Lesbo: tra gli incontri del Papa, una storia di martirio

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AngelusZenit di Luca Marcolivio

Il giorno dopo la grande emozione dell’incontro con i rifugiati nell’isola Lesbo, papa Francesco ha ringraziato quanti lo hanno “accompagnato con la preghiera” nella sua breve visita pastorale.

Al termine del Regina Caeli di oggi, il Santo Padre ha rievocato l’esperienza di ieri, sottolineando di aver portato la “solidarietà della Chiesa” ai profughi e al popolo greco, assieme al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e all’arcivescovo di Atene, Ieronymus, “a significare l’unità di tutti i discepoli del Signore”.

A braccio, Francesco ha proseguito nel suo racconto della visita al campo di Moria, popolato da profughi provenienti “da Siria, Iraq, Afghanistan, dall’Africa, da tanti paesi…”. Lì il Papa, il patriarca e l’arcivescovo hanno salutato personalmente “uno ad uno” circa 300 di questi sfortunati.

“Tanti di loro erano bambini – ha detto -. Alcuni di loro hanno assistito alla morte dei genitori e dei compagni, alcuni di loro morti annegati in mare. Ho visto tanto dolore”.

Un incontro ha particolarmente toccato Bergoglio: quello con “un uomo giovane, meno di quarant’anni”, accompagnato dai suoi due figli. Musulmano, sposato con una cristiana, il rifugiato ha raccontato la sua tragica vicenda al Santo Padre: “Si amavano e si rispettavano a vicenda”, prima che lei fosse “sgozzata dai terroristi, perché non ha voluto rinnegare Cristo e abbandonare la sua fede. È una martire e quell’uomo piangeva tanto…”.

Di seguito, il Pontefice ha chiesto una preghiera per le popolazioni dell’Ecuador e del Giappone, colpite da un “violento terremoto”, che ha causato “vittime e ingenti danni”, perché “l’aiuto di Dio e dei fratelli dia loro forza e sostegno”.

Un saluto è stato rivolto dal Papa agli undici novelli sacerdoti da lui ordinati stamattina nella basilica di San Pietro, in occasione della 53° Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, invitando poi “tutti i sacerdoti e i seminaristi a partecipare al loro Giubileo, nei primi tre giorni di giugno”.

Ai giovani, ai ragazzi e alla ragazze presenti in piazza San Pietro, il Pontefice ha detto: “Pensate se il Signore non vi chiama a consacrare la vita sia nel sacerdozio, sia nella vita consacrata”

Non sono mancate, in conclusione, parole di vicinanza “alle tante famiglie preoccupate per il problema del lavoro”, con particolare riferimento “alla situazione precaria dei lavoratori italiani dei call center”, per i quali il Santo Padre ha auspicato che “su tutto prevalga sempre la dignità della persona umana e non gli interessi particolari”.

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