Se il comico si ritrova alleato dei populisti in salsa europea. Siamo sicuri che sia proprio questo il suo mestiere?

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CrozzaDi Gianni Borsa

Ci sono tanti modi per parlare di Europa e per raccontarne le tortuose vicende politiche. Se ne possono considerare, ad esempio, la complessità (ogni cronaca politica è complessa per sua natura; si tratta semmai di semplificare senza banalizzare), la rilevanza sugli scenari globali, le ricadute sulla vita dei cittadini; e, ancora, i tentativi – non sempre riusciti – di rispondere a sfide epocali, dalla crisi economica a quella migratoria, dalla impervia costruzione di un mercato unico a una Unione dell’energia, fino alle decisioni relative alla politica agricola o industriale su scala continentale, all’Erasmus o alla protezione dei consumatori…
Insomma, c’è una maniera di trattare l’Unione europea tenendo conto che essa è una impresa che riguarda 28 diversi Stati, con altrettante identità nazionali e interessi specifici, con i rispettivi sistemi legislativi, con 28 economie differenti, con 24 lingue ufficiali… Senza trascurare ovviamente il rapporto tra i Ventotto e le istituzioni comunitarie (Europarlamento, Consiglio europeo, Consiglio dei ministri Ue, Commissione, Corte di giustizia, Bce). Ed evitando di dimenticare che questo articolato cantiere deve fare i conti con il “resto del mondo”: i Paesi terzi, i competitori economici, gli altri organismi internazionali (Onu, Nato, G7, G20…).

C’è poi tutt’altro modo per discettare d’Europa, affidandosi al pressapochismo, agli slogan, alle critiche di chi non conosce, o finge di conoscere, la complessità della “casa comune”, limitandosi a divulgare ovvietà e a seminare paure e zizzania a partire da una disinformazione interessata e, per questo, colpevole.

In tale secondo fronte si collocano spesso i media – chi scrive fatica a quadrare i conti con il serale esame di coscienza – e tanti politici (si pensi solamente al “muro” austriaco al Brennero in vista delle elezioni presidenziali del 24 aprile o al miope referendum britannico sul Brexit del 23 giugno). Ma anche tanti comici si ascrivono alla categoria di chi “spara sulla Croce rossa”, prendendo di mira una “Europa” non ben precisata nelle responsabilità e nelle competenze, che sono precisamente divise tra Ue e Stati membri.
Il 12 aprile, dagli schermi de “La7”, se ne è avuta ulteriore conferma. Maurizio Crozza (uno dei comici più arguti del panorama italiano), partendo dalla edificazione della barriera al Brennero da parte dell’Austria, ha affermato: “Un muro? Ma l’Europa non dice niente?… Europa, ma tu, a che m… servi? (applausi del pubblico in studio) Europa, ti rendi conto che tu hai la stessa utilità di un cane da tartufi su una barca. Ci scassi continuamente la m… sulla lunghezza delle nostre vongole e poi non dici niente se un Paese si blinda dietro un muro? Sarà più lungo un muro di una vongola!”.

La battuta farebbe sorridere (linguaggio a parte), se dietro non ci fossero il dramma dei migranti,

le difficoltà politiche e diplomatiche con le quali Ue e Stati membri si stanno ponendo (o sottraendo) di fronte al problema, i tentativi – talvolta utili altre volte insufficienti o maldestri – di realizzare una politica migratoria comune, che finora non esiste proprio per il “no” reiterato da taluni Governi. Ma una battuta pronunciata da un comico dal pulpito televisivo quanto peso ha sull’opinione pubblica? Quale il suo potenziale di convincimento sui giovani o sui cittadini meno addentro alle vicende politiche?  Così si scopre che si può essere populisti in tanti modi, anche tentando, col sorriso, di dare la sveglia all’Europa.

E per non essere fraintesi: auguri a Maurizio Crozza per tante prime serate di successo. E stia tranquillo: sta simpatico pure a noi. Anche quando, a pelle, ci sembra che porti l’acqua all’esercito dei populisti che cresce in Italia e in Europa. Ma lui è un comico, cosa possiamo chiedergli? Responsabilità? No, solo sberleffi. Che gli auguriamo siano sempre ben mirati.

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