conoscere agli uomini le tue imprese e la splendida gloria del tuo regno»: un regno di misericordia e di pietà, di bontà e di tenerezza, il regno che, nell’Amore, fa nuove tutte le cose.

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