FOTO Vescovo Carlo Bresciani: le piccole cose ci dimostrano come l’amore di Gesù sia concreto verso di noi

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Di Sara Di Simplicio, Simone Incicco e Federico Del Zompo

DIOCESI – Domenica 10 Aprile si è conclusa la 73° “Settimana Eucaristica” organizzata dai Padri Sacramentini della nostra Diocesi.

Alle ore 21.00 si è tenuta la solenne celebrazione presieduta dal Vescovo Carlo Bresciani che durante l’omelia ha affermato (trascrizione n.d.r.): In questo brano c’è qualcosa che ci rimanda ad approfondire ulteriormente sia il nostro rapporto con il Signore sia il modo nel quale il Signore si rende presente in mezzo a noi. Qui ci viene detto che i discepoli, dopo che Gesù è risorto, tornano in Galilea dove riprendono a fare il loro lavoro di pescatori: sul lago di Tiberiade, poi, arriva Gesù che dice loro di gettare le reti dall’altra parte. Finita la pesca, però, i discepoli trovano Gesù che ha già acceso un fuoco con del pesce e del pane. Gesù ha preparato loro da mangiare mentre loro erano a pescare: li ha preceduti mettendo a cuocere un pane che non è stato portato da loro ma è un dono del Signore. Quello che qui si vuole dire è che il Signore ci precede sempre, è Lui che prepara per noi il piatto come fa esattamente nell’Eucarestia: Egli si dona prima che noi facciamo qualcosa per Lui. L’amore è così, l’amore precede e non aspetta che sia l’altro a fare per rispondere. L’amore anticipa il dono e qui Gesù lo fa in due modi: prima aiuta i discepoli con una pesca miracolosa di 153 grossi pesci dopo una notte infruttuosa e poi dà loro da mangiare.
Ecco l’attenzione dell’amore, le piccole cose che sono importanti e che ci dimostrano come l’amore di Gesù sia concreto verso di noi: Lui si preoccupa e ci precede con molta semplicità. Per capire l’amore di Gesù e il mistero eucaristico con il quale Lui ci viene incontro bisogna saper quindi scoprire l’amore anche nei gesti semplici ed umili.
Un secondo aspetto da sottolineare è invece che Gesù, dopo aver dato ai discepoli da mangiare, chiede a Pietro se lo ama, cioè il Signore prima ci dà e poi ci domanda “Voi che avete ricevuto, voi avete capito il dono? Mi amate o vi siete limitati a prendere?”. Il dono di Dio, infatti, se non è accolto con amore non ha raggiunto il suo scopo: esso lo raggiunge solo se è stato accolto con amore e proprio questo Gesù sollecita Pietro, così come ogni giorno sollecita noi. Lui ci chiede se lo amiamo perché quello è il centro della fede (non basta, infatti, sapere di avere un padre se poi non lo si ama) ed è proprio dall’amore che scaturisce poi il tutto, la Chiesa, la missione, cioè solo dopo che Pietro ha detto sì.
L’Eucarestia, cos’, non diventa un semplice gesto ma deve essere ciò che ci porta ad amare Gesù: è come chi mangia nel piatto del padre senza avere verso di lui un minimo di riconoscenza. A volte si rischia di fare così, di prendere il dono ma di lasciare il nostro cuore freddo, incapace di amare Dio oppure capace di metterlo all’ultimo posto. E dal riconoscimento dell’amore che scatta la missione: “se mi ami, perché ti nascondi, perché hai paura di parlare di me agli altri?”. Davanti, infatti, ad un ragazzo che, pur dicendo di amare la sua ragazza, non riesce a parlarne davanti agli altri noi diremmo “che amore è!?
A volte proprio questa è la debolezza di noi cristiani: non abbiamo più il coraggio di amare Dio e Gesù. E così tutto resta incompiuto perché, nonostante Dio continui a preparare per noi il fuoco, il pane, il cibo, il nostro modo di prenderlo non è un modo d’amore ma rimane freddo. Così Gesù lo chiede per ben tre volte a Pietro quasi a volergli dire “Scolpiscitelo dentro questo amore” perché è così che si costruisce la Chiesa. Questo è il modo di affidare la fede al sacramento eucaristico che diventa l’incontro con Colui che ami e quando incontri qualcuno che si ama si è contenti e non diventa neanche un peso. Abbiamo celebrato questa settimana eucaristica, appunto, per ravvivare questo nostro amore e per trovare nell’Eucarestia il cibo che ci mette in cammino e che ha dato poi a Pietro la capacità di pascere, di andare, il coraggio di essere testimone anche davanti alle minacce e alla flagellazione. L’amore di Pietro era così grande che non si è fermato davanti a nulla, anzi Pietro si dice addirittura contento dell’amore che portava dentro.
Stasera chiediamo, dunque, al Signore che l’Eucarestia possa riaccendere dentro di noi un po’ di quel fuoco d’amore per Lui: se si riaccende, diventeremo davvero una vera comunità nel Signore, una vera Chiesa che diventa segno vero della presenza del Signore oggi che ci trasforma. Solo così potremmo, invece che scappare, accogliere davvero ciò che il Signore ha preparato per noi con la gioia di sapere che Lui ci precede con amore.

Noi siamo preceduti dall’amore di Dio, di Gesù: godiamo di questo amore ma diventiamone anche portatori a coloro che questo amore o non lo conoscono o non riescono a goderne. Questa è una grande opera di misericordia, più grande forse di dare il pane perché il pane nutre solo il corpo e se non nutriamo anche lo Spirito rimarremo sempre poveri. Diciamo, dunque, grazie al Signore perché, nonostante tutto, continua a essere presente in mezzo a noi e a volerci bene.

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