Rubrica Opere di Misericordia, Don Gian Luca Rosati: “Dar da bere agli assetati”

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FamigliaLeggi i primi tre articoli a firma di Don Gian Luca Rosati:
– Don Gian Luca Rosati inaugura una nuova rubrica sulle opere di Misericordia
– “Dare da mangiare agli affamati”
– “Accogliere i forestieri”

Quest’estate abbiamo organizzato un campo-scuola sulle opere di misericordia corporali e spirituali. Preparando le catechesi per il campo con un amico prete e con i giovani educatori, noi per primi abbiamo dovuto riflettere sulle opere di misericordia per presentarle in modo semplice ai ragazzi.

L’ultimo giorno di campo c’è stata la Messa a cui hanno partecipato anche i genitori dei ragazzi e la mia omelia si è conclusa così: voi genitori avete l’occasione di mettere in pratica le 14 opere di misericordia prendendovi cura della vostra famiglia.

Infatti, durante il campo abbiamo scoperto che le opere di misericordia non sono imprese per gente straordinaria come i supereroi dei fumetti o dei film, ma azioni da compiere nel quotidiano là dove, volta per volta, ne abbiamo l’occasione.

La misericordia di Dio, a cui siamo chiamati a guardare per essere veri operatori di misericordia, si manifesta con gesti di straordinaria semplicità. Nel libro del profeta Osea, troviamo Dio che parla così al suo popolo:

«1Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio. 2Ma più li chiamavo, più si allontanavano da me; immolavano vittime ai Baal, agli idoli bruciavano incensi. 3A Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro. 4Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare» (Osea 11,1-4).

Ecco come Dio descrive la sua misericordia nei confronti del popolo d’Israele.

Le parole di Osea mi fanno pensare alla cura di un padre e di una madre verso il figlioletto appena nato: nutrirlo, ascoltarlo, tenerlo per mano aiutandolo a camminare, cercarlo quando si perde, prenderlo in braccio quando è spaventato,… Gesti di tenerezza, gesti così simili a quelli di Dio con ciascuno dei suoi figli!

Un padre e una madre danno da mangiare ai figli, gli danno da bere, li vestono, li accolgono, li assistono quando sono malati, sono in ansia quando li vedono prendere strade sbagliate e sono subito pronti a correre a cercarli per riportarli a casa, gli insegnano la cura per i deboli e gli ammalati, la benevolenza e la preghiera per i carcerati e i peccatori, il ricordo dei defunti, li consigliano quando sono nel dubbio, gli trasmettono gli insegnamenti necessari per la vita, sanno rimproverarli quando compiono azioni cattive e quando non hanno rispetto per il prossimo, li consolano quando sono afflitti e sanno rassicurarli e incoraggiarli quando li vedono spaesati, intimoriti, disorientati, gli insegnano a perdonare chi li offende, ad aver pazienza, a pregare Dio per i vivi e per i morti.

Tutto questo avviene tra le mura di casa, nelle relazioni familiari.

Tutto questo è talmente ordinario da essere dato per scontato sia da chi compie le opere di misericordia, sia da chi le riceve. Così, padri e madri non sono mai soddisfatti di quello che fanno e vivono nell’inquietudine, e i figli non hanno un minimo di gratitudine per quanto quotidianamente ricevono.

Se non riscopriamo l’importanza dei gesti normali, della cura per le creature che ci sono state affidate, rischiamo di convincerci che per essere cristiani sia necessario andare in cerca di avventure fuori di casa e per questo ci sentiamo autorizzati a dimenticare la moglie o il marito, i figli e i genitori anziani e malati. Ma essere cristiani è molto più che un’avventura di un momento; essere cristiani è seguire Cristo per tutta la vita! E questa sequela di Cristo avviene nell’ambiente in cui viviamo e con le persone che ci stanno intorno. È lì che brilla la nostra fede! Ce lo ricorda San Paolo nella Prima Lettera a Timoteo (5,8):

8Se poi qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele.

Ogni azione che compiamo deve essere animata dall’amore per Gesù!

La più piccola e insignificante azione che durante la giornata possiamo compiere, se la facciamo con amore, è testimonianza del nostro appartenere a Gesù, del nostro vivere per Lui!

Mi ha sempre meravigliato quel bicchiere d’acqua di cui parla Gesù nel Vangelo (Mc 9,41):

41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.

Un bicchiere d’acqua è una cosa così piccola e gratuita che non mi sarei mai aspettato di poterlo trovare nel Vangelo; eppure c’è e scatena in me una grande gioia: «chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa».

«Chiunque» e quindi anche il più distante da Dio.

Basta così poco per ricevere la ricompensa!

E allora, guardiamo intorno a noi e cerchiamo di riconoscere nelle cose più ordinarie, le occasioni per trasmettere la misericordia che riceviamo ogni giorno dal Padre!

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