Utero in affitto: d’Avack (Cnb), “commercializzazione e sfruttamento in contrasto con i principi bioetici fondamentali”

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LorenzoDi Emanuela Vinai

Il Comitato nazionale per la bioetica ha approvato il 18 marzo scorso il documento “Mozione su maternità surrogata a titolo oneroso”. Nel testo della nota con cui lo stesso Cnb ha dato la notizia è esplicita la bocciatura di ogni forma di mercato del corpo della donna e del bambino. In attesa di leggere il testo integrale della mozione, che sarà pubblicato a fine mese, facciamo il punto con Lorenzo d’Avack, presidente vicario del Cnb e professore ordinario di filosofia del diritto all’Università di Roma Tre.

Presidente, qual è la ratio di questa mozione? Perché il Cnb ha sentito il bisogno di esprimersi su questo tema?
In questo periodo si è discusso anche troppo del problema del contratto di maternità nell’ambito del dibattito sulle unioni civili e la stepchild adoption.Nel nostro Paese il contratto di maternità è vietato dalla legge 40 e anche la Corte Costituzionale, pur avendo dato il via libera all’eterologa, ha confermato che questo tipo di contratto è illecito.A oltre dieci anni da quando ci eravamo occupati del problema, inserito in una riflessione più ampia sulla procreazione medicalmente assistita e dove già allora ci si era espressi con una ferma condanna per la commercializzazione del corpo della donna e del bambino, il Comitato nazionale per la bioetica ha ritenuto opportuno riesaminare questa fattispecie, mandare un segnale e prendere una posizione nei confronti della maternità surrogata a titolo oneroso.

Su quali basi avete fondato la vostra valutazione negativa?
È questa una mozione succinta, in cui si ricorda che la maternità surrogata è un contratto lesivo della dignità della donna e del figlio, sottoposto come un oggetto a un atto di cessione.Le ipotesi di commercializzazione e sfruttamento sotto ogni forma di pagamento, sia esplicita sia surrettizia, sono in contrasto con i principi bioetici fondamentali.I riferimenti del parere negativo risiedono nella Convenzione di Oviedo e precisamente all’articolo 21 che stabilisce che “il corpo umano e le sue parti non debbono essere, in quanto tali, fonte di profitto”, e nella Carta europea dei diritti dell’uomo che dice sostanzialmente la stessa cosa.

Nel comunicato si legge che il Cnb “si riserva di trattare l’argomento della surrogazione di maternità, anche senza corrispettivo economico, in uno specifico parere più ampio e articolato”.
Sì, la vicenda non è chiusa. Resta l’ipotesi della gestazione per conto di altri a titolo gratuito, una modalità in cui secondo alcuni non vi sarebbe null’altro che il gesto di generosità di una donna verso un’altra donna che renderebbe la vicenda più lecita. L’esempio classico che viene fatto è quello della donazione di un rene che si basa sul principio di aiutare persone in difficoltà. Dobbiamo vedere cosa uscirà dalla discussione interna su questo tema che ritengo sia la parte più stimolante per il dibattito bioetico.

E’ arduo verificare che vi sia effettiva gratuità nella prestazione.
Di pratiche veramente oblative ce ne sono poche. Vi sono Paesi in cui apparentemente si pone questa differenza, ma poi si prevedono dei rimborsi così rilevanti che il profitto è mascherato. Inoltre l’autodeterminazione della donna prevede la possibilità di dire sì o no, senza pressioni economiche o sociali, ma se fossero davvero nelle condizioni di farlo questo è uno scambio che probabilmente rifiuterebbero. Nessuna trasparenza ed equità possono essere garantite. C’è il rischio che si venga a creare una classe di venditori poveri e acquirenti ricchi. E poi dobbiamo chiederci: si dona che cosa? Si donano le cose che si possiedono, non le persone.Si ragiona in una visione individualistica relativa solo a chi corrisponde e a chi dà, ma c’è un terzo che non viene contemplato: il bambino. E questo implica un’ulteriore riflessione eticamente molto delicata.

Maggiore attenzione ai bambini quindi.
Sì e anche sotto altri aspetti. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha sanzionato la Francia, e poi l’Italia, per aver tolto il figlio a coppie che hanno usato la maternità surrogata, perché si punirebbe anche il bambino. Bisognerebbe trovare delle sanzioni che non coinvolgano il minore.

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