“Strana… mente artista” a tu per tu con Giuseppe Mariucci

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Mariucci Mariucci2Di Carlo Gentili, leggi le precedenti interviste, clicca qui

MONTELPARO – Mi dicono di avere tanti, troppi interessi! Ancora oggi, alla mia età, se posso, cerco di non lasciare indietro nulla! Prima di tutto, però, mi interessa ovviamente la mia famiglia, mia moglie, i miei figli e la mia adorata nipotina! E poi Montelparo: il mio paese! Forse con un fare troppo di parte, ma il mio scopo è che le sue bellezze artistiche, il suo fervore culturale e, perché no, la sua predisposizione per il Turismo, vengano costantemente sottolineati!

Gli studi e il lavoro mi hanno condizionato, senza rinnegare o rimpiangere nulla, a una vita passata a far di conto, bilanci, revisioni contabili, libri paga e dirigenze amministrative. Anche se una certa attrazione per le manifestazioni artistiche in generale, e di comunicazione in particolare, l’ho sempre sentita! Non avrei mai immaginato che, oramai sulla quarantina, nella mia vita quotidiana potesse entrare a far parte, però, il teatro con una così importante e dirompente presenza! E il teatro entrò “violentemente” in una domenica di Maggio del 1993. Quel giorno mi fu chiesto di collaborare a metter su una formazione che fosse capace di portare sulla scena, nel mese di agosto, qualcosa che facesse sentire la presenza del nostro paese in una manifestazione teatrale. Per la prima volta, infatti, e per volere dell’allora Amministrazione Comunale, si sarebbe svolta nel Chiostro del Convento Agostiniano di Montelparo una rassegna di Teatro Amatoriale: IL CHIOSTRO D’ORO!

Dalla richiesta di collaborazione all’impegno in primissima persona (ma poi seppi coinvolgere tutta la mia famiglia: moglie, figli, genero e nuora!) passarono solo alcuni secondi! Da quel giorno la mia vita, e quella della mia famiglia, fu inesorabilmente diversa! A volte complicata, ma affascinante!

Con la vostra compagnia teatrale avete girato l’Italia. Ci racconti come nasce una compagnia teatrale, l’entusiasmo della rappresentazione.  Dai silenzi della provincia alle rappresentazioni nelle città.
La nostra compagnia nasce anche per le esigenze di cui ho detto sopra, ma affermare che fummo subito competitivi e perfetti sarebbe oltremodo esagerato! Dalle prime difficoltà di capire come si dovesse fare l’attore non fu facile venir fuori. Tanti di noi avevano innate le qualità necessarie che fanno di una persona normale un buon attore (Danilo Cappella , per esempio). Ad iniziare da me, però, bisognava convincersi  che c’era molto da lavorare! L’entusiasmo fu subito enorme, ma da qui ad avere la pretesa di salire in palcoscenico, interessare il pubblico e farlo anche divertire, ce ne vuole! Intanto capimmo subito che il Teatro sarebbe stato un’occasione per socializzare, per conoscerci, per frequentarci ed anche per far conoscere questo nostro meraviglioso paese. Trovammo dei testi dialettali che all’epoca andavano di moda e che tante altre formazioni mettevano in scena. Lo facemmo anche noi, ma non eravamo assolutamente soddisfatti: come si deve andare in scena, com’è possibile convincere il pubblico di quanto proponi, come  si potevano risolvere i problemi delle scenografie, delle musiche, delle questioni tecniche? La voglia di fare, l’entusiasmo del contatto con il pubblico e la novità ci elettrizzavano! Eravamo però coscienti che qualcosa andava fatto per svoltare e presentarci, finalmente al pubblico, altamente  professionali e convincenti.

Dopo un paio d’anni, durante i quali mettemmo su spettacoli per una rassegna di sempre maggior successo, due fatti ci diedero quella svolta che aspettavamo e meritavamo!

IL PRIMO fu che (deluso dai testi, inesorabilmente datati, che andavamo rimediando in giro e soprattutto scimmiottando le compagnie che li avevano già rappresentati, ma anche lui convinto delle nostre possibilità artistiche) entrò, nella nostra incredibile iniziativa, un personaggio che avrebbe poi fatto, a sua volta, la storia della scrittura di scena del Teatro Dialettale Amatoriale locale, ma anche Nazionale! Cominciò a scrivere per noi FILIPPO CRUCIANI! Egli, montelparese di nascita e grande professionista nel campo medico nazionale (oggi è il Responsabile della Seconda Clinica Oculistica del Policlinico Umberto Primo di Roma), fu capace di darci, letteralmente, “QUEL PANE” di cui avevamo bisogno!

