Caritas, il racconto di Diletta e dei volontari dell’Azione Cattolica Grottammare

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Di Diletta Pignotti

GROTTAMMARE – Sabato 27 e domenica 28 febbraio si è tenuto, presso la Caritas Diocesana, il ritiro quaresimale dei giovani e giovanissimi dell’Azione Cattolica della parrocchia San Pio V di Grottammare.

Partenza sabato pomeriggio alle ore 17.00: a bordo del pulmino della parrocchia una quindicina di volenterosi ragazzi, tra cui la sottoscritta, stipati tra zaini e sacchi a pelo, si sono messi in gioco per questa nuova esperienza.
Appena arrivati, il tempo di scaricare i bagagli e ci hanno messo in mano gli attrezzi del mestiere (scopa, strofinacci e detersivi), dividendoci in gruppi per la pulizia di cucina, refettorio e bagni.
Più tardi, dopo aver celebrato i vespri, ci siamo riuniti nel refettorio per la cena, seguita da un momento di preghiera durante il quale abbiamo riflettuto sulle sette Opere Spirituali di Misericordia assieme al nostro caro viceparroco, Don Guido Coccia.

Giunto finalmente il momento del meritato riposo, noi giovani e giovanissimi ci siamo accampati nella sala polivalente, dove abbiamo steso i nostri sacchi a pelo sul parquet, fortunatamente riscaldato e, dopo aver scherzato e chiacchierato per un po’, abbiamo ceduto alle braccia irresistibili, anche se in questo caso poco confortevoli, di Morfeo!

Alle 7.15 della domenica è suonata la sveglia e come tanti soldatini, impazienti e volenterosi, ci siamo preparati ad affrontare la giornata, ricaricati nel corpo e nello spirito da una ricca colazione e da una altrettanto ricca celebrazione delle lodi e della Santa Messa insieme a Don Gianni, direttore della Caritas diocesana.

L’esperienza più forte è stata quella del pranzo, durante il quale abbiamo servito il pasto alle persone bisognose che quotidianamente si recano alla mensa della Caritas.

Alle 13.00 in punto la sala ha iniziato a riempirsi con l’arrivo in fila indiana di tante persone diverse tra loro, le quali avevano però tutte lo stesso desiderio di vedersi servire un piatto caldo, che per alcuni sarebbe stato probabilmente l’unico della giornata.

C’erano ragazzi di colore, barboni, personaggi un po’ strani, ma anche una mamma con il figlio; alcuni erano timidi ed introversi, quasi vergognosi di trovarsi lì ad essere serviti, altri più arroganti e prepotenti, molti erano riconoscenti per il servizio che veniva loro offerto.

Questo è stato un momento molto forte e mi ha fatto riflettere sul fatto che ciò che per me è scontato, come ad esempio pranzare ogni giorno, non lo è per tutti e che ci sono tante persone nella nostra società che vivono borderline, mentre ce ne sono altre caritatevoli che prestano il proprio servizio e il proprio tempo per aiutare il prossimo, senza ottenere in cambio a volte neanche un grazie, ma con lo spirito di portare la croce di Gesù.

Questo ritiro ha permesso a noi ragazzi di capire quanto siamo fortunati, anche se non ce ne rendiamo conto, a vivere in una casa, ad avere una famiglia e diversi agi che non tutte le persone si possono permettere. Spesso capita di non pensarci, di dare tutto per scontato, ma non è così.

Le ultime generazioni vivono con la falsa certezza che tutto gli è dovuto, non ringraziano mai e si lamentano per qualsiasi cosa. Come dice Don Gianni, le persone si differenziano in base a quanti grazie dicono al giorno, e se ci riflettiamo, questi ultimi si possono addirittura contare sulle dita delle mani.

Ci sarà di sicuro capitato più di una volta di discriminare o giudicare queste persone che sono meno fortunate di noi e di non pensare che gran parte di esse non si è scelta questo destino, ma ci si è trovata dentro e ciò potrebbe capitare a chiunque.

Mi ha colpito anche il parallelo fatto da Don Gianni con la croce di Gesù che è come se fosse stata divisa e distribuita nel mondo ed ognuno si trovasse a portarne un pezzo più o meno grande.  All’inizio, essendo anche noi coinvolti, penseremmo solo al nostro problema e non riusciremmo a capire che nella vita ci sono gioie e dolori che si alternano e non solo il peso del nostro legno. Ci aiuterebbe senz’altro pensare che non siamo soli, ma uniti ai nostri fratelli spirituali sparsi nel mondo che si trovano ad affrontare le stesse nostre difficoltà, le quali saranno di sicuro più leggere se ci lasciamo aiutare e guidare da Gesù.

In definitiva, posso dire di questo fine settimana passato alla Caritas che pur essendo andata per mettermi al servizio dei più poveri, sono tornata più ricca, ricolma di una profonda esperienza di fede e misericordia che cercherò senz’altro di mantenere presente nel mio vivere quotidiano.

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