La Chiesa cattolica d’Inghilterra si apre ai “lontani”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

battesimoDi Silvia Guzzetti

Un’attenzione rinnovata per i cosiddetti “lontani” e un impegno appassionato sul versante missionario. Non c’è volontà di fare proseliti, semmai la consapevolezza che la testimonianza del vangelo nel tempo presente sia parte integrante del proprio credere. Così la chiesa cattolica di Inghilterra e Galles affronta le numerose richieste di chi chiede di far parte della comunità, provenienti da altre confessioni cristiane (la maggioranza dei credenti dell’isola sono anglicani), da altre religioni e, non di meno, da ambienti in cui la fede col tempo ha perso valore e senso. Durante la veglia di Pasqua si sperimenta questa “grazia”, con fedeli che si avvicinano alla chiesa cattolica e altri ancora che chiedono il Battesimo.

Un trend in crescita. I numeri sono di tutto rispetto. Nella sola arcidiocesi di Westminster, quella che comprende Londra ed è la più importante del Paese, guidata dal cardinale Vincent Nichols, che è anche primate, in 622, già battezzati come cristiani e provenienti da 123 parrocchie, sono stati accolti nella chiesa cattolica; mentre i catecumeni, coloro che intraprendono il percorso di preparazione per ricevere il Battesimo, erano 353. Negli ultimi quattro anni circa 1.800 persone, ogni anno, sono diventate cattoliche in tutte e 22 le diocesi di questa Conferenza episcopale, una cifra destinata a ripetersi anche quest’anno se si pensa che,nella sola diocesi di Shrewsbury, un piccolo campione di tutta la chiesa d’Inghilterra, vi sono stati, questa Pasqua, 32 nuovi fedeli cattolici e 12 catecumeni.

Atei e indifferenti. Si tratta di numeri significativi se si considera anche il contesto di grande secolarizzazione nel quale la chiesa opera in Inghilterra e Galles. “Nella loro ultima riunione plenaria i vescovi hanno indicato, per la prima volta, chi non ha nessuna religione come obiettivo privilegiato del lavoro di catechesi del nostro dipartimento”, spiega Clare Ward responsabile del settore evangelizzazione per la Conferenza episcopale cattolica delle isole inglesi. “Diverse ricerche recenti dimostrano che, nel Regno Unito, le persone che dicono di non avere religione sono in continuo aumento. Si tratta di un gruppo molto ampio che va da chi si dichiara apertamente ateo a chi è semplicemente indifferente” al messaggio religioso.

Fede e amore per Emma. Lontanissimo da Dio, per sua stessa ammissione, era Jonathan Hurley, che ha ricevuto a Pasqua, insieme al Battesimo, anche il sacramento della Comunione e della Cresima nella chiesa del Bambin Gesù di Praga, a Syston, paesotto del nord d’Inghilterra. Hurley, postino, 42 anni, marito di Emma e papà di Adrian (quasi 4 anni) e di Emily (18 mesi), racconta di essere “arrivato a Gesù dopo un lungo viaggio” cominciato da piccolo quando partecipava, con interesse, alle lezioni di religione nella scuola di Stato che frequentava, ad Addlestone, cittadina del Surrey, sud di Inghilterra, dove è nato e cresciuto. Da ragazzo frequentava volentieri un club giovanile in una chiesa cristiana, guidato dall’insegnante di religione, e gli piaceva moltissimo lo studio della Bibbia. Sempre la religione è stato un fattore importante nell’attrazione che ha provato per Emma, 35 anni, cresciuta in una famiglia di origine irlandese, insegnante di religione cattolica in una scuola gestita dalla chiesa.“Mia moglie – spiega – non ha cercato di convertirmi. Sono stato io a voler frequentare il corso di formazione ‘Alfa’ e ho accettato di crescere i nostri due figli, Adrian e Emily, nella religione cattolica”.

Una nuova comunità. Jonathan racconta con piacere il trasferimento, abbastanza recente, da Addlestone, nel sud del Paese, dove abitava con la famiglia, a Leicester, dove vivono i parenti di lei e dove la vita è meno costosa e i turni di giorno gli consentono di rientrare presto a casa, alla sera, e stare con la famiglia. Qui, nella chiesa del Bambin Gesù di Praga, si compone “quel puzzle di amore cominciato col matrimonio”, come racconta Jonathan stesso. “Da quando siamo arrivati qui sono profondamente felice. Abbiamo comprato casa e la chiesa è appena a cinque minuti di distanza. È la pietra angolare della nostra vita famigliare. Sorrido spesso e riesco a vedere che Dio è all’opera, nella natura per esempio, in tanti piccoli segni”, dice il postino diventato cattolico.“La fede è l’ultimo tassello che completa un puzzle di amore cominciato quando ho incontrato Emma. Prima mi sono sforzato, per tanto tempo, con fatica, di amare ma non sono mai riuscito a sentirmi amato davvero. Ora sì”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *