La seta nella tradizione Picena, dal passato verso il furturo

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sabato 12 mazo si è tenuta, presso la Galleria Calabresi, “Fili di Seta nel Piceno”, un interessante incontro su quella che è stata una grande tradizione nel Piceno e che ha ancora molto da dare al territorio. Gli ospiti intervenuti sono stati Marco Collina della Pro Loco di Colli del Tronto, Teodorico Compagnoni, Antropologo, RobertoTamburri, responsabile giovani imprenditori Marche, Gilda Citeroni, bionaturopata, Francesca Gironi, Coldiretti Donne Impresa Marche e Andrea Montresor Funzionario Coldiretti Marche. A condurre il convegno e a presentare gli ospiti l’avvocato Giorgio Mataloni che ha introdotto l’argomento rimarcando il fatto che analizzare la coltura del baco da seta non è soltanto riproporre un evento storico che ha caratterizzato il Piceno e che, in passato, ha dato notevole ricchezza o quantomeno benessere, ma è un qualcosa di più:”Tutto quello che è cultura sul baco da seta diventa qualcosa di estremamente positivo perché è ciò che è stato fatto nel territorio che ci appartiene. Il tema della serata è fili di seta, l’oro piceno, ed è un discorso che nasce da molto lontano. Questo gruppo di lavoro ha intenzione di scoprire le nostre tradizioni e la nostra cultura colmando un vuoto che ormai possiamo definire storico. Come vedete dalla carrellata dei relatori qui presenti, verranno trattati dei temi storici, culturali e medici e si passerà poi a verificare la possibilità di rilancio della bachicoltura nel Piceno, attraverso nuove opportunità per aziende agricole e per giovani che potrebbero trovare il loro futuro in Italia invece di andare all’estero”.

Il primo intervento è stato quello di Marco Collina della Pro Loco di Colli del Tronto che gestisce il museo dedicato alla bachicoltura:”È l’unico Comune del territorio che ha saputo mantenere viva la tradizione della bachicoltura attraverso un’esposizione museale molto interessante. Perché a Colli del Tronto si parla di seta? Perché ci sono stati tre stabilimenti molto importanti: quello della famiglia Cantalamessa che oggi è diventato l’Hotel Casale di Colli del Tronto, quello della famiglia ascolana dei Panichi che a Colli ha costruito una bigattiera, una costruzione molto particolare, oggi adibita ad abitazione mantenendo tutta la morfologia esterna dell’opificio che era un tempo, e quello dell’Azienda Bacologica Sbraccia & Ascenzi alla cui famiglia dobbiamo la realizzazione del museo e della cui azienda abbiamo anche l’archivio storico e amministrativo”. Collina ha mostrato un video che oltre a spiegare il ciclo di produzione della seta ha raccontato quella che è stata l’industria serica nel Piceno, l’oro di Ascoli e cioè i semi dei bachi da seta, grazie a persone come innanzitutto Giovanni Tranquilli, biologo, che con la ricerca e con i suoi investimenti ha contribuito allo straordinario successo della bachicoltura ascolana nel mondo.

È seguito l’intervento storico di Teodorico Compagnoni, antropologo che attualmente insegna presso la UTES:”La bachicoltura è un’attività che viene da molto lontano, geograficamente e culturalmente se ne hanno notizie già nel 6000 AC in Cina. Nel 1586 Sisto V incoraggiava e dava dei contributi economici per la piantumazione del gelso, come fecero anche Gregorio XVI e Pio IX, e oggi sono ancora presenti delle piante secolari lungo alcune strade della nostra provincia”. La bachicoltura poteva essere un’attività a conduzione familiare o industriale, negli opifici erano maggiormente impiegate le donne, anche ragazzine molto giovani, a partire dai 12 anni, perché con le mani piccole lavoravano meglio, con 12-13 ore di lavoro al giorno, pagando anche un contributo alto in salute per via dell’umidità necessariamente presente in questi ambienti. L’attività familiare era stagionale, durava due mesi circa, tra aprile e maggio, quando nelle campagne il lavoro era poco e questa attività rappresentava probabilmente l’unica fonte di guadagno sicuro in quel periodo. Le regioni italiane maggiormente coinvolte in questa attività erano Marche, Veneto e Lombardia; la seta lavorata nel territorio piceno arrivava negli opifici industriali del Nord. Dopo i primi anni 50, con l’avvento delle fibre sintetiche meno costose, la bachicoltura lentamente scompare con tante altre attività come i funai e i canapini.

