Il Papa: “Portate la carezza di Dio dove c’è sete di speranza”

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PapaZenit di Salvatore Cernuzio

Impegno” è la parola chiave della catechesi di Francesco di oggi, durante la seconda udienza giubilare in piazza San Pietro alla presenza di circa 50mila fedeli, tra cui migliaia di donatori di sangue. “Impegno”, parola che implica un dovere, una responsabilità, e che il Papa invece coniuga a quanto di più gratuito ci sia: la misericordia di Dio, filo conduttore di tutto l’Anno Santo.

In che modo? Per capirlo bisogna rispondere ad un’altra domanda: “Che cos’è un impegno? Cosa significa impegnarsi? Quando mi impegno – spiega il Santo Padre – vuol dire che assumo una responsabilità, un compito verso qualcuno; e significa anche lo stile, l’atteggiamento di fedeltà e di dedizione, di attenzione particolare con cui porto avanti questo compito”.

“Ogni giorno ci è chiesto di mettere impegno nelle cose che facciamo: nella preghiera, nel lavoro, nello studio, ma anche nello sport, nelle attività libere… Impegnarsi, insomma – sottolinea il Pontefice – vuol dire “mettere la nostra buona volontà e le nostre forze per migliorare la vita”.

È quello che, in fondo, ha fatto Dio con noi, che “si è impegnato con noi” anzitutto creando il mondo che, nonostante i non pochi “attentati per rovinarlo” da parte dell’uomo, “si impegna a mantenerlo vivo”. Poi il suo impegno più grande “è stato quello di donarci Gesù”: “Sì – rimarca il Pontefice – Gesù è proprio l’impegno estremo che Dio ha assunto nei nostri confronti”.

“E come si è manifestato questo impegno di Dio per noi?”. Basta leggere il Vangelo per vedere come “in Gesù, Dio si è impegnato in maniera completa per restituire speranza ai poveri, a quanti erano privi di dignità, agli stranieri, agli ammalati, ai prigionieri, e ai peccatori che accoglieva con bontà”. “In tutto questo, Gesù era espressione vivente della misericordia del Padre”, dice Francesco.

E a braccio aggiunge: “Gesù accoglieva con bontà i peccatori. Ma se noi pensiamo in modo umano, il peccatore sarebbe un nemico di Gesù, un nemico di Dio… E Lui si avvicinava a loro con bontà, li amava e cambiava loro il cuore”. “Tutti noi siamo peccatori: tutti!”, rimarca Bergoglio, e “tutti abbiamo davanti a Dio qualche colpa”.

Ma questo non deve farci cadere nella “sfiducia” perché Lui, Cristo, “si avvicina proprio per darci il conforto, la misericordia, il perdono”. Questo è “l’impegno di Dio” e “per questo ha mandato Gesù”: “per avvicinarsi a noi, a tutti noi” e per “aprire la porta del suo amore del suo cuore, della sua misericordia”. “Questo è molto bello. Molto bello!”, osserva il Pontefice.

E sottolinea che davanti a questo “amore misericordioso” con il quale Gesù ha espresso l’impegno di Dio, “anche noi possiamo e dobbiamo corrispondere al suo amore con il nostro impegno”, soprattutto nelle situazioni “dove c’è più sete di speranza”. Quindi “con le persone abbandonate, con quanti portano handicap molto pesanti, con i malati più gravi, con i moribondi, con quanti non sono in grado di esprimere riconoscenza…”.

“In tutte queste realtà noi portiamo la misericordia di Dio attraverso un impegno di vita, che è testimonianza della nostra fede in Cristo”, afferma Papa Francesco. Ancora a braccio esorta a “portare sempre quella carezza di Dio, perché così Dio ci ha accarezzato a noi, con la sua misericordia. Portarla agli altri, a quelli che hanno bisogno, a quelli che hanno una sofferenza nel cuore o sono tristi: avvicinarsi con quella carezza di Dio, che è la stessa che Lui ha avuto con noi”.

“Che questo Giubileo – è dunque l’auspicio del Santo Padre – possa aiutare la nostra mentre e il nostro cuore a toccare con mano l’impegno di Dio per ciascuno di noi, e grazie a questo trasformare la nostra vita in un impegno di misericordia per tutti”.

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