Opere di Misericordia, Don Gian Luca Rosati: Vestire gli ignudi

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MigrantiLeggi i primi quattro articoli a firma di Don Gian Luca Rosati:
– Don Gian Luca Rosati inaugura una nuova rubrica sulle opere di Misericordia
– “Dare da mangiare agli affamati”
– “Accogliere i forestieri”
– “Dar da bere agli assetati”

Racconta l’evangelista Luca:
26Approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. 27Era appena sceso a terra, quando dalla città gli venne incontro un uomo posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma in mezzo alle tombe. 28Quando vide Gesù, gli si gettò ai piedi urlando, e disse a gran voce: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi!». 29Gesù aveva ordinato allo spirito impuro di uscire da quell’uomo. Molte volte infatti si era impossessato di lui; allora lo tenevano chiuso, legato con catene e con i ceppi ai piedi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. 30Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui. 31E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. 32Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. 33I demòni, usciti dall’uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò.

34Quando videro ciò che era accaduto, i mandriani fuggirono e portarono la notizia nella città e nelle campagne. 35La gente uscì per vedere l’accaduto e, quando arrivarono da Gesù, trovarono l’uomo dal quale erano usciti i demòni, vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù, ed ebbero paura. 36Quelli che avevano visto riferirono come l’indemoniato era stato salvato. 37Allora tutta la popolazione del territorio dei Gerasèni gli chiese che si allontanasse da loro, perché avevano molta paura. Egli, salito su una barca, tornò indietro. 38L’uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: 39«Torna a casa tua e racconta quello che Dio ha fatto per te». E quello se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù aveva fatto per lui. (Lc 8,26-39)

Fa impressione l’uomo posseduto dai demòni che ci viene incontro nudo e fuori di sé.
Fa impressione la forza di Gesù: davanti a lui una legione di demòni cade a terra e si riduce a piagnucolare scongiurandolo di non essere ricacciata nell’abisso.

Fa impressione una grande mandria di porci che d’un tratto precipita giù dalla rupe, nel lago e annega.
Fa talmente impressione che forse anche noi, come i mandriani, abbiamo la tentazione di scappare via sconvolti.
L’episodio, nel suo insieme, fa così impressione che alcuni particolari forse non li notiamo o non li consideriamo come meriterebbero!
Forse non notiamo la compassione di Gesù alla vista di questo uomo solo, nudo, condannato a una vita da morto, ancor prima di essere morto.

I nostri occhi vedono qualcosa di terrificante, qualcosa che ci autorizza a fuggire lontano; gli occhi di Gesù vedono un uomo da liberare perché possa tornare a vivere. Gesù gli si fa prossimo.

La penna dell’evangelista Luca sembra non riuscire a stare dietro al gesto immediato di Gesù nei confronti dell’uomo. Si rende così necessario un flashback: «Gesù aveva ordinato allo spirito impuro di uscire da quell’uomo» (8,29).

La compassione ci libera dalla paralisi generata dalla paura dell’altro e della sua condizione, ci libera dall’imbarazzo del non saper che fare o come essere utili. Senza la misericordia siamo legati alle nostre sicurezze, a quello che sappiamo di poter dare, ma non ci spingiamo oltre, non ci coinvolgiamo. Tante volte si pensa di non poter frequentare i luoghi del dolore perché non sappiamo che dire, che fare, come aiutare,… e riempiamo le nostre giornate di omissioni che, poi, giustifichiamo per mettere a tacere l’inquietudine della nostra coscienza.

Se non siamo capaci di misericordia, di compassione per l’altro, la nostra condizione non è molto diversa da quella dell’indemoniato: lui è legato con catene e con i ceppi ai piedi o è condizionato dal demonio che lo possiede, noi in apparenza siamo liberi, ma ci lega un egoismo che non riusciamo a rompere.

Quanto è libero Gesù!
La Sua è la libertà dei misericordiosi.
Il Suo gesto fa uscire dalla solitudine un uomo che ormai viveva della compagnia dei morti, ma solo perché i morti sono morti e non possono più fuggire.

Il Suo gesto riveste l’uomo di una dignità da cui i più prossimi lo avevano svestito per paura di essere contagiati o danneggiati, per paura di tutto ciò che non si riesce a controllare, di tutto ciò che non riusciamo a definire “normale”.

Il Suo gesto riveste l’uomo dello sguardo benevolo di Dio che lo ama.

Vestire l’uomo è un gesto da Dio.
È la Sua risposta alla paura di Adamo ed Eva dopo il peccato: «Il Signore Dio fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestì» (Gn 2,21).
Che bello il nostro Dio! Risponde con un vestito alla nudità che impaurisce Adamo: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto» (Gn 2,10).
Che bello il nostro Dio! Ci riveste di vesti preziose come lo sposo fa con la sua sposa, con la persona che al mondo gli è più cara.
Lasciamoci accarezzare dalle parole del profeta Ezechiele e prendiamo coscienza di quanto siamo preziosi agli occhi di Dio:

3Così dice il Signore Dio a Gerusalemme: Tu sei, per origine e nascita, del paese dei Cananei; tuo padre era un Amorreo e tua madre un’Ittita. 4Alla tua nascita, quando fosti partorita, non ti fu tagliato il cordone ombelicale e non fosti lavata con l’acqua per purificarti; non ti fecero le frizioni di sale né fosti avvolta in fasce. 5Occhio pietoso non si volse verso di te per farti una sola di queste cose e non ebbe compassione nei tuoi confronti, ma come oggetto ripugnante, il giorno della tua nascita, fosti gettata via in piena campagna.

6Passai vicino a te, ti vidi mentre ti dibattevi nel sangue e ti dissi: Vivi nel tuo sangue 7e cresci come l’erba del campo. Crescesti, ti facesti grande e giungesti al fiore della giovinezza. Il tuo petto divenne fiorente ed eri giunta ormai alla pubertà, ma eri nuda e scoperta.

8Passai vicino a te e ti vidi. Ecco: la tua era l’età dell’amore. Io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii la tua nudità. Ti feci un giuramento e strinsi alleanza con te – oracolo del Signore Dio – e divenisti mia. 9Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue e ti unsi con olio. 10Ti vestii di ricami, ti calzai di pelle di tasso, ti cinsi il capo di bisso e ti ricoprii di stoffa preziosa. 11Ti adornai di gioielli. Ti misi braccialetti ai polsi e una collana al collo; 12misi al tuo naso un anello, orecchini agli orecchi e una splendida corona sul tuo capo. 13Così fosti adorna d’oro e d’argento. Le tue vesti erano di bisso, di stoffa preziosa e ricami. Fior di farina e miele e olio furono il tuo cibo. Divenisti sempre più bella e giungesti fino ad essere regina. 14La tua fama si diffuse fra le genti. La tua bellezza era perfetta. Ti avevo reso uno splendore. Oracolo del Signore Dio. (Ez 16,3-14)

Dio ci passa vicino, ci vede e ci riveste continuamente.

Fermiamoci a considerare questa misericordia che spinge Dio a farsi sempre nostro prossimo! Lasciamo entrare Dio nella nostra vita! Lasciamo che con le Sue mani Egli ci allarghi il cuore perché chiunque incontriamo possa trovarvi posto, possa sentirsi riconosciuto come fratello, possa vederci mentre a lui ci avviciniamo, finalmente spogli della paura e rivestiti solo della misericordia dei figli di Dio!

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