Profughi a Roma e muri in Europa, Bernie Sanders e Amoris laetitia: l’intervista del Papa in aereo

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Lombardi PapaZenit, di Salvatore Cernuzio

Era naturale che nell’intervista sul volo di ritorno da Lesbo le domande dei giornalisti si catalizzassero sulla notizia clou dell’intero viaggio: i 12 profughi che Francesco ha deciso di portare con sé in aereo per accoglierli in Vaticano. Diverse domande si sono incentrate sul tema durante i 25 minuti di colloquio che il Pontefice, come consuetudine, ha concesso ai circa 50 giornalisti che lo accompagnavano nella visita.

Profughi a Roma: “Hanno le carte in regola. Sono figli di Dio. I costi del Vaticano”

Anzitutto il Papa ha chiarito che i criteri con cui le tre famiglie siriane (tutte musulmane) sono state scelte, non erano determinati da fattori religiosi. “Non ho fatto una scelta tra cristiani e musulmani”, ha spiegato, “queste tre avevano le carte in regola, i documenti in regola e si poteva fare. C’erano, ad esempio, due famiglie cristiane, ma non avevano le carte in regola”. “Non è un privilegio – ha aggiunto Bergoglio – tutti e 12 sono figli di Dio. L’unico è privilegio è dei figli di Dio”.

A livello ‘tecnico’, ha proseguito il Papa, “tutte le cose sono state fatte in regola”: “Lo Stato della Città del Vaticano, il governo greco, il governo italiano, tutto è stato ispezionato, tutto, tutto. Sono accolti dal Vaticano, con la collaborazione della Comunità di Sant’Egidio a cercare un posto di lavoro, se c’è, o anche nella manutenzione”. I costi per il sostegno dei profughi spettano quindi al Vaticano e i 12 profughi, tra cui 6 minori, si aggiungono alle due famiglie siriane già accolte nella parrocchia di Sant’Anna e San Pietro.

Bernie Sanders: “Se qualcuno pensa che salutare sia immischiarsi in politica vada dallo psichiatra”

Un altro chiarimento Papa Francesco ha voluto farlo circa il suo incontro di stamane con il candidato alle primarie democratiche per le presidenziali Usa, Bernie Sanders. “Questa mattina – ha riferito – quando uscivo c’era lì il senatore Sanders che era venuto al convegno della Centesimus annus; lui sapeva che io uscivo a quell’ora e ha avuto la gentilezza di salutarmi. Ho salutato a lui, la moglie e un’altra coppia che alloggiavano a Santa Marta, perché tutti i partecipanti, eccetto i due presidenti (Correa e Morales ndr) che credo alloggiassero all’ambasciata, risiedevano a Santa Marta. Io sono sceso, l’ho salutato con la mano e niente di più”. “È educazione si chiama educazione  e ‘non mischiarsi in politica’….”, ha chiarito il Papa, “se qualcuno pensa che dare un saluto sia immischiarsi in politica gli consiglio di trovare uno psichiatra”.

Viaggio a Lesbo: “Nessuna speculazione politica”

Francesco si è poi soffermato sulla natura del suo viaggio a Lesbo, spiegando di non aver voluto esprimere una critica, attraverso di esso, al recente accordo tra Unione Europea e Turchia. “Non c’è nessuna speculazione politica perché questi accordi tra la Turchia e la Grecia io non li conoscevo bene, li ho visti sui giornali e non posso dire alcuna cosa” ha sottolineato, definendo il suo “un viaggio umanitario” nato dalla “ispirazione” di un suo collaboratore. “Ho accettato subito, perché ho visto che era lo Spirito che parlava”.

Europa: “Oggi esistono i ghetti. Serve educazione a integrazione”

Il Papa ha poi parlato di “integrazione”, rammentando una parola “che nella nostra cultura attuale sembra essere stata dimenticata dopo la guerra: oggi esistono i ghetti!”. Ha quindi chiesto all’Europa di “riprendere questa capacità che ha sempre avuto di integrare”. “Alcuni dei terroristi che hanno fatto atti terroristici sono figli e nipoti dei paesi in Europa. Cosa è successo? Non c’è stata una politica di integrazione…”, ha detto e ha ricordato che l’aver accolto in passato altre popolazioni nomadi “ha arricchito la cultura” del Vecchio Continente.