Roberto Tamburri della CNA di Ascoli si è soffermato sul valore degli antichi mestieri:”Per lo sviluppo dei mestieri della nostra tradizione bisogna avere l’idea del lavoro da fare, gli strumenti e la formazione adeguati, bisogna identificare un mercato di riferimento che permetta all’azienda di scoprire e sopravvivere. Il mercato internazionale è affamato di tradizioni, del saper fare il Made in Italy, ecco perché rivitalizzare questo antico mestiere sarebbe qualcosa di nuovo, vitale e produttivo, un qualcosa di bello che ci porterebbe al nostro passato e un qualcosa di buono che porterebbe i nostri giovani verso il futuro”.

Francesca Gironi, della Coldiretti Donne Impresa Marche, ha messo in evidenza l’idea di riproporre gli antichi mestieri sotto un’ottica moderna:”Dobbiamo pensare che oggi il Made in Italy è una parola di rilievo a cui noi per primi dobbiamo dare importanza. Sicuramente ci sono tutti i presupposti per recuperare questo antico mestiere ma va fatto con gli strumenti che oggi la modernità ci consente di usare. Esiste già un precedente, la bachicoltura è stata ripresa, da noi donne di Coldiretti, nel Veneto partendo da un’attività divulgativa nelle scuole e proseguendo, visto la grande attenzione riscontrata per questa tematica, con la produzione da parte di alcune aziende di una sorta di kit di bachicoltura da vendere, esempio di fattore innovativo rispetto al passato“.

Gilda Citeroni, bionaturopata, ha parlato delle proprietà curative della pianta del gelso definita:”Utile nella sua totalità, bacche, foglie, cortecca e radici. La pianta è originaria della Cina, era conosciuta anche dai romani; in Italia ne abbiamo due specie il gelso bianco e quello nero“. A seconda della pianta utilizzata, bianca o nera, e a seconda della parte utilizzata, possiamo avere proprietà diuretiche, lassative, astringenti, ipoglicemizzanti, immunostimolanti, antiasmatiche, espettoranti, lenitive dei disturbi gastroenterici, toniche, depurative, antibiotiche e per l’uso esterno decongestionanti e antinfiammatori.

Andrea Montresor, Funzionario Coldiretti Marche, è tornato su quelle che possono essere le prospettive di uno sviluppo di questa produzione puntando sulla qualità o meglio sulla specificità di questo prodotto:”Si è incominciato a dare valore alla qualità del prodotto cercando di trasportare il valore che si ha nei campi, nel piatto del consumatore dando importanza a tutta la filiera.Questo è un nuovo modello di impresa che risponde alle esigenze ambientali facendosi carico del mantenimento del territorio e del paesaggio, per cui a tutto ciò si aggiunge anche un valore di presidio stabile di manutenzione del territorio. La Regione Marche sta per avviare una serie di finanziamenti per chi vuole intraprendere l’attività agricola o per chi già la sta conducendo, e questa potrebbe essere una buona occasione per riportare l’attenzione su quella che potrebbe essere una produzione di nicchia e tutto questo con l’attenzione anche da parte delle amministrazioni locali; è importante capire che il sostegno che nei prossimi mesi partirà con il PSR (Piano di Sviluppo Rurale) vuole essere non solo un piano per lo sviluppo dell’impresa agricola ma anche un piano per lo sviluppo del territorio“.

A conclusione di tutto Collina ha sottolineato che l’industria serica ascolana non è riproducibile in nessun altro posto in Italia o in Europa, e che la strada non sarà quella di produrre la seta ma di sfruttare la specificità del territorio non solo per la seta, ma anche per la produzione, per esempio, di prodotti alimentari e di benessere ricavati dalla pianta del gelso o per la lavorazione del suo legno, molto pregiato, senza considerare l’importante aspetto turistico.

Da ricordare come ospite del convegno l’attore Giorgio Borghetti che ha intervallato le relazioni con la declamazione magistrale di sei poesie, l’ultima delle quali di Alda Merini dal titolo Questo abito di seta azzurro.

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