Giovanni Paolo IILa sfida dell’amore: ieri come oggi; il matrimonio e la dignità della persona, il desiderio e l’educazione… sono solo alcuni dei “leit motiv” che attraversano le pagine di  “Amore e desiderio” , volume da oggi in libreria con i tipi dell’Editrice La Scuola, che raccoglie interventi del futuro San Giovanni Paolo II , del quale ricorre dopodomani l’undicesimo anniversario della morte. Si tratta di due inediti brevi e incisivi – uno del 1973, l’altro del 1977 – curati da  Giuseppe Mari, ordinario di pedagogia generale all’Università Cattolica e riguardanti un tema di permanente attualità: il nesso tra educazione e amore. Nonostante siano trascorsi più di quarant’anni – in quel periodo Karol Wojtyla era il cardinale arcivescovo di Cracovia – la loro lettura offre diverse indicazioni utili anche per noi oggi: ed una in particolare, come ricorda Mari.  Il testo del 1973, infatti,  è diretto nel porre la questione sia della “verità” dell’amore umano sia della responsabilità – che incombe sugli educatori – quanto alla coscienza di un dato fondamentale: “non si tratta solo di parlare, si tratta anche di insegnare”.  Karol Wojtyla qui, tra l’altro, denuncia la contestazione dell’enciclica Humanae vitae di cui fa notare la matrice occidentale ossia condizionata da un approccio che subisce la logica dell’uso e del consumo, pericolosa minaccia nei confronti dell’“amore umano uomo-donna”. A questa insidia egli contrappone la “scienza evangelica” (“ewangeliczna nauka”). Il vocabolo “nauka”  identifica la conoscenza  dalla scienza in senso stretto alla dottrina come sapere ordinato. Questo riferimento così preciso va chiaramente identificato perché associa all’educazione cristiana – esplicitamente evocata nei due interventi – non un sapere qualunque, generico oppure stemperato nel vissuto di ciascuno, ma una conoscenza fondata, che – per questa ragione – sa illuminare la vita umana, inclusa la sua dimensione affettiva. Del resto, se in questo intervento Wojtyla dice – per ben due volte – che occorre esporre “tutta la verità” (“cala prawda”) sull’amore umano in generale e sul matrimonio in specie, nel testo del 1977 parla apertamente di “gerarchia oggettiva dei valori”.  In entrambi i casi la questione è posta come la sfida di prendere sul serio tutto quello che è coinvolto nell’affettività umana come manifestazione dell’originalità della persona, alla luce della Rivelazione: un forte richiamo a non derogare rispetto alla responsabilità procurata dalla dignità personale. Per il curatore del volume, è evidentissimo in Wojtyla il rifiuto di ogni possibile inquinamento  di questi temi da parte di qualsiasi logica di consumo e uso reciproco, come pure il rifiuto  di  qualsiasi adattamento conformistico teso a liquidare l’etica affettivo-sessuale-cattolica come qualcosa di superato.