IL SECONDO fu un’altra eventualità che non avremmo mai pensato né sognato si potesse mai realizzare: L’ISTITUZIONE A MONTELPARO di un CORSO BIENNALE di QUALIFICA PROFESSIONALE di ATTORE organizzato dalla Scuola Professionale Regionale di S. Elpidio a Mare finanziato con i fondi della Comunità Europea! Questo corso, dopo un durissimo periodo formativo (non senza aver prima superato un impegnativo esame finale) fece conseguire, a sedici nostri compaesani tra cui il sottoscritto, la qualifica suddetta!

Da qui la svolta! Nonostante fossimo in grado, dopo la formazione, di rappresentare dignitosamente in lingua, decidemmo, vista la validità dei testi di Filippo, unici e affascinanti, e soprattutto scritti per noi, di affrontare il pubblico esprimendoci nella nostra Lingua: il Dialetto! Le capacità degli interpreti poi, finalmente all’altezza di un palcoscenico nonostante l’amatorialità, ci portarono a dover rispondere, a sempre crescenti richieste di messe in scena in tutta la Regione Marche e in tante altre Regioni Italiane! Per anni abbiamo rappresentato, con grandissimo successo, spettacoli messi su in splendidi teatri di molte Regioni Italiane e, soprattutto, a Roma e nel Lazio in particolare, per i Marchigiani qui residenti:  la  soddisfazione in tutti noi è facilmente immaginabile!

Chi è l’attore: ” uno, nessuno centomila”? Recita, quindi entra in un irreversibile processo di finzione o rimane sempre se stesso?  Nella vita “normale” chi è un attore? Recita solo in teatro? Siamo tutti attori? Perché è così importante fare teatro? Perché si propone il teatro a bambini e adulti? Che cosa vi si può attingere di così utile?
Quando si parla di teatro, spesso ci si spaventa! Dicono, bambini e adulti: “…no, io non so recitare, mi vergogno, non sono capace…”.

Il teatro, inteso come attività espressiva, non è qualcosa di così lontano da noi o qualcosa che appartiene solo ai più spigliati, anzi! Fa parte di ogni individuo.

Sembrerà strano, ma nella vita di tutti i giorni, tutti recitiamo un ruolo, grandi e piccini, a seconda del contesto in cui ci troviamo a vivere. Siamo figli, fratelli, genitori, amici, mariti, studenti…! Oppure interpretiamo il ruolo di qualcun altro quando raccontiamo un episodio, attraverso il discorso diretto: “..poi mi ha detto furioso: se non la smetti ti caccio di casa!..”cambiando toni di voce e usando la mimica.

Soprattutto però, tutti da bambini abbiamo recitato o, per meglio dire, improvvisato; lo abbiamo fatto attraverso il gioco: “…facciamo finta che tu eri la mamma ed io la figlia…” o “…io ero il poliziotto e tu il ladro..”.

Con frasi come queste i bambini, giocando, si distribuiscono le parti e si danno dei ruoli.

Questo immergersi continuamente nella finzione permette di esprimersi, di parlare di se stessi e, con il “gioco dei ruoli”, di riscoprire la propria identità e di riappropriarsi del proprio autentico ruolo nella società. E quindi? SIAMO TUTTI ATTORI!

Il teatro, inteso come tavole di palcoscenico, è soltanto il luogo per eccellenza dove la finzione si realizza “qui e ora”!

