Monache Clarisse: “Cristo chiede di essere riconosciuto re nella sua debolezza disarmata”

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Domenica delle Palme (10)«Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso […]. Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce».
Queste parole che Paolo scrive nella sua lettera ai Filippesi, riassumono tutto l’itinerario, tutto il cammino che ha condotto Gesù, oggi, alle porte di Gerusalemme.
Un Gesù il cui parlare ed ascoltare sono stati, nel corso della sua vita terrena, e sono ancora tutti orientati a Dio e provenienti da Lui: «Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattino fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli». Per questo Egli «camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme».
Dice, infatti, ancora il profeta Isaia: «Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro». Il Servo, non si è rifiutato di ricevere la Parola di Dio e non ha esitato a presentarsi con questa Parola a coloro ai quali essa era destinata; egli si è mostrato disponibile ad accogliere il messaggio del Padre, qualunque esso fosse stato.
Ed ora, questo messaggio, questo progetto, giunge al suo pieno compimento. Realizzando ciò che aveva detto il profeta Zaccaria – «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re […]. Umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina» -, Gesù entra trionfalmente a Gerusalemme, acclamato re e redentore di Israele.
Ma il re che gli ebrei acclamavano allora e che noi acclamiamo oggi, entra nella città santa per continuare il suo cammino verso il Golgota, verso la croce.
Scrive Isaia: «Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba, non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi». Cristo chiede di essere riconosciuto re nella sua debolezza disarmata, nella sua accettazione della persecuzione, nel suo non opporre resistenza alle umiliazioni inflitte.
«Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!”, a gloria di Dio Padre».
Di fronte a questo mistero, come ci ricorda il profeta Isaia, rimaniamo nel silenzio, un silenzio, però, carico di ascolto perché, nella settimana che stiamo per vivere, possiamo diventare testimoni della resurrezione del Signore.

Pasqua

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