La Quaresima prosegue col suo linguaggio simbolico arricchendone la Liturgia della Parola

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ParolaDi Lauretanum

DIOCESI – Fin dall’inizio della sua opera creatrice, Dio ha voluto che la Luce fosse. Stando a quanto racconta la Sacra Scrittura, in principio Dio creò, prima ancora del Cielo e della Terra, la Luce. Non c’è vita senza di essa, così come non potrebbe esserci vita senza Dio stesso. La seconda Domenica di Quaresima ci ha consegnato un’immagine di luce, l’icona della Trasfigurazione. Gesù risplende di Gloria e la comunica agli Apostoli che ha scelto di portare con lui sul monte. Egli stesso ha dichiarato di essere la vera Luce, e indicò i suoi discepoli come la luce del mondo, chiamata a far risplendere gli occhi degli uomini affinché potessero conoscere fino in fondo le opere del Padre. La Liturgia della Quaresima si guida verso questo profondo significato che la Chiesa nasconde nella simbologia della luce. Molte volte, nei Riti che compiano durante tutto l’Anno liturgico, ci imbattiamo con questo segno. Ecco perché anche nel Sussidio diocesano predisposto per questo Tempo di Quaresima ci si proponeva di sottolineare e arricchire la Liturgia della Parola di questa seconda tappa domenicale del nostro itinerario comunitario di conversione in preparazione alla Pasqua con l’uso di ceri, o di candele o di lampade che accompagnassero soprattutto la proclamazione del brano evangelico di San Luca. Si veniva così a creare una corrispondenza tra la proclamazione liturgica, che invitava l’assemblea dei Fedeli a contemplare la scena del Tabor, e il fatto che alcuni Fedeli più giovani, scelti tra i bambini e i ragazzi presenti alla celebrazione, fossero già portatori di luce, motivando così la riflessione di ogni Cristiano verso la luce della propria Fede, ricordandogli di essere egli stesso la luce che irrompe nelle tenebre del mondo, e preparandolo affinché, attraverso la propria testimonianza, egli riesca ad illuminare le menti e i cuori degli uomini e delle donne del nostro tempo a partire dalle sue relazioni.
Deposte poi ai piedi del Crocifisso, al termine dell’annuncio della Parola, quelle stesse fiammelle sono rimaste a significare la volontà di proseguire nel cammino intrapreso, in quanto, come esse, ciascuno di noi è chiamato a spendersi per il prossimo, testimoniando l’Amore di Cristo e la Verità del Vangelo, nutrendoci del Pane spirituale che la sapienza della Chiesa ha preparato per noi.

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