Se dovessi spiegare in poche righe il tuo pensiero artistico ad un ragazzino , cosa gli diresti? Come trasmettere la bellezza del teatro ai giovani? Quali mezzi e strategie utilizzare? Quali i vantaggi? Valore formativo da perseguire?
Il teatro e il cinema nelle scuole: nuovi canali di diffusione video e nuovi linguaggi.
Non avevamo ancora portato a termine il Corso per Attori, che iniziarono a piovere, sulla nostra Associazione, proposte di Formazione Teatrale da fare nelle scuole. Erano Direttori Didattici e Presidi illuminati e convinti dell’utilità e della necessità di un Laboratorio Teatrale inteso quale percorso di Animazione teatrale che avvicinasse i bambini al “fare teatro” giocando.Avremmo dovuto condurre i bambini e i ragazzi alla conoscenza di se stessi giocando ed esprimendosi attraverso l’uso del corpo, della voce, delle proprie emozioni e della propria creatività. Il teatro aiuta a vincere timori e timidezze che si hanno al pensiero di doversi esprimere di fronte a tanta gente. Insegna ad acquisire sicurezza nelle proprie capacità linguistico-espressive. Giocando con la voce sulla parola e il suono si dà la possibilità ai bambini di parlare di se stessi di fronte ad un gruppo in modo comprensibile ed espressivo, usando differenti toni, volumi e ritmi. Giocando con il corpo s’impara a conoscerlo e ad averne consapevolezza; prendere consapevolezza della propria fisicità significa imparare a osservarsi riscoprendo le singole parti del proprio corpo e imparare ad utilizzarle. Il lavoro è di conoscenza dello spazio, di se stessi nello spazio e di conoscenza e percezione dell’altro, del compagno. Il teatro aiuta a capire come ci si possa esprimere anche attraverso un linguaggio non verbale che è quello corporeo. L’aspetto della fisicità è sempre più limitato nel vivere quotidiano anche dei bambini; il computer occupa gran parte della vita del bambino…nell’uso del computer il corpo è dimenticato, esiste solo la digitalità, (mani-tastiera).

E poi c’è il lavoro sulle emozioni: perché il teatro è fatto di emozioni, quelle che l’attore esprime sul palcoscenico e quelle che egli suscita nello spettatore come uno scambio di energie tra il pubblico e “chi sta sopra”. I bambini e i ragazzi imparano a riconoscere le emozioni, a dare parola a esse, ad interpretarle sul palco ed infine a dipingerle!

Alla base del lavoro teatrale, inoltre, c’è un costante stimolo della creatività e della fantasia attraverso l’improvvisazione scenica, dove, i bambini, inventano situazioni nuove quindi dialoghi e battute; inventano nuovi personaggi; creano, costruiscono e colorano maschere; trasformano, sul palcoscenico, gli oggetti con la fantasia… Un antidoto, dunque, contro l’aridità, il vuoto, la teledipendenza e l’isolamento!

Nel territorio di Ascoli Piceno e Fermo stai collaborando con varie realtà  teatrali rappresentando  25 compagnie. Quale esperienza di vita hai maturato?
Sono oramai venti anni che, una volta entrato con la mia compagnia in un’Associazione a livello regionale, mi occupo anche delle esigenze e dei problemi delle numerose e bravissime compagnie delle nostre due provincie! Sono cresciuto con loro e per loro ho cercato di far comprendere a chi, nei nostri bellissimi paesi, è depositario e custode d’incredibili Teatri Storici e di luoghi fantastici comunque teatrabili, dell’importanza che quei luoghi fossero animati e fruibili. Credo di esserci riuscito se anche recentemente, con l’aiuto di ottimi collaboratori, sono riuscito a organizzare qualcosa come 23 spettacoli teatrali da mettere in scena in due mesi in sette teatri (e di questo si sono subito accorti i “media” e i “giornali” locali che ci hanno subito chiesto interviste e voluto nei loro programmi a spiegare l’iniziativa!). E non finisce qui ovviamente perché l’estate incombe e le piazze reclamano i nostri spettacoli, come anche nell’autunno tanti altri teatri vorranno le nostre compagnie! In questo continuo girovagare tra paesi e teatri ho potuto conoscere tantissimi e bellissimi paesi, incredibili teatri, persone straordinarie e amministratori culturalmente veramente preparati e illuminati!

Nel fare arte nel territorio, la creatività muore o si rinnova? I “silenzi” della provincia rappresentano un limite o uno stimolo? Frustrazione o rilancio dell’immaginazione? La nostra provincia è un guscio vuoto o laboratorio  di talenti da scoprire?
Come accennavo sopra, proporre arte e spettacolo nel nostro territorio, non è assolutamente difficile! La gente è curiosa! Vuole sapere, conoscere, sognare e partecipare! E noi, nel nostro piccolo, possiamo portare tanto di quello che viene chiesto. Con questo siamo capaci anche di sfornare talenti e capacità che altrimenti mai sarebbero emersi. L’Arte Teatrale (ma non solo) per i nostri territori è vita, stimolo, immaginazione, grande risorsa e sollecitazione a crescere intellettualmente e socialmente! Qualche problema, purtroppo, lo troviamo nella scarsità di risorse economiche riservate e destinate alla Cultura in generale e al Teatro in particolare.

