Papa Francesco: “Aprite le porte alla Misericordia che ama e cura”

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PapaZenit, Antonio Gaspari

La Misericordia vuole raggiungere le ferite di ciascuno, per medicarle e ogni persona deve diventare buon samaritano che ama senza chiedere nulla in cambio. Questo il messaggio forte e chiaro che Papa Francesco ha lanciato al mondo, nel corso dell’omelia della Messa che si è svolta sul Sagrato di San Pietro a Roma in occasione del Giubileo delle persone che aderiscono alla spiritualità della Divina Misericordia.

In questa seconda domenica di Pasqua in cui San Giovanni Paolo II ha istituito la festa della Divina Misericordia, Francesco ha spiegato che il Vangelo rimane “un libro aperto, dove continuare a scrivere gesti concreti di amore”, che “sono la testimonianza migliore della misericordia”.

In tal ottica – ha aggiunto – “siamo tutti chiamati a diventare scrittori viventi del Vangelo, portatori della Buona Notizia a ogni uomo e donna di oggi”. Non è difficile, “basta mettere in pratica le opere di misericordia corporale e spirituale, che sono lo stile di vita del cristiano”. Perché, ha spiegato il Pontefice, è attraverso questi gesti di amore che si trasmette “la tenerezza e la consolazione di Dio”.

Commentando la lettura del Vangelo odierno, Francesco ha poi rilevato due prospettive: da un lato, il timore dei discepoli che chiudono le porte di casa; dall’altro, la missione che Gesù affida loro, che li invia nel mondo a portare l’annuncio del perdono.

Lo stesso dilemma di oggi: “una lotta interiore tra la chiusura del cuore e la chiamata dell’amore ad aprire le porte chiuse e uscire da noi stessi”, ha sottolineato Bergoglio. Che ha ricordato che “per amore Cristo, è entrato attraverso le porte chiuse del peccato, della morte e degli inferi”. Egli “desidera entrare anche da ciascuno per spalancare le porte chiuse del cuore”.

In questo contesto, “la Risurrezione è il segno che ha vinto la paura e il timore che ci imprigionano”. L’invito è perciò ad uscire da noi stessi, per testimoniare la forza risanatrice dell’amore che ci ha conquistati”. Rivolgendo lo sguardo all’umanità spesso ferita e timorosa, che porta le cicatrici del dolore e dell’incertezza, il Papa ha ribadito che “ogni infermità può trovare nella misericordia di Dio un soccorso efficace”.

La misericordia di Dio – ha assicurato Papa Francesco – “vuole raggiungere le ferite di ciascuno, per medicarle” e “desidera venire incontro a tutte le povertà” per “liberare dalle tante forme di schiavitù che affliggono il nostro mondo”. E toccare e accarezzare le piaghe, le ferite, i mali che affliggono l’umanità, come se fossero quelle di Gesù, “permette alla Misericordia di fluire nel corpo e nell’anima di tanti suoi fratelli e sorelle”.

Di fronte a tante persone che chiedono di essere ascoltate, comprese, curate, bisogna porre “persone con il cuore paziente e aperto”, ha detto il Santo Padre; bisogna essere “buoni samaritani” che conoscono “la compassione e il silenzio dinanzi al mistero del fratello e della sorella”, “senza pretendere nulla in cambio”.

Francesco ha poi parlato di pace, quella promessa da Cristo, spiegando che “non si tratta di una pace negoziata, non è la sospensione di qualcosa che non va”, è la pace che “non divide, ma unisce; è la pace che non lascia soli, ma ci fa sentire accolti e amati; è la pace che permane nel dolore e fa fiorire la speranza”. Una pace che perdona e toglie l’inquietudine dal cuore.

Questa è la missione della Chiesa nel giorno di Pasqua: “Essere portatrice della pace di Cristo” perché i cristiani siano “strumenti di riconciliazione, per portare a tutti il perdono del Padre, per rivelare il suo volto di solo amore nei segni della misericordia”, ha rimarcato il Papa.

E ha concluso ricordando che “la misericordia di Dio è eterna; non finisce, non si esaurisce, non si arrende di fronte alle chiusure, e non si stanca mai”. Essa è “per sempre” e ci fa trovare sostegno nei momenti di prova e di debolezza, perché “siamo certi che Dio non ci abbandona”.

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