FOTO Cresima a Cupra Marittima, Paolo Ignazi ci racconta cosa vuol dire essere catechista oggi

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CUPRA MARITTIMA – Pubblichiamo la lettera di Poalo Ignazi.
Paolo: “Un’ora. Un’ora sola a settimana.
Questo è lo spazio concesso a me, catechista, dalla vita di un bambino prima e di un adolescente poi.
È vero, ci sono tante altre occasioni per stare insieme, come la recita di Natale, il mercatino di beneficenza, la raccolta viveri per la Caritas, i commenti, le condivisioni e i richiami nel gruppo di catechismo su whatsapp.
Ma quell’ora che un giorno su sette ho da passare con loro, durante la quale stargli di fronte guardandoli negli occhi uno ad uno, quella, lo capisco sin dall’inizio di questa meravigliosa e impegnativa esperienza, è l’unico vero momento che riesco a salvare tra il lavoro che mi impegna fino a tardi, la famiglia che mi chiede di esserci, le serate passate a preparare quello che dirò ai ragazzi nel prossimo incontro.
E allora devo sfruttarla bene. Devo fargli conoscere Gesù. Devo tentare, almeno.
Conosco solo un modo per arrivare a tanto: dirgli cosa ha affascinato me.
Siamo in quattro ad aver accompagnato alla Cresima i ragazzi che domenica 10 aprile hanno ricevuto lo Spirito Santo.
Quattro persone diverse, anche nel temperamento; quattro storie diverse; quattro peccatori diversi; quattro “me” affascinati da Cristo in momenti diversi della vita.
Ognuno, nel modo che gli è proprio, potremmo dire unico e irripetibile, in questi ultimi anni, ha speso la sua ora settimanale, ha giocato le sue carte migliori, ha aperto e condiviso il proprio cuore con questi ragazzi solo per dire a ciascuno di loro da Chi è stata attratta la propria vita, da quale Presenza è stata cambiata, quale risposta ha incontrato la domanda di felicità che ci divora, tutti, come un fuoco ogni momento.
Così hanno conosciuto persone come noi, in carne ed ossa, attratte dalla bellezza dell’annuncio, della vita, della persona di Gesù.
Hanno ascoltato parlare il card. Van Thuan, prigioniero per 13 anni in Vietnam; hanno guardato ChiaraLuceBadano, stroncata giovanissima dal cancro, vivere la sua vita e la malattia con una gioia incredibile, fino all’ultimo; hanno seguito Giuseppe Moscati, medico e ricercatore di fama, in mezzo ai suoi poveri; hanno visto Edimar, ragazzino brasiliano che voleva cambiare vita, morire per essersi rifiutato di uccidere.
Ogni incontro è stato una possibilità di scoprire e confrontarsi con tanti, tantissimi amici e amiche che ci hanno preceduto o accompagnato nel cammino terreno, molto diversi tra loro, ma legati dal comune desiderio di non sprecare la propria vita, di renderla grande, di essere felici.
Stimolare, provocare delle discussioni su questo non è stato facile, perché esprimersi su cose serie a questa età (ricordo che era difficile anche per noi, tra ragazzi) non è facile, e la paura di aprirsi e sembrare troppo serio o sensibile agli occhi del gruppo vince quasi sempre.
Per noi, invece, la sfida è consistita spesso nel continuare nonostante il dubbio, sempre in agguato, che la debole risposta dei ragazzi dipendesse da noi; e nel chiederci se e fino a che punto ciò che gli stavamo donando fosse vero per noi, nella nostra vita, coi nostri colleghi di lavoro.
Il commento di una mamma, l’altro giorno, ci ha fatto pensare che forse, indegnamente, siamo serviti allo scopo: “…solo a nominarvi a mia figlia le sorridono gli occhi”.
La nostra speranza, il nostro desiderio e il nostro augurio è che, attraverso i nostri, gli occhi di tutti questi ragazzi possano aver incontrato quelli di un Altro.
Ecco, molto in breve, cosa è stato il cammino di questi anni.
Un cammino compiuto con difficoltà e fatica, ma fiduciosi nell’opera e nella forza di un Altro; consapevoli di essere inadeguati al compito, ma coscienti di essere stati, in qualche modo, immeritatamente chiamati a portarlo a termine.
Fino a questo avvenimento: 48 ragazzi che ricevono in dono lo Spirito Santo, per mano del loro vescovo, mons. Bresciani, di fronte ai loro familiari e alla comunità di Cupra Marittima.
Cerimonia stupenda, bellissima, perfetta.
Sapete perché?
C’era Gesù”.

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