Nelle vostre rappresentazioni avete utilizzato scenografie originali dell’artista Giovanni Beato e scritti di Filippo Cruciani. Ci racconti qualche aneddoto….
Per quanto riguarda le scenografie, non mi fu difficile convincere quel grande artista che è Giovanni Beato, nostro amico da una vita e innamoratissimo anche lui del nostro paese, a collaborare per così completare, con i suoi lavori, quanto di artistico eravamo diventati capaci di portare sulle scene. Ecco quindi i suoi indimenticabili lavori per “FRANCUCCIU A LA SIBILLA”, “VASTA CHE U CORE NON DOLLE”….. ed altro ancora! E quelle scenografie non andarono dimenticate o disperse: considerate vere e proprie opere d’arte, furono da noi donate al Comune di Montelparo.

Filippo Cruciani, poi, iniziando a scrivere per noi, ci prese talmente gusto che in pochi anni fu capace di sfornare decine di commedie! Tutte di grande spessore e tutte rivelatesi di successo per la nostra Compagnia Teatrale! I suoi testi sono stati capaci di vincere tantissimi premi e riconoscimenti! Uno per tutti quello che, durante la Festa del Teatro della Federazione Nazionale di Teatro Amatoriale che nel 2008 si svolgeva proprio a San Benedetto Del Tronto, lo vide trionfare (su di una concorrenza qualificata e numerosa) come VINCITORE NAZIONALE DI TESTO TEATRALE INEDITO con “Fra’ Fulgenzio da Camurano”! La motivazione fu: “Interessante per la sapiente ambientazione nel tessuto della tradizione e della religiosità locale, in cui fantasia e realtà storica si fondono e formano un impasto omogeneo”.

La soddisfazione più bella che hai raggiunto od ottenuto attraverso il teatro.
La soddisfazione più bella per un teatrante non può che essere quella del consenso del suo pubblico! Dell’applauso che hai saputo scatenare, della felicità e della complicità che hai saputo creare in chi ti ha seguito durante le due ore che tu hai trascorso sulla scena! Della stretta di mano che lo stesso pubblico vuole nel dopo spettacolo e la riconoscenza che ti esprime visibilmente per avergli concesso quello che hai potuto e saputo fare! Per non parlare dei riconoscimenti individuali e di gruppo! Voglio citare l’enorme soddisfazione che la compagnia ebbe in una messa in scena (DON ERPIDIO) che effettuò in una bellissima località della provincia di Benevento e su di un palcoscenico posto sulla cima di un castello! La nostra preoccupazione, nel proporre una messa in scena in dialetto Montelparese (dell’area Fermano-Maceratese), era quella di riuscire a farci comprendere in una città dove il Dialetto Napoletano la faceva da padrona (nella rassegna, oltre a noi e ad altre provenienti da tutta Italia, c’erano anche due compagnie di Napoli)! Si può facilmente comprendere, quindi, la sorpresa e la grande gioia che provammo quando, durante la cerimonia di premiazione, il presentatore disse: “Vince il Premio del pubblico, la Compagnia IL MURELLO di Montelparo (Fermo) con la commedia “DON ERPIDIO” di Filippo Cruciani”! Eravamo stati, evidentemente, bravi e soprattutto il Pubblico aveva perfettamente capito il nostro modo di esprimerci tanto da individuarci, soprattutto, come i Migliori! Furono poi vinti anche altri premi!

Altra grande soddisfazione ce la riservò quell’ eccezionale attore di Teatro, Cinema, Radio, Doppiaggio che era SILVIO SPACCESI (di origini maceratesi). Ogni volta che la nostra compagnia rappresentava in qualche teatro di Roma, Lui era lì, in prima fila, a sorridere e applaudire. Ci ripeteva in continuazione che eravamo bravissimi e che non avevamo nulla da invidiare a chi, del teatro, aveva fatto una professione! Quel giorno (era l’11 novembre 2007), al Teatro Aloe di Roma, ci diede un eccezionale attestato di stima quando, salito in palcoscenico alla fine della messa in scena e rivolto al pubblico che gremiva  festante la sala, affermò tra l’altro: – “…quanta fatica deve sopportare un “amatoriale” per portare sulle scene questi stupendi lavori. Questi meravigliosi attori, che oggi vedete sulla scena, nella vita fanno un altro lavoro: ma bisogna ammettere che quello che stanno facendo qui oggi, sulle tavole di questo palcoscenico, lo sanno fare proprio bene”-.

