Monache Clarisse “C’è una giustizia che nasce da un grembo di misericordia”

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DIOCESILectio delle Monache Clarisse del Monastero “Santa Speranza” in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 13 Marzo.

«Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova». Più volte Dio, nel corso della loro storia, raccomanda agli Israeliti di non scordare ciò che hanno vissuto e visto. Come mai, ora, l’invito, presente nella prima lettura, a non ricordare più il passato? La memoria che Dio chiede al suo popolo non è conservativa, rigida, frenante, non è nostalgia che paralizza, mito del passato che impone al presente le sue leggi e i suoi riti, …è spunto, progetto e pretesto per cose nuove. Dio è sempre lo stesso dall’eternità, ma è anche “oltre” e “altro”: è eterna creatività che ama andare sempre più avanti, più avanti delle cose grandi già fatte.

Miracoli? Dimostrazione di potere? No…tutto questo, semplicemente, dice il Signore: «per […] il mio popolo, il mio eletto». Tutto questo, semplicemente, per amore.

E’ l’esperienza di Dio che ci propone anche Paolo nella sua lettera ai Filippesi: «Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore». Tutto!! Di fronte all’esperienza che Paolo ha fatto e continua a fare di Cristo, non soltanto le cose o i crediti acquisiti in passato con la sua ineccepibile condotta di “perfetto” uomo della legge, ma qualsiasi altra realtà umana, è considerata spazzatura perché tutto, ora, viene valutato a partire dall’inestimabile valore della conoscenza di Gesù e dalla gratuità del suo amore.

Anche l’adultera del Vangelo trova in Gesù la possibilità di guardare avanti.

La legge imponeva la lapidazione. Ma la Parola di Gesù apre, ancora una volta, la strada della vita: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Non è un giudizio formale contro gli accusatori della donna ma un voler far leva sulla loro coscienza perché, in essa, facciano verità. Questo affinché la legge possa “funzionare” non come un repertorio di norme oggettive e aride, ma come rivelatrice dei cuori.

«Nessuno ti ha condannata? …Neanch’io ti condanno»: la misericordia non è l’alternativa alla legge, né la soluzione facile alle sue infrazioni. C’è una giustizia che nasce da un grembo di misericordia, in cui verità e giudizio non sono cancellati, ma sono attraversati e acquistano senso solo alla luce di una relazione profonda con l’uomo da parte di Dio.

Quando tutti se ne sono andati, Gesù si alza per stare di fronte alla donna. A lei, posta ancora lì in piedi, è restituita la sua dignità. Solo così, solo uno di fronte all’altro, alla pari, è possibile l’incontro vero: «Va’ e d’ora in poi non peccare più». Gesù è colui che è capace di sostenerla nella ripresa di un cammino libero dal peccato e aperto alla vita; maestro, dunque, di una legge e di un giudizio che guardano “faccia a faccia” ogni uomo…per la vita e non per la morte!

 

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