Francia: bufera sulla diocesi di Lione e il cardinale Barbarin. I vescovi chiedono “verità per le vittime”

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CardinaleDi M. C. Biagioni

“Tengo a ribadire qui, a nome di tutti, che i vescovi francesi sono mossi da una unica volontà: fare luce sulla verità per le vittime. È questa la priorità che deve guidare tutte le nostre azioni”. Le parole di monsignor Georges Pontier, presidente dei vescovi francesi, cercano di placare la bufera che si è scatenata in Francia. I vescovi si trovano riuniti in assemblea plenaria a Lourdes mentre in tutto il Paese non si fa che parlare del caso di pedofilia a Lione e del coinvolgimento per mancata denuncia di uno dei più eminenti rappresentanti della Chiesa cattolica francese, il cardinale Philippe Barbarin.

I fatti risalgono agli anni ’80. Uno dei ragazzi abusati credeva che il sacerdote, padre Bernard Preynat, fosse morto, ma poi lo ha visto casualmente su un giornale in una foto che lo ritraeva circondato da ragazzi ed è rimasto “scioccato”. È partita immediatamente la denuncia. Il caso è diventato oggetto di un’indagine penale e il sacerdote, oggi 71 anni, è stato incriminato e posto sotto sorveglianza giudiziaria “per violenza sessuale aggravata”, dopo che quattro denunce sono state depositate nel maggio 2015. Troppo tardi, dicono le vittime. E attorno alla vicenda si è creata una Associazione “La Parole libérée”. Da dicembre, il suo blog è stato letteralmente affollato di testimonianze e ci sarebbero ancora circa “45 vittime dichiarate”. Nella vicenda si trova coinvolto anche il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, nei confronti del quale prima è stata aperta una inchiesta dalla procura di Lione e poi è stata depositata una denuncia per “messa in pericolo della vita altrui e istigazione al suicidio”.

La difesa del cardinale. Dall’inizio dell’ inchiesta, il cardinale ha sempre manifestato la sua innocenza ed estraneità. L’arcivescovo ha preso la parola solo tramite il suo ufficio stampa e in due comunicati ha fatto notare come i fatti di aggressione sessuale sono stati commessi tra il 1990 e il 1993, quando lui non era ancora arcivescovo della diocesi. Solo nel 2009, una delle vittime lo ha incontrato per comunicargli la sua intenzione di presentare denuncia. Denuncia che è stata successivamente depositata e archiviata, senza azioni da parte della giustizia.

“È con dolore – si legge in un comunicato della diocesi – che il cardinale Barbarin si vede accusare oggi in maniera così ingiustificata”.

Barbarin ha sempre dichiarato la sua disponibilità a collaborare con la giustizia auspicando che stabilisca con la serenità necessaria la verità. Poi esprimendo alle vittime tutto il suo “più profondo sostegno”, chiede anche che “siano rispettati i suoi diritti, il suo onore e la presunzione d’innocenza”.

La lettera al Papa. L’Associazione “La Parole libérée” fa sapere di aver inviato a Roma una lettera al Papa chiedendogli un’udienza privata in Vaticano. “Noi auspichiamo, Padre Santo – si legge nella missiva -, che possiate essere un faro nella nostra notte”. La lettera è firmata dai tre membri fondatori dell’associazione, François Devaux, Bertrand Virieux e Alexandre Hezez che spiegano al Papa di non “essere spinti da alcuno spirito di vendetta” ma di voler “capire” come sia stato possibile che “un uomo ha potuto perpetrare atti abominevoli su dei bambini senza che la gerarchia non abbia ritenuto necessario impedirgli di nuocere, rivolgendosi alla giustizia”. Raggiunto telefonicamente dal Sir, François Devaux racconta di “essere rimasti molto delusi” dall’atteggiamento della Chiesa cattolica di Francia, e di chiedere “maggiore coerenza” tra “ciò che si dice di fare e ciò che si fa realmente”.

“Siamo di fronte a fatti di una estrema gravità. Siamo di fronte a bambini violati”. “La verità la chiediamo in quanto cittadini – aggiunge – e per essere sicuri che la Chiesa sia in futuro quel luogo sicuro per i nostri bambini”.

Sulla vicenda che per giorni sta tenendo banco sui media francesi, è addirittura intervenuto il premier francese Manuel Valls. Intervistato su radio RMC, si è detto “colpito e sconvolto” dalle testimonianze delle vittime. Soprattutto si rivolge al cardinale Barbarin. “Se questo dibattito riguardasse il preside di una scuola (…) che cosa avremmo detto? Saremmo stati implacabili”, ha affermato il primo ministro, aggiungendo:

“Un uomo di chiesa, cardinale, Primate delle Gallie, che ha un’influenza morale, intellettuale, che esercita una responsabilità maggiore sulla nostra società, deve capire il dolore”.

“Il solo messaggio responsabile che posso far passare, senza prendere il suo posto, senza sostituirmi alla Chiesa di Francia, senza prendere il posto dei giudici” è che Barbarin deve “assumersi le proprie responsabilità, parlare e agire”, ha concluso Valls.

Per questo le parole pronunciate a Lourdes dall’arcivescovo Pontier erano attese e importanti. “Il nostro impegno – ha detto – è chiaro e condiviso da tutti: privilegiare l’accoglienza delle vittime e delle loro famiglie; invitarli a denunciare; avviare le procedure canoniche contro gli autori di questi atti e lavorare in tutta lealtà con la giustizia del nostro Paese. Le regole, le buone pratiche e le misure di prevenzione e di educazione che abbiamo messo in atto, sono inequivocabili”.

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