Del tuo ruolo di Presidente del Collegio Nazionale dei Revisori Contabili della Federazione Italiana Teatro Amatori, cosa ci racconti?
Qui il teatro c’entra poco! Entra soprattutto in ballo la professione che si esercita. Qualche anno fa lo Stato, fra le tante concessioni riconosciute a una Federazione meritoria e meritevole di attenzione (partner privilegiato, con altra federazione teatrale, per il settore; contributi annuali per l’Attività, ecc.) decise di concedere la possibilità di poter essere finanziati anche con il 5 per mille! Questo comportò l’obbligo, per la Fita, di nominare un collegio sindacale alla cui presidenza doveva essere chiamato un iscritto al relativo registro. Tra gli oltre 21mila soci fui individuato e scelto immediatamente. Porto avanti questo impegno da otto anni. Sono molto soddisfatto del lavoro che negli anni ho svolto. Ho potuto sempre contare su di un Consiglio Direttivo molto capace e attento, e su uno Studio Commerciale sempre all’altezza. Grazie all’insieme di tutto questo abbiamo potuto consolidare notevolmente l’Associazione sia a livello economico sia finanziario, oltre a porla su di un piano di attendibilità e trasparenza notevole.

Arte e spiritualità, misticismo, religiosità: cosa ti affascina maggiormente? Nel teatro hanno un senso? Un futuro?
La cosa più bella del Teatro Amatoriale, soprattutto quello dialettale, è che per esso scrivono tantissimi autori che traggono storie e argomenti dal folclore, dal modo di vivere e di essere della nostra gente. In loro la prima cosa che si nota è la notevole esigenza del soprannaturale, di spiritualità, di religiosità e di misticismo. In molte commedie scritte da autori moderni, per l’amatoriale, tutto ciò è parte integrante ed essenziale della messa in scena. Per esperienza diretta, posso dire che, in quelle da noi rappresentate e scritte da Filippo Cruciani e proprio per la nostra Compagnia, ma con riferimenti al vissuto della nostra gente, non ce n’è una che non sia carica di tutto questo!

Proprio su quest’argomento il Comitato Provinciale Fita di Viterbo, in collaborazione con “Centro Diocesano di Documentazione per la storia e la cultura religiosa – Viterbo- Centro di ricerche per la storia dell’Alto Lazio – Con il patrocinio del Dipartimento di scienze dei beni culturali dell’Università della Tuscia”, organizzò, nel settembre 2013, un convegno di altissimo livello che si tenne a Viterbo, nel Palazzo Papale, con argomento:

“Sacre rappresentazioni e teatro popolare.       Santi patroni e messaggi religiosi nelle rappresentazioni del teatro amatoriale”.

Tra i relatori, tutti di altissimo livello, fu invitato, non a caso, proprio il nostro autore FILIPPO CRUCIANI. E ne ebbe da dire!

Una delle mie più grandi soddisfazioni, nel caso di teatro rievocativo religioso, è stata quella di essere riuscito a portare sulle scene l’atto unico “IL CARDINAL MONTELPARO, UN MARCHIGIANO NELLA ROMA DI SISTO V°”. Scritto anche questo da Filippo Cruciani per il 400° anniversario della morte del Cardinal Gregorio Petrocchini (Camerlengo di Sisto 5°), fu preparato e portato sulle scene (anche all’interno della Chiesa di Sant’Agostino di Montelparo) con l’apporto di attori tra i migliori del panorama amatoriale marchigiano. Il sottoscritto rivestiva i panni di IACUMI’ DE FRICHETTO’-contadino saggio del Cardinal Petrocchini. Per questa messa in scena fu scritta una stupenda colonna sonora dal compositore montelparese Luca Lupi che per la stessa confezionò un particolare e commovente “Pater Noster” cantato dal Soprano Montelparese Letizia Ferracuti.

Anche questi sono i “miracoli d’arte” che riesce a fare il Teatro Amatoriale!

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