CSI Antonio Benigni: “Nessuna tolleranza verso chi commette violenza dentro i campi di gioco”

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calcioDIOCESI – Alcuni giorni or sono, mi ritrovo sul telefonino, tramite Facebook, un video di una partita di calcio, della quale non ricordo la categoria, con l’ennesima azione di violenza.
In questo video un giocatore, dopo aver subito la sanzione dell’arbitro, reagiva nei confronti del medesimo rifilandogli un calcione da tergo all’altezza delle ginocchia. L’arbitro per nulla scomposto, mentre l’altro per poco non cadeva al suolo per quanta foga aveva messo nello sferrare il calcio, chiude la partita in quell’istante con i tre fischi e manda tutti a casa.

Ebbene mi dispiace che la notizia viene comunicata “monca” , in quanto conosciamo l’inizio, ma non è dato sapere la conclusione, ovvero cosa sia successo al giocatore, anzi scusate dare del giocatore a quel personaggio è solo una offesa per chi ama giocare a calcio e non sfogare le proprie repressioni.
Purtroppo non posso usare le parole e gli aggettivi che vorrei perché potrei essere messo alla pari di un animale come si è dimostrato chi ha agito in quel campo verso l’arbitro.

Io mi auguro che la giustizia sportiva abbia gli attributi per togliere “per sempre” dalle liste sportive e dai campi di tutto il territorio nazionale quel essere. Credo oramai sia ora di farla finita, dei tanti luoghi comuni legati allo sport: ci sono Società, Associazioni, Federazioni che riempiono i loro regolamenti, “manuali” di azioni educanti, metodi da attuare e spendono risorse innumerevoli per fare corsi di formazione agli allenatori per far si che i giovani crescendo con lo sport e con il calcio diventino persone adulte, responsabili e migliori.

Dunque mi chiedo di cosa stiamo parlando, quando assisto a queste immagini, mi viene da pensare quale sia stato l’errore. Alla luce dei tanti discorsi educativi sullo sport e sul mondo del calcio, mi chiedo se per caso sia colpa dell’allenatore, dato che il “Mister” è l’educatore per eccellenza.
Un adulto che gioca a calcio si presuppone sia stato allenato, o comunque per il solo fatto di essere presente in una squadra si presume abbia un allenatore, ebbene costui chi sta allenando, uomini o animali? Ma soprattutto vi siete mai chiesti se è vero che la squadra sia o meno immagine dell’allenatore, quindi ?

Spesso ascolto adulti sostenere che quando giocano, non riescono a trattenere o gestire la violenza che in quel momento affiora dentro di loro; a parte il fatto che nel gioco nessuno può mentire, di conseguenza se volete conoscere bene chi avete di fronte giocateci, e sarebbe un ottimo strumento da utilizzare prima di avviare qualsiasi accordo anche professionale con eventuali soci.
Ma il livello di maturità in una persona, sta nel fatto di gestire proprio queste inclinazioni violente e, nel caso, “fuggire le occasioni prossime del peccato” e in queste occasioni i calci o azioni violente verso le persone ci stanno tutte, non ha importanza quale divisa si indossi.

Spero almeno che una volta, qualcuno designato a deliberare lo faccia con coraggio ed onestà intellettuale, nessuna tolleranza verso chi commette violenza fuori dai campi di gioco, ma anche dentro i campi di gioco, la violenza è violenza, sempre e va comunque punita con il massimo della pena.

In ultima analisi direi di iniziare a rivedere tutto il nostro sistema formativo sportivo, perché se in campo abbiamo elementi violenti probabilmente abbiamo avuto maestri o allenatori incapaci.

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