A tu per tu con Don Dino Straccia che ci presenta il prossimo giubileo della Vicaria Beata Maria Assunta Pallotta

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Don DinoDi Massimo Cerfolio

COMUNANZA – Il Giubileo è un’occasione per rafforzare ed esprimere l’espressione della fede a partire dalla singole comunità. Anche Comunanza esprime questo sentimento parte integrante della Vicaria Beata Maria Assunta Pallotta, di cui fanno parte Force, Montelparo, Montalto delle Marche, Montemonaco, Rotella e Castignano, sotto la guida di Don Dino Straccia, che ne è il referente Diocesano, a cui abbiamo rivolto alcune domande.

Don Dino ci spieghi la parola Giubileo?
Per segnalare l’inizio del Giubileo si suonava un corno di ariete, in ebraico yobel, da cui deriva il termine cristiano Giubileo. Quindi, il Giubileo trae origine dalla tradizione ebraica. Ogni 50 anni, gli ebrei decretavano un anno di riposo dei campi, allo scopo di far riposare il terreno e renderlo più fertile per la stagione successiva. Contemporaneamente, gli schiavi venivano liberati e le terre confiscate venivano restituite, in modo che le disuguaglianze fossero appianate. Il primo Giubileo per la Chiesa viene indetto nel 1300 da Bonifacio VIII.  In questo giubileo della misericordia per la prima volta nella storia dei Giubilei viene offerta la possibilità di aprire la Porta Santa – Porta della Misericordia – anche nelle singole Diocesi, in particolare nella Cattedrale o in una chiesa particolarmente significativa o in un Santuario di particolare importanza per i pellegrini.

Come vive la Vicaria questo momento?
In maniera forte, riflettendo e in alcuni casi scoprendo la Misericordia di Dio e di conseguenza vivendo questo Giubileo come una forte spinta verso questa incredibile bontà di Dio, di cui oggi ne abbiamo un disperato bisogno.

Cosa rimarrà di questo Giubileo nelle Vicaria o almeno cosa desidera che lasci?
Il tema del Giubileo è Misericordioso come il Padre” è spiegato da un teologo: “La Misericordia è, senza alcun dubbio, l’attributo più profondo di Dio. Egli non solo è misericordioso, ma è Misericordia. Questo è un punto essenziale del cristianesimo in un mondo secolarizzato che fa confusione con la Misericordia e non la intende come un cammino di avvicinamento all’intimo divino, ma come tolleranza verso le debolezze umane da parte di un Dio lontano e assente”. Queste parole (soprattutto la parola tolleranza) indicano più che mai ciò che vorrei che questo Giubileo lasciasse nella nostra vicaria.

Papa Francesco affida tutto alla misericordia di Dio come si può andargli incontro?
Contemplandola superando ogni nostro limite e che risplenda l’oscurità che a volte avvolge il nostro cuore, volgendo lo sguardo al Padre misericordioso, e ai fratelli bisognosi di misericordia, questo ti fa puntare l’attenzione su Gesù, la Misericordia fatta carne, che rende visibile ai nostri occhi il grande mistero dell’Amore di Dio. Celebrare un Giubileo della Misericordia equivale a mettere di nuovo al centro della nostra vita e delle nostre comunità la fede cristiana, cioè Gesù Cristo, il Dio misericordioso.

Il 13 marzo anche la Sua Vicaria passerà la Porta Santa. Come si sta vivendo questa attesa?
Preparandosi non solo in maniera pratica ma nell’attesa di poter vivere un evento mai vissuto in un Giubileo, il poter vivere l’esperienza per la prima volta questo evento nella propria Cattedrale per i motivi che spiegavo prima.

Per concludere un suo pensiero personale.
In questo tempo di grandi cambiamenti Papa Francesco sta cercando di portare la Chiesa verso questa nuova frontiera. Solo la misericordia di Dio che metta pace nel cuore dell’uomo di oggi inquieto, confuso e con una speranza sempre più debole. La risposta non può essere che essere questa Grazia di Dio che ci viene donata gratuitamente.

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