Sempre di più i migranti che bussano alle porte degli “Avvocati di strada”

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poveriDi Fabio Mandato

Alla fine dell’assemblea nazionale annuale di “Avvocato di strada” a Bologna c’è un piccolo dono per il centinaio abbondante di legali presenti: un portacarta d’identità in plastica. Il significato lo spiega lo stesso presidente dell’associazione, l’avvocato Antonio Mumolo: “uno dei temi di maggiore discussione è relativo a residenza, iscrizione all’anagrafe e ottenimento della carta d’identità dei senza fissa dimora, il nostro piccolo regalo vuole essere un segno e una spinta ad impegnarci in questo”. Alle porte delle 41 sedi legate all’associazione (“una ventina nate dalle Caritas diocesane” – prosegue il presidente) bussano spesso persone che una porta d’ingresso non ce l’hanno, che sono costrette a dormire all’addiaccio, nelle stazioni, sulle panchine, sui marciapiedi. Fra le domande che hanno, spiccano proprio quelle relative alla residenza nel comune dove vivono. Ma la legge ad hoc è interpretabile – testimoniano i volontari di “Avvocato di strada” – e spesso, per applicarla in senso favorevole al bisognoso, è opportuno ricorrere a “buone prassi” con le istituzioni. L’obiettivo da perseguire? Che tutti vengano censiti. Si chiama “certezza del diritto”, ed è uno dei cardini valoriali dell’ars giuridica.

Tutti i numeri. Secondo il bilancio sociale 2015, il rapporto sul lavoro dell’Associazione, lo scorso anno dai volontari di “Avvocato di strada” (circa 700) sono state aperte 3.475 pratiche in tutto il territorio nazionale. Il totale delle pratiche di diritto civile si attesta a quota 1.577, quello di diritto dei migranti a 1.074, mentre le pratiche penali sono state 373 e quelle di diritto amministrativo 451. Sempre nell’anno trascorso, i cittadini extracomunitari assistiti sono stati 1.946, il 56% del totale, i cittadini italiani 1.077 (31%), quelli europei 452, con una percentuale del 13%. “Anche gli italiani continuano ad aumentare, segno che gli effetti della crisi economica si sentono proprio ora” – spiega Mumolo.
Sbarchi e protezione internazionale. Le cronache quotidiane riportano dei copiosi sbarchi di migranti sulle coste italiane. Una sorte che tocca anzitutto le regioni del Mezzogiorno, per poi estendersi a macchia d’olio a tutta la penisola. Nel corso degli ultimi dodici mesi “Avvocato di strada” ha registrato

un cospicuo aumento delle pratiche inerenti la protezione internazionale, passate dalle 303 del 2014 alle 407 del 2015.

Gli episodi di intolleranza e di trattamenti violenti aumentano nelle zone “calde” del globo, come Kurdistan, Afghanistan, Siria. Secondo l’Eurostat, il numero di domande d’asilo presentate in Italia nel 2014 è stato di 83.245, con un incremento del 31% rispetto all’anno precedente. Quando i giovani giuristi legati all’associazione sono chiamati a raccontare un anno di attività sui territori, emerge proprio l’urgenza di lavorare per l’ottenimento della protezione internazionale. Le testimonianze degli avvocati coordinatori degli sportelli, del nord e del sud, rendono conto degli impegni assunti e delle situazioni particolari. Parlano di volti, di storie, di giovani persi tra le maglie di una burocrazia spesso troppo complessa.

In evidenza c’è la richiesta di asilo al nostro Paese connessa alle questioni relative alla regolarizzazione amministrativa.

Nel corso dell’anno, i volontari di “Avvocato di strada” hanno prestato assistenza a 461 stranieri senza permesso di soggiorno. In aumento invece il numero di domande per l’ottenimento della cittadinanza italiana. Come a dire, spesso sono ai margini delle strade e della società, bussano alle nostre porte: vogliono integrarsi.
Via i luoghi comuni. C’è un dato particolare, invece, riguardo alle pratiche di diritto penale. Sulle 373 situazioni affrontate dagli avvocati di strada, il numero più alto (83) ha riguardato procedimenti in cui il senza dimora ha agito in qualità di persona offesa (per aggressioni, minacce, molestie). “L’idea che gli homeless siano solo soggetti attivi del reato è un luogo comune, mentre notiamo come nelle questioni in cui siano stati essi a commettere dei reati spesso i giudici applicano l’attenuante della speciale tenuità” – spiega Mumolo.
L’impegno continua. C’è una mission da portare avanti. Una rete da consolidare, all’interno della quale ci sono centinaia di giovani entusiasti del servizio al povero nella gratuità. Come conclude Mumolo, “per i poveri la giustizia sembra una chimera, per noi quello che facciamo è un valore, perché non esistono cause perse”.

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