“Chiudere le frontiere non risolve niente”

Secondo il Pontefice, c’è bisogno “di un insegnamento e di un’educazione all’integrazione”. Al contempo, è necessario avere “una grande responsabilità nell’accoglienza”. “Capisco i governi e anche i popoli che hanno una certa paura”, ha ammesso; tuttavia bisogna capire come “integrare questa gente al Nord”. Anche perché “fare i muri non è una soluzione. Abbiamo visto nel secolo scorso la caduta di uno, non risolve niente… Dobbiamo fare ponti, ma i ponti si fanno con intelligenza, si fanno con dialogo e integrazione”.  “Chiudere le frontiere non risolve niente, perché quella chiusura alla lunga fa male al proprio popolo”, ha ribadito Papa Francesco. L’Europa deve perciò “fare urgentemente politiche di accoglienza, di integrazione, di lavoro, di crescita, di riforma dell’economia”. Sono questi tutti i ponti oggi necessari.

“I bambini soffrono. Oggi al campo c’era da piangere…”

Necessari a dare una speranza a gente come quella incontrata oggi nel campo profughi Moría. Il Papa ha confessato di essersi commosso nell’osservare certe scene: “C’era da piangere” ha detto, mostrando ai giornalisti alcuni disegni donatigli dai piccoli attraverso cui esprimono i loro desideri. “Cosa vogliono i bambini? Vogliono la pace, perché soffrono…”. Soffrono nell’aver vissuto drammi come vedere i loro coetanei annegare: “Questo i bambini lo hanno nel cuore, hanno in memoria questo e ci vorrà tempo per elaborarlo”. Francesco ne ha mostrato un disegno in particolare di un sole che piange: “Ma se il sole è capace di piangere anche a noi una lacrima ci farà bene”, ha commentato.

 “Sarebbe salutare per i fabbricanti d’armi andare tra i rifugiati”

In quel campo che raccoglie tanti drammi umani Bergoglio ci manderebbe i fabbricanti d’armi: “Per loro sarebbe salutare”. Interrogato sulle cause dell’emergenza migrazioni, ha denunciato le guerre e la fame, entrambi “effetto dello sfruttamento della terra”. Spiegando invece il concetto di “austerità”, ha chiarito che esso “ha significati diversi: economicamente significa un capitolo di un programma, politicamente un’altra cosa, spiritualmente un’altra ancora. Quando io parlo di austerità parlo di spreco. Ho sentito dire in una riunione che con lo spreco di un pasto si potrebbe placare tutta la fame. E noi, a casa nostra, quanti sprechi facciamo senza volerlo…”. Allora “fermiamoci e viviamo un po’ più austeramente”.

Amoris laetitia: “I media non si accorgono dei veri problemi”

Non sono mancate, durante l’intervista, due domande sulla Amoris laetitia, l’esortazione apostolica post-sinodale pubblicata l’8 aprile. Il discorso è caduto ovviamente sui pareri discordanti circa l’accesso ai sacramenti per divorziati risposati, tra chi sostiene che tutto è cambiato e chi afferma che nulla è cambiato. Raccomandando di leggere la presentazione del cardinale Schonborn, “un grande teologo” che “conosce bene la dottrina della fede”, Francesco ha citato Benedetto XVI quando, parlando del Concilio Vaticano II, affermava che esistessero due Concili: “quello che si faceva nella basilica di San Pietro e l’altro che si faceva tra i media”.

Divorziati risposati: “Non ricordo nessuna nota”

La stessa sorte è accaduta ai due Sinodi. “Quando io ho convocato il primo sinodo – ha detto – la grande preoccupazione della maggioranza dei media era ‘potranno fare la comunione i divorziati risposati?’. E siccome io non sono santo questo mi ha dato un po’ di fastidio e poi un po’ di tristezza”. “I media che dicono questo non si accorgono che quello non è il problema importante”, ha aggiunto il Pontefice. Non si accorgono che “la famiglia, base della società, è in crisi in tutto il mondo”, che “i giovani non vogliono sposarsi”, che c’è un calo di natalità in Europa “da piangere”, che manca il lavoro al punto che i genitori sono costretti a fare due lavori e far crescere da soli i loro bambini. No, quello di cui si accorgono i media è di una nota sui divorziati risposati. Una nota che il Papa neppure ricorda: “Io non ricordo quella nota” ha detto, “ma sicuramente se una cosa è in nota è perché è una citazione della Evangelii Gaudium. Sicuramente ci deve essere, non ricordo il numero, ma sicuramente c’è”.

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